L’iran propone di riaprire Hormuz senza toccare il nucleare. Il presidente Usa Trump frena: trattativa ancora bloccata sulle linee rosse
L’Iran offre di riaprire lo Stretto di Hormuz e alleggerire la crisi globale del petrolio, ma chiede di mettere da parte il dossier nucleare. Trump dice no. Il negoziato resta bloccato sul punto centrale: l’uranio arricchito e il futuro del programma atomico iraniano.
Il piano di Teheran: Hormuz sì, nucleare fuori
La proposta iraniana prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine della guerra navale, in cambio della revoca del blocco marittimo americano. Ma il punto chiave è ciò che manca: nessun impegno sul programma nucleare. Un nodo che Teheran continua a rifiutare di trattare, respingendo le richieste americane di sospendere l’arricchimento dell’uranio e consegnare le scorte.
Trump: «Non mi basta»
Il presidente Trump ha discusso il piano con i suoi consiglieri nella Situation Room e, secondo fonti interne, si è detto insoddisfatto. Le ragioni non sono state esplicitate ufficialmente, ma la linea resta invariata: l’Iran non può arrivare all’arma nucleare. Accettare un accordo senza quel capitolo rischierebbe anche di apparire come una concessione politica senza vittoria. La Casa Bianca mantiene il riserbo, ma ribadisce le “linee rosse” e la volontà di trattare solo su basi ritenute vantaggiose.
Della stessa idea anche il segretario di Stato Marco Rubio, secondo il quale la proposta iraniana su Hormuz è irricevibile. «Se per aprire lo Stretto intendono dire: sì, è aperto, ma solo se vi coordinate con l’Iran, chiedete il nostro permesso o pagate, altrimenti vi faremo saltare in aria, allora non è un’apertura», ha detto in un’intervista a Fox. «Non possiamo accettare un sistema in cui l’Iran decide chi può usare lo Stretto e a quale prezzo».
Il nodo Hormuz: petrolio e blocco navale
Lo Stretto di Hormuz resta il centro dello scontro. Il blocco americano mira a tagliare le esportazioni petrolifere iraniane, Teheran risponde minacciando e limitando il traffico navale. Il risultato è un corridoio energetico paralizzato, con petroliere ferme e mercati sotto pressione.
L’Iran chiede di poter imporre una tassa alle navi in transito, una condizione che gli Stati Uniti hanno storicamente rifiutato perché contraria alla libertà di navigazione.
Divisioni nella Casa Bianca
All’interno dell’amministrazione americana il dibattito è aperto. Una parte dei consiglieri ritiene che proseguire il blocco per ancora due mesi potrebbe infliggere danni duraturi all’industria energetica iraniana, costringendo Teheran a cedere. I giacimenti petroliferi, se fermati a lungo, rischiano infatti danni strutturali.
Altri mettono in dubbio questa strategia: l’Iran, sostengono, si sta irrigidendo e il potere dei pasdaran si sta rafforzando, rendendo meno probabile qualsiasi concessione.
Negoziati in stallo
Il piano iraniano è arrivato a Washington attraverso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, consegnato in Pakistan. Trump aveva già respinto una proposta simile la settimana precedente, cancellando anche un nuovo round di colloqui a Islamabad. Secondo le valutazioni americane, i negoziatori iraniani non hanno il mandato per fare concessioni sul nucleare. Senza pressione militare o economica aggiuntiva, è difficile immaginare un cambio di linea.
Il rischio: tregua senza soluzione
Separare Hormuz dal nucleare potrebbe sbloccare rapidamente i mercati energetici, ma segnerebbe anche un fallimento strategico: la guerra non avrebbe prodotto l’obiettivo principale, cioè costringere l’Iran a trattare sul suo programma atomico. E anche un ritorno alle operazioni militari, secondo alcuni funzionari, non garantirebbe un cambio nelle decisioni di Teheran.
Internet bloccato in Iran, colpito lo zafferano
La guerra non pesa solo sul petrolio. In Iran, il blocco di internet sta colpendo anche uno dei settori simbolo dell’export: lo zafferano. Secondo quanto riportato da Iran International, le restrizioni alla rete hanno interrotto i contatti tra esportatori e clienti internazionali, rendendo difficile sia negoziare sia spedire le merci nei tempi previsti.
Il Paese produce tra l’85 e il 95 per cento dello zafferano mondiale, ma molti operatori non riescono più a comunicare con gli acquirenti esteri. Il risultato è un vantaggio immediato per i concorrenti, in particolare l’Afghanistan, che in alcuni casi riesce a immettere sul mercato zafferano iraniano rivenduto con un altro marchio.
Iraq, nuovo premier tra pressioni Usa e Iran
In pieno stallo regionale, l’Iraq prova a uscire dall’impasse politica. Il presidente Nizar Amedi ha incaricato il businessman Ali al-Zaidi di formare un nuovo governo dopo mesi di blocco istituzionale.
Come riporta il New York Times, la scelta arriva dopo settimane di tensioni e pressioni incrociate da parte di Stati Uniti e Iran, che considerano Baghdad un terreno strategico nello scontro in corso. Washington aveva minacciato di ritirare il proprio sostegno se fosse tornato al potere l’ex premier Nuri al-Maliki, ritenuto troppo vicino a Teheran. (In foto Obama e Nouri_al-Maliki, Baghdad)

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno sospeso cooperazione militare e flussi finanziari, mentre le milizie filo-iraniane hanno intensificato le attività nel Paese. Al-Zaidi, figura esterna alla politica tradizionale, ha ora 30 giorni per formare un governo. Un passaggio delicato, che riflette l’equilibrio sempre più fragile di un Paese stretto tra le due potenze.


















