Gli incendi in Francia e Spagna hanno già devastato decine di migliaia di ettari e costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le case. L’Europa mobilita Canadair, elicotteri e squadre di soccorso
La battaglia contro gli incendi si gioca nelle prossime ore: contro il tempo e contro il termometro. Francia e Spagna hanno poco margine per consolidare i progressi prima dell’arrivo di una nuova ondata di caldo, con temperature fino a 40 gradi, venti più secchi e una vegetazione ormai prosciugata che rischiano di trasformare ogni focolaio in un nuovo inferno.
Un’emergenza che non riguarda più soltanto le aree colpite dalle fiamme: quella che per anni è stata considerata una crisi estiva si sta trasformando in una minaccia strutturale per tutto il Mediterraneo, con l’Italia già in allerta per il nuovo rialzo delle temperature.
Incendi, la Francia teme nuove ripartenze
L’epicentro resta la Francia. Nella Gironda il fuoco ha devastato oltre 42 mila ettari e il rientro degli sfollati resta ancora escluso. Il fronte non è considerato completamente sotto controllo e l’arrivo del caldo estremo aumenta il timore di nuove ripartenze.
Météo-France ha innalzato l’attenzione su sedici dipartimenti, compresi Gironda e Landes, dove sono previste temperature fino a 40 gradi: una combinazione pericolosa con terreni secchi, vegetazione stressata dalla siccità e vento pronto a riaccendere le fiamme.
Nelle Landes la situazione è più favorevole: il fronte principale è stato stabilizzato e circa 15 mila persone hanno potuto rientrare nelle proprie abitazioni e nei campeggi evacuati. Ma la prudenza resta massima. Altri 4 mila turisti e residenti sono stati allontanati in via precauzionale dai campeggi di Lacanau, vicino a Bordeaux, per consentire ai soccorritori di operare in sicurezza.
Il bilancio francese resta pesantissimo. A Bordeaux oltre mille persone sono ancora ospitate nel centro fieristico trasformato in struttura di accoglienza. Restano limitati alcuni collegamenti ferroviari verso il sud della città e sono state adottate restrizioni alla viabilità.
Intorno al bacino di Arcachon gli incendi hanno provocato l’evacuazione di circa 220 mila persone, uno dei più grandi spostamenti di popolazione causati dal fuoco nella storia recente del Paese. Dall’inizio del 2026 sono già andati in fumo oltre 116 mila ettari di territorio francese, superando il precedente record registrato nel 2022.
Altri fronti restano sotto osservazione in Corsica, nelle Alte Alpi e nel Var. Nelle Bocche del Rodano un vigile del fuoco volontario di 38 anni ha perso la vita durante le operazioni di spegnimento.
«Le prossime settimane saranno dure e dobbiamo resistere», ha avvertito Emmanuel Macron.
La Spagna accelera sugli aiuti
Anche la Spagna vive ore decisive. Le autorità stanno cercando di contenere i roghi prima dell’arrivo del nuovo caldo e dei venti meridionali, mentre il premier Pedro Sánchez ha parlato di «giorni e ore complessi», pur indicando i primi segnali di miglioramento.
I numeri raccontano però una crisi senza precedenti: dall’inizio dell’anno sono oltre 170 mila gli ettari bruciati, una superficie sei volte superiore a quella dello stesso periodo del 2025.
Madrid ha dichiarato 211 aree di 14 regioni gravemente colpite dall’emergenza e ha approvato un pacchetto straordinario di aiuti. Previsti sostegni per i lavoratori impossibilitati a operare a causa degli incendi, indennizzi per abitazioni distrutte o danneggiate, agevolazioni fiscali e fondi per ricostruire strade, reti idriche e infrastrutture.
Un intervento che mostra come il fuoco non colpisca soltanto il territorio, ma intere economie locali.
L’emergenza si allarga al Mediterraneo
L’emergenza coinvolge ormai tutto il Mediterraneo occidentale. Il Portogallo resta in stato di massima attenzione per il rischio incendi, con temperature che in alcune aree raggiungono i 40 gradi.
Anche il Regno Unito guarda con preoccupazione all’evoluzione della situazione, dopo settimane di caldo e siccità che hanno reso più vulnerabili vaste aree del Paese.
Dietro questa nuova stagione di incendi c’è una combinazione sempre più frequente: mesi senza piogge, riserve idriche ridotte, foreste più fragili e ondate di calore ravvicinate. Il risultato è una nuova normalità estiva fatta di incendi più veloci, più estesi e più difficili da controllare.
La risposta europea contro gli incendi
La risposta è sempre più europea. Bruxelles ha attivato il Meccanismo di protezione civile dell’Unione e la flotta RescEU, composta da 22 aeromobili e cinque elicotteri.
In Spagna sono operativi due Canadair italiani insieme a due velivoli greci, oltre a mezzi turchi e squadre terrestri portoghesi. In Francia sono impegnati mezzi provenienti da Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca, Svezia, Germania e Turchia.
Un ruolo decisivo è svolto anche dalla tecnologia: il sistema satellitare europeo Copernicus permette di monitorare in tempo reale l’evoluzione dei fronti di fuoco e fornire mappe operative ai soccorritori.
La Commissione europea ribadisce che nessun Paese può affrontare da solo emergenze di questa portata.
Caldo e siccità colpiscono anche l’agricoltura
A rendere ancora più complesso lo scenario è il fattore agricolo ed economico. Il caldo prolungato e la carenza d’acqua stanno mettendo sotto pressione anche i raccolti europei, con effetti soprattutto sulle colture estive come mais e girasole.
La crisi climatica non si misura quindi soltanto nei boschi in fiamme, ma anche nelle campagne, nelle filiere produttive e nei costi che ricadono sulle comunità colpite.
L’Italia osserva con attenzione
Il fronte del fuoco, però, non si ferma ai Pirenei. Anche l’Italia osserva con attenzione l’evoluzione della situazione: dopo settimane segnate da caldo intenso, siccità e incendi in diverse aree del Paese, il ritorno dell’anticiclone africano potrebbe aumentare il rischio nelle regioni più esposte, soprattutto al Sud e nelle zone interne dove la vegetazione è più secca.
La crisi che oggi investe Francia e Spagna è dunque un avvertimento per tutto il continente. Il fuoco segue ormai la geografia di un Mediterraneo più caldo e più arido e impone una sfida che nessun Paese può più considerare soltanto nazionale.
































