Le incursioni di droni nei cieli delle repubbliche baltiche aumentano i rischi di un allargamento del conflitto russo-ucraino e mettono sotto pressione la NATO sul fianco est
La recente incursione di droni in Lettonia ed Estonia conferma ancora una volta quanto gli sviluppi del conflitto russo-ucraino stiano mettendo sotto pressione la NATO lungo il fianco est. Negli ultimi mesi, gli incidenti provocati da sistemi a pilotaggio remoto nei cieli di paesi membri dell’alleanza atlantica si sono moltiplicati.
Droni, il rischio di un allargamento della guerra
Non si tratta solo di azioni russe finalizzate a testare la prontezza della NATO. Al contrario, in alcuni casi, i droni che hanno sconfinato nello spazio aereo di paesi dell’Europa orientale, in particolare le tre repubbliche baltiche, erano stati lanciati dall’Ucraina. Ma hanno finito per bersagliare Stati amici soprattutto in seguito alle operazioni di jamming delle forze armate russe. In ogni caso, il dato di fondo è che la maggiore enfasi posta sia da Mosca che da Kiev sugli attacchi a lungo raggio sta alzando i rischi di allargamento, anche involontario, della guerra iniziata nel 2022.
La situazione è particolarmente tesa nei tre paesi baltici, i più esposti sia alla minaccia russa che ai contraccolpi destabilizzanti del conflitto in Ucraina. In Estonia, Lituania e Lettonia gli sconfinamenti di droni stanno già avendo conseguenze rilevanti. Il caso più clamoroso si è verificato lo scorso maggio, quando il governo lettone ha rassegnato le proprie dimissioni a causa di una disputa sulla gestione di un’incursione di droni provenienti dall’Ucraina. Ma l’impatto del conflitto russo-ucraino sui paesi baltici va oltre. Attraversa la società civile e plasma la percezione delle minacce delle classi dirigenti locali.
La minaccia convenzionale e ibrida
La pressione a cui Estonia, Lituania e Lettonia devono far fronte è duplice: convenzionale e ibrida. Per quanto concerne il livello convenzionale, i baltici restano i paesi più vulnerabili ad un attacco russo. Essi sono i più fragili sul piano militare e, ospitando copiose minoranze russofone, sono esposti anche al disegno di Mosca di presentarsi come tutore dei russi che vivono fuori dalla patria per legittimare la propria espansione territoriale all’estero. Inoltre, l’attuale emergenza delle incursioni di droni viene cavalcata dalla Russia per indebolire la coesione politica delle tre repubbliche baltiche, al fine di spaventare la popolazione, danneggiare la fiducia nelle istituzioni e indebolire il sostegno all’Ucraina.
In tale situazione, i governi baltici stanno rispondendo in modo simile. Tutti e tre stanno adottando un modello di difesa multidimensionale, composto da potenziamento delle capacità militari (sia tradizionali che nel campo dei droni), approfondimento della cooperazione con gli alleati e rafforzamento della resilienza della società civile.
Più spesa militare e cooperazione con Kiev
Secondo i dati della NATO, Lituania, Estonia e Lettonia sono, dopo la Polonia, i paesi europei dell’alleanza con la spesa militare più elevata in rapporto al PIL, compresa tra il 3% e il 4%. Inoltre, i tre stanno intensificando la cooperazione con l’Ucraina per apprendere le lezioni di oltre quattro anni di conflitto. Ad esempio, nel 2025 il governo estone ha aperto un centro per l’addestramento nell’uso dei droni. Le tre repubbliche baltiche sono poi il fulcro del programma europeo per potenziare le misure anti-drone sul fianco est, la European Drone Defence Initiative.
Al potenziamento delle capacità militari nazionali si accompagna l’intensificazione della cooperazione con gli alleati NATO. L’alleanza atlantica sta incrementando la propria presenza, già non trascurabile, basata sul dispiegamento di truppe a rotazione nell’ambito presenza avanzata rafforzata (Enhanced Forward Presence) e di caccia che contribuiscono alla difesa dello spazio aereo baltico nel quadro della Baltic Air Policing. C’è infine il coinvolgimento della società civile. Si stanno intensificando le attività – come simulazioni di evacuazioni di massa e addestramenti all’uso dei droni nelle scuole – per potenziare la capacità delle società baltiche di resistere a un attacco esterno.
Il corridoio di Suwałki, punto critico
In conclusione, la tensione tra NATO e Russia sul fianco est continua a salire. Mosca intensifica la pressione nell’area e la guerra ibrida in tutta l’Europa. La NATO risponde potenziando la difese nell’area del Baltico, dalla strategica isola svedese di Gotland alle repubbliche baltiche. Il punto di massima tensione è il corridoio di Suwałki, che divide la Bielorussa dall’exclave russa di Kaliningrad e separa i baltici dal resto della NATO. Mosca vede la sua presenza a Kaliningrad minacciata dal rafforzamento dell’alleanza atlantica nell’area, avvenuto in seguito all’ingresso di Svezia e Finlandia.
Parallelamente, per la NATO la prospettiva di un’incursione russa nel corridoio di Suwałki o nei paesi baltici per spaccare la coesione politica dell’alleanza e per rilanciare il prestigio russo dopo il fallimento ucraino rende necessario il potenziamento delle difese lungo il fianco est. In tale contesto, la priorità delle tre repubbliche baltiche è chiara: prepararsi al peggio nel mentre che la Russia è ancora assorbita dal conflitto in Ucraina, prima che possa mettere alla prova l’alleanza altrove.






























