Giornata di insolita tregua in Medio Oriente, con l’America sospesa tra ripresa dei negoziati e nuova escalation. Si incendia invece il Mar Rosso: l’aeronautica militare saudita bombarda lo Yemen, gli Houthi rispondono colpendo le raffinerie di Riad.
La calma prima della tempesta? Oppure segrete trattative sottobanco? Quella di ieri è stata una giornata di insolita e sospetta calma nel Medio Oriente. Gli Stati Uniti non hanno condotto nemmeno un attacco contro l’Iran, mentre Teheran si è limitata al lancio di alcuni missili contro il Bahrain, effettuato nelle ultime ore di venerdì (già sabato in Medio Oriente).
Secondo funzionari iraniani e iracheni citati dal New York Times, il premier iracheno Ali al-Zaidi ha consegnato a Teheran una proposta di cessate il fuoco del presidente Donald Trump. Il negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf l’ha respinta sostenendo che «non serve un altro mediatore» e che «il problema è l’approccio americano».
Da allora sono seguite ore di strana tranquillità, dopo oltre due settimane di strike reciproci. Non così invece nel Mar Rosso, dove nella notte tra venerdì e sabato l’aviazione saudita ha condotto degli attacchi contro il porto yemenita di Hudaydah, nel territorio controllato dagli Houthi.
Poche ore dopo è arrivata la rappresaglia degli Ansar Allah (questo il vero nome degli Houthi alleati dell’Iran), che hanno lanciato missili e droni contro la raffineria di ARAMCO (il gigante del petrolio saudita) a Jazan, nel sud del Paese, dove si sono registrati grossi incendi.
Secondo quanto riportato dal portavoce del movimento yemenita, Yahya Saree, gli Houthi avrebbero preso di mira anche l’oleodotto est-ovest che porta il petrolio saudita dai giacimenti nel Golfo Persico al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, l’ultimo grande terminal rimasto per l’export di greggio saudita. Non si sarebbero registrati colpi però né a Yanbu né sull’oleodotto, segno che la contraerea è riuscita a intercettare le minacce.
Secondo quanto riportato ieri da Reuters, infatti, un sistema di difesa aerea Patriot gestito da personale militare greco in Arabia Saudita avrebbe intercettato due missili balistici lanciati dallo Yemen, proprio contro le raffinerie di petrolio di Yanbu.
Sempre nella notte, il Presidente Donald Trump ha tenuto il suo discorso al Gala-bis dei corrispondenti della Casa Bianca, presso il Waldorf Asoria di Washington, dopo che il primo evento era stato annullato lo scorso aprile per il tentato assassinio del Presidente. Tra i tanti temi toccati da Trump c’è stato naturalmente anche l’Iran, sul quale il tycoon ha reso noto che gli Stati Uniti stanno parlando «più seriamente con l’Iran», e che «non ho fretta di chiudere» il dossier.
Il tema di fondo rimane sempre lo stesso: «Non permetteremo che si dotino di armi nucleari». Qualche ora prima, in un incontro tenutosi con la stampa nello Studio Ovale, Trump aveva risposto a chi gli chiedeva se avesse già preso una decisione sulla possibilità di un attacco massiccio contro Teheran, che «no, non l’ho ancora presa. Stiamo parlando con loro proprio ora».
Se la diplomazia è effettivamente in movimento, questa volta sembra farlo veramente sottotraccia, contrariamente alle continue fughe di notizie che avevano caratterizzato il processo diplomatico di aprile e maggio. Non si può però escludere che quella di ieri sia stato il respiro profondo prima del balzo; negli ultimi giorni il ponte aereo americano dagli Stati Uniti al Medio Oriente (via Europa) era stato trafficatissimo, forse troppo per segnalare solo una postura aggressiva americana in vista del negoziato.
Il silenzio, tuttavia, non permette di escludere che Iran e Stati Uniti stiano effettivamente parlando di un nuovo accordo (o di tornare al vecchio Memorandum decaduto). Nel frattempo, comunque, la tv di stato iraniana affermava, citando i Pasdaran, che quattro imbarcazioni che avevano intenzione di transitare nell’area meridionale dello Stretto di Hormuz tramite la rotta omanita sono state fermate nelle ultime 24 ore, «dopo che la Marina ha sparato colpi di avvertimento».
Inoltre, secondo quanto dichiarato ieri da Mohammad Bagher Zolghadr, capo del consiglio Supremo per la sicurezza nazionale, «i lanci continui e mirati dei nostri combattenti continueranno fino alla completa resa del nemico e alla vendetta per il sangue dei bambini oppressi di Minab e Lamerd», ha dichiarato facendo riferimento agli oltre 160 bambini uccisi nel primo giorno di guerra. Nel frattempo, il Medio Oriente rimane sospeso tra una tregua fragile e un ritorno alla guerra aperta.

































