Secondo il Financial Times la Cina avrebbe fornito satelliti ai Pasdaran, dando all’Iran la capacità di colpire in profondità le basi regionali degli Stati Uniti
TEE-01B. Questa è la designazione ufficiale del satellite spia di produzione cinese che, secondo il Financial Times, i Pasdaran iraniani avrebbero utilizzato per individuare le basi americane in Medio Oriente. Un satellite della Earth Eye Co, acquistato dalla Forza aerospaziale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica alla fine del 2024, dopo essere stato lanciato nello spazio dalla Cina. Nell’ambito dell’accordo di acquisto, i Pasdaran avrebbero anche, sempre secondo il Financial Times, ottenuto l’accesso alle stazioni di terra gestite da Emposat. Un fornitore di servizi di controllo satellitare e dati con sede a Pechino, la cui rete si estende in tutto il mondo.
Le immagini catturate tramite questo satellite sarebbero state vitali per coordinare attacchi di precisione contro bersagli altamente paganti, come radar e altri sistemi fondamentali nel complesso scenario bellico mediorientale. Assieme al supporto fornito dai russi, di cui si parla già da diverso tempo, l’apporto dei dati d’intelligence forniti dal satellite cinese avrebbe contribuito a rendere possibili attacchi altamente incisivi, provocando danni molto gravi a sistemi sensibili e difficilmente rimpiazzabili. Un obiettivo che sarebbe stato difficilmente raggiungibile senza le informazioni raccolte in mesi di preparazione.
Efficienza iraniana e sorpresa americana
Preparazione che ha apparentemente lasciato spiazzati gli americani, che infatti non si aspettavano attacchi così precisi da parte dei Pasdaran. È uno scoop, ma non completamente inaspettato. L’elevata efficienza e preparazione dimostrata dagli iraniani durante la guerra, del resto, era difficilmente spiegabile solo alla luce del supporto ricevuto da Mosca. Che dietro l’Iran ci fosse anche solo indirettamente la Cina era un’ipotesi già particolarmente gettonata. E che viene ulteriormente rafforzata dalle indiscrezioni circolate in questi giorni sulla stampa internazionale.
Si parla di una serie non indifferente di voli militari cinesi sia prima che dopo la guerra verso l’Iran. Voli che, secondo alcune ricostruzioni della stampa, hanno permesso a Teheran di acquisire materiale bellico complesso prima della guerra e di rimpiazzare negli ultimi giorni le perdite subite. In beffa alla richiesta americana a Pechino di non fornire armi agli iraniani in questa fase interbellica.
E rimpiazzare le perdite, al momento, sembra una buona idea per gli iraniani. Visto che all’orizzonte si prospetta l’ipotesi di una riapertura del conflitto con gli americani. Ieri è voltato in tal senso a Teheran il feldmaresciallo pakistano Asim Munir, uomo forte di Islamabad, per tentare di salvare il processo negoziale tanto faticosamente tenuto in vita nelle scorse settimane. Un tentativo che rischia però di risultare vano, vista la scarsa volontà americana di tornare al tavolo.
Tregua incerta e narrativa confusa
In apparente contraddizione a quanto dichiarato solo poco prima da Trump, nella giornata di ieri è ricominciata a circolare sui media l’idea di un prolungamento del cessate il fuoco in scadenza tra Iran e Stati Uniti. Tuttavia, è chiaro che questo continuo cambio di narrativa confonde le acque e aumenta l’incertezza. Rendendo sempre meno plausibile che si arrivi effettivamente ad una tregua definitiva prima della scadenza del cessate il fuoco.
Anche l’altro grande fronte negoziale, quello tra Israele e Libano, avanza a rilento. Martedì gli ambasciatori libanese e israeliano negli Stati Uniti si sono incontrati sotto gli auspici del segretario di Stato americano, Marco Rubio, a Washington, ma senza ottenere nessun passo avanti degno di nota. Del resto, finché Hezbollah non verrà disarmato difficilmente gli israeliani accetteranno di mettere la parola fine all’offensiva. Unica nota positiva, al momento, è l’annuncio fatto dai media filo-iraniani di una settimana di cessate il fuoco ma anche su questo piccolo sviluppo persistono enormi dubbi.
Finché le bombe continueranno a cadere sul sud del Paese dei Cedri, sulla Bekaa e su Beirut l’intera tregua mediorientale rimarrà infatti a rischio. Visto anche che Teheran considera lo stop alle ostilità in Libano una precondizione necessaria per la pace. Precondizione giudicata come irricevibile da Tel Aviv.
Preparativi militari e segnali dal terreno
Nubi di guerra, dunque, sembra si stiano di nuovo addensando sul Medio Oriente. I pochi giorni di pausa delle scorse settimane sembrano infatti più un breve break volto a far riprendere fiato ai vari combattenti che a trovare effettivamente una strada per uscire dall’impasse. E così la pensano anche gli iraniani, che stanno approntando rapidamente nuove difese terrestri.
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In questo contesto, la sensazione è che il Medio Oriente stia entrando in una nuova fase. Più opaca e tecnologicamente sofisticata, in cui la linea tra guerra diretta e confronto indiretto si fa sempre più sottile. Satelliti commerciali, forniture “non ufficiali” e intelligence condivisa ridisegnano gli equilibri senza dichiarazioni formali. E mentre la diplomazia arranca, sul terreno si prepara già il prossimo scontro, forse ancora più difficile da prevedere — e da contenere — rispetto ai precedenti.


















