Chiude la Leopolda, applausi per Bonaccini. Renzi si propone come facilitatore del centrosinistra, detta le condizioni per l’alleanza e lancia l’Opa sui moderati di Forza Italia
Il messaggio che Matteo Renzi consegna al centrosinistra dal palco della Leopolda numero 14 sta in una frase: «Se Pd, centrosinistra e Cinque Stelle stanno insieme la partita è chiusa. Vinciamo». Tutto il resto dell’intervento conclusivo, dalle garanzie ai paletti fino all’appello ai moderati di Forza Italia, discende da questa premessa.
Fine settimana di chiarimenti – ma non di soluzioni – nella metà campo del centrosinistra. E dopo i puntini sulle “I” della segretaria Elly Schlein – che si possono sintetizzare: o primarie o sarò io la candidata premier – anche i riformisti da sinistra hanno messo le carte in tavola.
LEGGI
Gli articoli di Claudia Fusani su l’Altravoce – Substack
Renzi nel ruolo del facilitatore
Renzi si sta ritagliando il ruolo del facilitatore. È stato lui ieri a chiudere la tre giorni – circa 10 mila presenze secondo l’organizzazione – dopo, tra gli altri, un emozionante dottor Pietro Bartolo, un applauditissimo Tommaso Pellegrino e l’atteso intervento di Stefano Bonaccini, presidente del Pd, qui nel ruolo di garante del Nazareno.
Il leader di Italia viva ha descritto le prossime elezioni come una partita secca. Giorgia Meloni, ha detto, «è a un bivio: o va al Quirinale o va a casa. Se vince la destra, il rischio è che si prenda Palazzo Chigi e il Colle, con “un presidenzialismo de facto” che stravolgerà veramente la nostra Costituzione». La volta scorsa Meloni ha vinto «perché il centrosinistra era diviso in tre» mentre stavolta «il calcio di rigore ce lo abbiamo noi». Di qui la rinuncia dichiarata ad ogni ambizione personale: chi farà il presidente del Consiglio o il ministro, «in questo momento non me ne frega nulla». Conta solo vincere.
Le garanzie chieste a Conte
Il capitolo più atteso dell’intervento riguardava Giuseppe Conte che aveva chiesto a Elly Schlein di farsi garante dell’eventuale presenza di Renzi nella coalizione. Risponderà? Abbozzerà? Farà saltare il tavolo? Nulla di tutto questo. Sabato l’ex premier aveva liquidato la richiesta citando Clint Eastwood: «Chi vuole una garanzia si compri un tostapane».
Ieri, nei panni del mediatore «visto che qualche capello bianco c’è», Renzi ha indicato lo strumento, «un programma serio, un contratto alla tedesca. Noi abbiamo scritto molte proposte, possiamo cominciare dalla sicurezza e dal decreto ceto medio». In fondo è un metodo 5 Stelle doc, dal 2013.
Poi ha rovesciato il tavolo e ha indicato le garanzie che «chiedo io, che chiediamo noi». Applausi. Sono tre: Matteo Salvini mai più al Viminale, Giancarlo Giorgetti mai più in Consiglio dei ministri, mai dalla parte di Donald Trump. I governi Conte, appunto. C’è una quarta richiesta: al Quirinale deve andare «una persona che non sia né sovranista né populista, ma europeista».
In cambio Renzi offre le proprie garanzie. Sulle primarie, anzitutto: Italia viva indicherà «la persona più vicina a noi», ma «se si accetta la logica delle primarie, si va fino in fondo». Nessun voltafaccia.
«L’Ucraina non si svende»
Restano due paletti identitari. Il primo è il garantismo, bandiera che «non ammaineremo mai». Il secondo è la politica estera, affidata alle parole di Pier Ferdinando Casini: «L’Ucraina non si svende, l’Ucraina si difende». E sul cosiddetto riarmo, signori cari, «facciamo la lista dei beni di prima necessità – dal web al laser alla chirurgia – nati da ricerca militare e poi riparliamone». Dentro questi confini, assicura, con M5S e Avs «le cose che ci uniscono sono molte di più di quelle che ci dividono». L’obiettivo per tutti è riconquistare Itaca, il governo del paese.
L’ex premier parla per circa sessanta minuti e si rivolge anche ai leader dell’area moderata. «Nessuna annessione ma parità» è la proposta, a condizione che rinuncino al posto sicuro nel listone e si candidino in lista, con le preferenze, “come me”.
L’Opa su Forza Italia
Poi l’Opa su Forza Italia: «Lasciate Forza Italia e venite con noi, non è casa vostra la coalizione che scommette sul sovranismo». Qualche segnale potrebbe già arrivare nei prossimi giorni e, «tranquilli, potete anche venire in minigonna».
A stretto giro arriva la risposta piccata di Roberto Occhiuto: «Non siamo sovranisti ma europeisti e atlantisti. Semmai venite voi da noi, che ci state a fare con Conte e Schlein?». Dopo poco arriva anche quella di Antonio Tajani, ospite d’onore della Leopolda grazie ad un cartonato altezza uomo che lo raffigurava con gonne di varie lunghezze. «Il centro è uno solo: Forza Italia», la secca precisazione del vicepremier che ha a che fare ogni giorno con la deriva a destra della stessa premier sulle orme di Roberto Vannacci.
Il più duro nella replica è Carlo Calenda: «Indegno che Renzi non sia mai andato in Ucraina e però sproloquia di diplomazia come un Conte qualsiasi». Not very fair.
Bonaccini: «L’unità è necessaria ma non basta»
Dal Pd la voce più netta arriva dal presidente del partito tornato dopo anni alla stazione Leopolda dove è stato accolto con molto affetto, curiosità e tanti applausi. «L’unità della coalizione è necessaria ma non basta», ha detto Bonaccini. «È prioritario per noi recuperare i voti dei ceti popolari e degli esclusi. Cos’altro deve ancora succedere per unirci e mandarli a casa?».
Renzi ha offerto unità, chiedendo e offrendo garanzie. Senza i moderati-riformisti il campo largo non esiste. E non può vincere.































