1 Ott, 2026

Forza Italia, il ciclone Occhiuto: «No al partitino ingiallito». Non contro, ma oltre Tajani

Gran pienone per la presentazione del libro «Il coraggio di governare». In prima fila ministri, ex come Carfagna e incuriositi come Marattin. «Servono idee e volti nuovi, anche un modo di comunicare diverso. Noi siamo liberali. Mai con Vannacci»


È la presentazione di un libro. Ma è l’avvio del congresso di Forza Italia, partito di maggioranza che si prepara ad una lunga e intensa campagna elettorale nel segno, dicono quelli che sono qui per il libro, «dell’innovazione, dell’allargamento, delle novità, dei giovani e delle idee».

Se la logica ha un senso, significa che al momento almeno una parte di Forza Italia denuncia la mancanza di tutto questo. Il libro s’intitola «Il coraggio di governare», l’autore è Roberto Occhiuto, governatore della Calabria, reduce da un successo a Reggio Calabria che non era scontato.

Il luogo prescelto per il lancio del libro è la Galleria Sordi, ovvero la libreria Mondadori qui situata, a due passi da palazzo Chigi, a quattro passi dalla Camera dei deputati, poco più dal Senato, il Colle è lì sopra che vigila. Insomma, l’ombelico delle dinamiche politiche e parlamentari.

Luogo simbolico, quindi, come la data: sono le tre del pomeriggio del 30 settembre, ovvero un’ora prima dell’inizio della discussione generale della nuova legge elettorale che Giorgia Meloni vorrebbe approvare in via definitiva tra il 7 e l’8 ottobre, lo spartiacque della legislatura. Nel pubblico compaiono Nazario Pagano, il presidente della I Commissione che ha appena licenziato il Melonellum/Stabilicum, e Paolo Emilio Russo, il relatore della stessa legge. Mancano pochi minuti all’aula ma loro sono qui, non si perdono una parola.

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Il congresso che comincia da un libro

Sul palco, accanto ad Occhiuto, la zanzarina David Parenzo, il mattatore de L’Aria che tira e garanzia di domanda giusta senza possibilità di scappare con la risposta. E infatti, dopo un paio di domande di cortesia sul contenuto del libro, si passa alla sostanza. «Quindi lei presidente Occhiuto presenterà questo libro in tutta Italia, da nord al sud passando per il centro e nei fatti apre il congresso fondativo della nuova Forza Italia, lei contro Tajani…».

Il governatore prende tempo, fa pause, sorride, guarda bene il pubblico presente che non è ordinario ma a sua volta simbolico, come tutto il resto. In prima fila ci sono i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè, la capogruppo al Senato Stefania Craxi, il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, Debora Bergamini, Alessandro Cattaneo, insomma la «corrente» che sostiene non tanto Occhiuto leader ma chiede da tempo il «rinnovamento». Lo stesso che chiedono da tempo Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi.

Dettaglio: in prima fila c’è anche il neo eletto Roscioli, uomo di fiducia di Silvio Berlusconi, poi tesoriere del partito che lunedì ha sbancato il collegio della Locride e tenuto a bada, per ora, la minaccia Vannacci. Occhiuto se l’è portato sottobraccio entrando in galleria ed è stata standing ovation.

È doveroso sapere che la fideiussione di circa un milione di euro che ogni anno tiene in vita Forza Italia passerà dalle mani di Roscioli. Una volta che Marina e Pier Silvio avranno dato l’ok. Quest’anno sono in ritardo di qualche mese.

«Io sono il vice di Tajani, non l’anti-Tajani»

Occhiuto soddisfa a modo suo le punture di zanzara di Parenzo e le attese del pubblico e dei tanti giornalisti presenti. Prima chiarisce: «Io sono il vice di Tajani, non sono l’anti-Tajani, non ho ambizioni di leadership perché ho scelto di fare il presidente della Regione Calabria. Tutto questo però mi dà la libertà di poter pensare e dire certe cose sul partito».

Nelle prime file il liberale Luigi Marattin, la «moderata» Mara Carfagna. «Chiunque si atteggiasse a Berlusconi sarebbe una caricatura, una macchietta – continua Occhiuto mentre Francesca Pascale si spella le mani – Forza Italia non ha bisogno di un leader carismatico perché Berlusconi è stato uno solo ma di una classe dirigente che ritrovi un metodo, idee. Invece che parlare solo alla stampa, bisognerebbe parlare di più sui social e alla gente, mostrare apertura su modernità e diritti civili. Non è questione di leadership ma di metodo».

Un metodo che sembra fare a cazzotti con la cronaca degli ultimi giorni: Tajani che tesse l’elogio della «più affidabile» gonna lunga; che invita i magistrati a «colpirne uno per educarne cento» alla faccia del garantismo azzurro; Tajani che snobba la sentenza Regeni perché sono «solo» tre uomini e si scorda di dire che sono i fedelissimi del presidente egiziano Al Sisi.

Occhiuto ringrazia Tajani «perché nessuno di noi avrebbe scommesso sulla tenuta del partito dopo la morte di Silvio Berlusconi. Lui ce l’ha fatta e di questo gli va dato atto e merito». Ma non basta visto che «Forza Italia è diventata un partitino ingiallito».

Arrivano anche il senatore Lotito che per fortuna non incrocia Luigi Bisignani (condividono una strana indagine della procura). E l’ex zarina di via Arenula, Giusi Bartolozzi, che si tiene alla larga da Sisto.

«Occhiuto è la speranza, Tajani la paura»

Provaci ancora Rob. «Occhiuto è la speranza, Tajani la paura» precisa Pascale. Tre mesi fa ci fu il debutto a palazzo Grazioli, qualcuno la ribattezzò «la corrente Sandokan». Occhiuto chiede «entusiasmo, bandiere e modernità». Applausi.

Il congresso è iniziato. Tajani lo ha già blindato con i suoi fedelissimi. Un po’ come sta facendo Salvini con la Lega. Ma i bunker non servono. Normalmente logorano le leadership.

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