A fine mattinata il primo dei due voti segreti sulle pregiudiziali di costituzionalità. La protesta di Magi: «Togliete rappresentanza». Donzelli, responsabile Fdi: «La priorità d’ora in poi è la campagna elettorale». Meloni stamani al Salone nautico
A fine mattinata Giovanni Donzelli, che ha in mano l’organizzazione territoriale di Fratelli d’Italia, esce dall’aula della Commissione Affari costituzionali che sta licenziando la legge elettorale e si attacca al telefono.
«Allora avete capito, le urgenze d’ora in poi sono solo quelle della campagna elettorale…» seguono una lista di cose da fare e di luoghi. Avviate le macchine signori, la campagna elettorale per le politiche del 2027 è cominciata.
Ne avevamo già avuto sentore e riprova mettendo in fila le mosse del governo – e della premier – in queste ultime due settimane: la mossa della cancellazione-sospensione del bollo (vedremo); il decreto burqa e tetto agli studenti stranieri che però non è ancora arrivato al Quirinale per la firma perché mancano le coperture; il price cap a benzina e gasolio e l’effetto emulazione che vedremo come andrà.
La novità, in qualche modo la notizia, di queste ore è che anche l’esito della legge elettorale, approvata perché blindata con ben tre voti di fiducia oppure impallinata nel voto segreto, è a questo punto una variabile non dirimente ai fini del timing della legislatura che sempre di più si fissa nei giorni della prossima primavera, tra marzo e aprile.
Il Melonellum arriva in aula
Il Melonellum è arrivato in aula, ieri alle 16 e 15, un’aula per lo più vuota soprattutto nei banchi di maggioranza. Succede quando ci sono le discussioni generali. Va un po’ meglio l’emiciclo di sinistra e centro grazie a Pd, Avs, 5 Stelle, Italia viva, Azione, + Europa. Presenzialisti, lassù in piccionaia, i nove deputati del generale Roberto Vannacci. Si contano sulle mani i deputati di maggioranza che si organizzano a gruppetti di 4-5 quando è il momento di intervenire per non lasciare vuota la telecamera caso mai qualcuno vedesse da casa.
I controlli «militari» sul voto sono stati previsti: inserire nella buchetta del voto elettronico solo un dito e sulla destra; verifiche comunque dalle tribune sopra l’emiciclo; una quindicina di nomi più controllati di altri. La maggioranza è 235 su 400 deputati. Se stamani saranno tutti presenti – precettati ministri e sottosegretari – il magic number è 36. A fine mattinata la prima prova, il primo dei due voti segreti previsti, quello sulle pregiudiziali di costituzionalità.
Dice un deputato di Fratelli d’Italia con la faccia sconsolata: «Gli umori cambiano molto in fretta, difficile fare previsioni, i mal di pancia sono tanti soprattutto tra Forza Italia e Lega dove pare ci sia minor controllo e quindi zero garanzie». Diciamo che anche tra i Fratelli i motivi per non condividere il Melonellum sono tanti: Fi e Lega, anche vincendo e prendendo il premio riusciranno a portare in Parlamento meno della metà degli attuali eletti; solo un terzo dei candidati meloniani avranno la certezza di essere eletti, per gli altri sarà caccia alle preferenze.
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Insomma, non piace a nessuno il Melonellum ma la premier ha ordinato e «minacciato»: «Si va a casa subito». In ogni caso impossibile prima di febbraio, c’è da fare la legge elettorale e si troverà il modo di far insediare il nuovo parlamento in tempo utile – seconda metà di aprile – per riscattare la pensione.
Il rischio della bocciatura della Consulta
L’inizio, comunque, della campagna elettorale non rende meno importante il passaggio finale della legge elettorale. Che rischia di essere «bocciata» dalla Corte Costituzionale tra gennaio e febbraio. Intendiamoci: in ogni caso la Corte farà una sentenza autoapplicativa, corregge il testo nelle parti giudicate incostituzionali in modo da rendere la legge subito utilizzabile. Il no della Corte sarà uno smacco per la dignità e l’affidabilità della maggioranza ma non impedirà di andare a votare.
Le opposizioni hanno per lo più concordato gli interventi sulle parti a loro dire «palesemente incostituzionali». Che sono due: le firme necessarie per presentare le liste, da 1500 a 6000 per collegio; la cancellazione nei fatti della norma sull’alternanza di genere che vale solo dopo il capolista che sarà bloccato e l’unico sicuro di essere eletto.
«Si poteva fare una legge elettorale migliore, invece si è scelto ostinatamente di farne una peggiore, con un metodo, una forma e un merito che ci vedono profondamente contrari» ha attaccato il dem Federico Fornaro, mattatore in Commissione in entrambi i passaggi alla Camera. L’aumento delle firme per presentare le liste è «irragionevole» e il mancato ricorso alla raccolta digitale lo rende «incomprensibile» a meno che non si voglia negare la possibilità dei cittadini di scegliere.
Sulla rappresentanza di genere «facciamo un clamoroso passo indietro e ci allontaniamo dall’articolo 51 della Carta». Filiberto Zaratti (Avs) l’ha messa così: «Avete troppi uomini da garantire e avete fatto fuori le donne». Per gli stessi motivi Riccardo Magi (+ Europa) ha avviato lo sciopero della fame.
Le parlamentari possono fare la differenza
Oggi le parlamentari possono fare la differenza. La premier le avrebbe contattate per garantire candidature e conferme. La premier oggi sarà in piena attività elettorale: stamani al Salone nautico a Genova; nel pomeriggio a Roma per la Conferenza annuale dell’artigianato e della piccola e media impresa. Ieri, intervistata dal Gazzettino, quotidiano del nord est, ha promesso «l’estensione della Zes unica anche al nord».






























