1 Ott, 2026

Garlasco, l’ex investigatore del Ris: «Il Dna sui pedali? Ricordo un’anomalia»

La bicicletta di Alberto Stasi

L’ex investigatore Alessandro Coli sentito dai pm di Pavia: «Da un prelievo uscì il Dna, dai successivi non uscì più niente». I legali di Andrea Sempio: «Siamo increduli, ma siamo abituati a basarci sugli atti».


Il Dna (anche negativo) di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi resta al centro di dichiarazioni, suggestioni e nuovi elementi di valutazione. «Ricordo questo argomento del discorso dei pedali (…). Il fatto che da un prelievo è uscito il Dna e poi da altri prelievi ripetuti non è uscito niente (…). Era una cosa anomala».

È la dichiarazione che ha messo a verbale, sentito come teste davanti ai pm di Pavia, l’ex investigatore del Ris Alessandro Coli, vicino di «scrivania» del capitano Alberto Marino. Colui che nel 2007 si occupò direttamente degli accertamenti biologici sul profilo genetico sui pedali della bici di Alberto Stasi.

Un’attività ora al centro dei nuovi accertamenti dei pm per il mancato deposito negli atti dell’epoca – secondo l’accusa e la difesa Stasi – di due contro-analisi negative favorevoli all’ex bocconiano, dopo un primo match col profilo di Chiara Poggi.

La «voce» tramandata in laboratorio

Ascoltato lo scorso 17 settembre, Coli ha parlato di questa «voce» che era «tramandata in laboratorio». Ossia che «c’era un esito dubbio sui pedali (…) dove era stato ottenuto del Dna. E poi non era stato più ottenuto da successivi campionamenti» e «lo ricordo come una cosa strana (…) da esperto biologo (…) questo mi lasciò più perplesso».

Precisando: «Non so se ne parlai direttamente con Marino, però come risultato mi sembrava un po’ strano non riottenere un profilo da una superficie». Se la ricordava come una «voce di laboratorio».

Coli, inoltre, ha raccontato agli inquirenti che era Marino ad occuparsi delle analisi. «Era ripetuta giorno per giorno – ha spiegato – con l’avviso proprio delle attività che venivano fatte, confronto dei risultati, ed era sempre presente praticamente quotidianamente questo dottore che era per conto del Professor Giarda», (l’allora legale di Stasi, ndr).

E poi ha fatto il nome di «Fabbri», ovvero l’allora consulente genetista della difesa Stasi. I consulenti della difesa, ha aggiunto, «secondo me entravano» nei laboratori, «facevano l’attività insieme e ricontrollavano i risultati, questo intuivo».

I legali di Sempio: «Siamo increduli»

Intanto, gli avvocati di Andrea Sempio sono andati in procura a Pavia per visionare e ritirare gli atti del fascicolo dopo la seconda chiusura indagini. Secondo i legali del 38enne nemmeno i risultati delle ultime consulenze comprometterebbero la posizione del loro assistito.

«Non ci sono elementi che possano giustificare il rinvio a giudizio di Andrea Sempio. Tuttavia crediamo che ci sarà, anche per il clima mediatico che si è creato. Ma non temiamo nulla, perché quando uno lavora seriamente ed è nella verità delle cose, non deve temere nulla», ha dichiarato Angela Taccia, uno dei legali del nuovo indagato.

Riguardo alla vicenda del Dna sui pedali della bicicletta di Stasi, la legale ha dichiarato: «Siamo, come ha detto l’avvocato Cataliotti, increduli. Però cerchiamo di non prendere per oro colato tutto quello che viene spiegato dai media, senza offesa ovviamente per i giornalisti, perché siamo abituati a basarci sugli atti».

La madre di Sempio: «Mio figlio è totalmente estraneo»

A intervenire è anche la madre di Andrea Sempio: «Quello che vi posso dire è che mio figlio con l’omicidio di Chiara Poggi non c’entra assolutamente niente», dichiara al Tg3 Daniela Ferrari. «Aspettiamo come aspettiamo tutti noi – aggiunge –, ma a noi non interessa perché mio figlio è innocente».

«A noi non interessa niente – conclude Daniela Ferrari –, l’unica cosa di cui siamo sicuri è che mio figlio è totalmente estraneo», sono state le parole della donna.

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