10 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

10 Mar, 2026

Iran, Trump sente Putin: «La guerra è quasi finita». Braccio di ferro su Hormuz

Il presidente Usa parla con Putin e sostiene che il conflitto con l’Iran potrebbe finire presto. Intanto missili e droni colpiscono Israele e il Golfo mentre cresce la tensione sullo Stretto di Hormuz e sui mercati del petrolio


La nomina di Sayed Mojtaba Khamenei a terza Guida Suprema della Repubblica Islamica dell’Iran è stata salutata da un nuovo e intenso numero di attacchi missilistici contro Israele e i Paesi del Golfo Persico. Dalle prime ore di lunedì le sirene di allarme israeliane hanno suonato quasi incessantemente mentre continuavano anche i bombardamenti israelo-americani su diverse città iraniane. Teheran sembra aver scelto una strategia precisa: nonostante la pressione militare continua, riesce comunque a effettuare raffiche di missili balistici. Si tratta spesso di un numero ridotto di proiettili, talvolta anche uno solo, ma sufficiente a provocare il lancio di costosi missili intercettori e a generare panico tra la popolazione civile costretta a correre nei rifugi.

Missili iraniani e difesa israeliana sotto pressione

Nella giornata di ieri la difesa aerea israeliana è stata bucata più volte, soprattutto grazie all’utilizzo di testate a grappolo che hanno colpito diverse aree di Tel Aviv causando la morte di due persone. Hezbollah ha continuato parallelamente i suoi attacchi con razzi e droni e uno di questi, nel pomeriggio, ha colpito un sito di comunicazione satellitare a Beit Shemesh, nei pressi di Tel Aviv. I missili e i droni iraniani hanno colpito anche nel Golfo. In Bahrain, ad esempio, è stata centrata l’unica raffineria di petrolio del Paese, proprietà della compagnia statale Bapco. Nel tentativo di respingere l’attacco un missile intercettore della contraerea bahreinita ha però mal funzionato finendo per colpire abitazioni civili e ferendo più di trenta persone.

La guerra arriva anche nel Golfo

La vendetta iraniana ha raggiunto anche gli Emirati Arabi Uniti. Alcuni droni hanno colpito il terminal portuale di Fujairah, infrastruttura strategica per l’esportazione del petrolio degli Emirati che consente di bypassare lo Stretto di Hormuz. Le immagini satellitari diffuse dal sistema Nasa Fire Information for Resource Management System mostrano che il terminal è stato nuovamente preso di mira. Nella stessa giornata si è sfiorato anche un nuovo incidente diplomatico con la Turchia quando un missile balistico iraniano è stato abbattuto da asset della Nato nel Mediterraneo orientale. I resti del missile sono stati rinvenuti vicino alla città di Gaziantep. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato di azioni estremamente pericolose e provocatorie che rischiano di compromettere l’amicizia tra Ankara e Teheran.

Teheran respinge le accuse e denuncia il caro petrolio

Dal canto suo l’Iran ha respinto ogni responsabilità. Il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baqaei ha accusato Israele senza però fornire prove. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha invece commentato sui social l’andamento del conflitto sostenendo che dopo nove giorni di guerra i prezzi del petrolio sono raddoppiati e le materie prime sono alle stelle. Secondo Teheran gli Stati Uniti starebbero complottando contro i siti petroliferi e nucleari iraniani nel tentativo di contenere lo shock inflazionistico globale.

Trump: «La guerra può finire presto»

A intervenire è stato anche Donald Trump, che aveva dato il via al conflitto con il raid del 28 febbraio nel quale è stato ucciso il padre dell’attuale Guida Suprema insieme a diversi membri della famiglia. Per il presidente americano la scelta di Mojtaba Khamenei è stata un grande errore e potrebbe non durare a lungo, lasciando intendere che Washington starebbe valutando l’eliminazione anche del nuovo leader iraniano. Secondo fonti interne alla Casa Bianca citate dal Wall Street Journal il tycoon avrebbe già alcuni nomi in mente per sostituirlo. Trump ha dichiarato inoltre che la guerra sta per finire e che di questo avrebbe discusso per circa un’ora con il presidente russo Vladimir Putin.

Lo scontro sullo Stretto di Hormuz

Il presidente americano è intervenuto anche sulla questione dello Stretto di Hormuz, minacciato da Teheran. Secondo Trump lo stretto non sarebbe realmente chiuso e le navi dovrebbero semplicemente avere più coraggio nell’attraversarlo. Nel pomeriggio ha parlato anche della crisi energetica affermando di avere un piano per tutto e di non essere preoccupato per l’aumento del prezzo della benzina.

Mercati del petrolio in allarme

Nel frattempo dal Golfo arrivano segnali opposti. Dopo la riduzione dell’attività estrattiva annunciata dall’Iraq, anche l’Arabia Saudita ha comunicato tagli alla produzione in due dei suoi principali giacimenti mentre la compagnia bahreinita Bapco ha invocato la forza maggiore per i contratti colpiti dal conflitto.

A trarre vantaggio dalla crisi potrebbe essere la Russia. Vladimir Putin ha sottolineato che se la guerra dovesse continuare si potrebbe arrivare a uno stop totale dell’estrazione di petrolio mediorientale. Mosca si è detta pronta a fornire energia all’Europa ma solo a condizione di una cooperazione stabile e libera da pressioni politiche.

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