La Camera respinge con 229 voti contrari e 151 favorevoli le cinque pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni. Nessuna imboscata nel primo scrutinio segreto. Ora la riforma va verso le fiducie e il voto finale tra il 7 e l’8 ottobre
La maggioranza supera il primo vero scoglio sulla legge elettorale. L’Aula della Camera ha respinto con 229 voti contrari e 151 favorevoli le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Il voto è stato unico e segreto, ed era proprio lo scrutinio segreto a rendere particolarmente delicato il passaggio dopo i timori della vigilia per possibili franchi tiratori.
Nessuna imboscata, dunque, almeno al primo test. «Non ci aspettavamo un voto diverso», ha commentato il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia Galeazzo Bignami, che ha escluso di attendersi problemi anche nei passaggi della prossima settimana.
Il voto sotto stretta sorveglianza
L’attenzione nell’Aula di Montecitorio è rimasta alta fino all’ultimo. Poco prima dello scrutinio il presidente della Camera Lorenzo Fontana è dovuto intervenire più volte chiedendo ai deputati di votare «seduti», mentre alcuni parlamentari si sollevavano dalle proprie postazioni.
A rendere particolarmente sensibile il voto era il precedente di luglio, quando durante il primo passaggio della riforma alla Camera alcuni dipendenti del gruppo di Fratelli d’Italia avevano osservato dalle tribune le mosse dei parlamentari di centrodestra, anche attraverso riprese video, nel tentativo di individuare i franchi tiratori che avevano contribuito ad affossare l’emendamento sulle preferenze.
Questa volta la tribuna centrale riservata ai giornalisti è stata interdetta agli staff dei gruppi parlamentari. Anche con i nuovi terminali touch screen installati sui banchi, per lo scrutinio segreto i deputati continuano inoltre a utilizzare la pulsantiera nascosta con i tre tasti verde, bianco e rosso.
Magi: «Un atto di prepotenza»
Durissimo il giudizio delle opposizioni. Il leader di +Europa Riccardo Magi, presentando la propria pregiudiziale, ha definito la legge elettorale «un atto di prepotenza del governo che impedisce il gioco democratico».
«Lasciate che siano i cittadini a scegliere», ha detto Magi, contestando anche l’indicazione del candidato premier prevista dalla riforma: a suo giudizio non si tratterebbe soltanto di un’indicazione politica ma di «un vincolo giuridico» che produrrebbe «oggettivamente una lesione dei poteri del capo dello Stato».
Contro le pregiudiziali ha votato anche FdV. Edoardo Ziello, pur attaccando duramente la riforma e sostenendo che «scippa ancora di più la sovranità al popolo», ha definito «ridicole» le pregiudiziali e le argomentazioni presentate in Aula dalle opposizioni.
Ora le fiducie, voto finale tra il 7 e l’8 ottobre
Superato il primo ostacolo, la legge elettorale prosegue il suo cammino alla Camera. Secondo il calendario finora previsto, lunedì 5 ottobre dovrebbero essere poste tre questioni di fiducia sugli articoli 1 e 2, modificati dal Senato anche con l’introduzione delle preferenze, e sull’articolo 3 relativo al collegio del Trentino.
Non dovrebbe invece esserci la fiducia sull’articolo 8, modificato a Palazzo Madama con una misura bipartisan che ha esteso ai caregiver il voto fuori sede.
Dopo l’esame degli ordini del giorno, il voto finale è previsto tra il 7 e l’8 ottobre. E lì si tornerà allo scrutinio segreto: superato il primo test, sarà quello l’ultimo passaggio in cui eventuali franchi tiratori potranno tornare a pesare.

































