11 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

11 Set, 2026

Domenico, la superperizia: «Poteva essere salvato». La catena di errori sul trapianto

Domenico Caliendo

I periti escludono errori dei cardiochirurghi nella fase operatoria, ma ricostruiscono le criticità che portarono al congelamento del cuore e contestano i 60 giorni con l’Ecmo. Con il Berlin Heart, scrivono, il bambino avrebbe potuto attendere un nuovo trapianto


Ci furono errori, ma non nella fase operatoria e non riconducibili, in quel momento, al professor Oppido e al suo team di cardiochirurghi. Sbagliarono a Bolzano, fornendo ghiaccio secco invece di ghiaccio d’acqua.

Sbagliò la dottoressa Farina, che non controllò lo stato dell’organo dopo essere partita da Napoli con una box vecchia e con poco ghiaccio. Successivamente, poi, il bambino avrebbe dovuto essere scollegato dall’Ecmo e dotato di un Berlin Heart, ma Oppido agì diversamente, ritenendo troppo alto il rischio d’infezione. Con il Berlin Heart, scrivono i consulenti, il bimbo sarebbe sopravvissuto in condizioni valide per l’attesa di un nuovo trapianto.

È la sintesi della superperizia di 553 pagine depositata il 10 settembre al gip di Napoli sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto il 22 febbraio 2026, due mesi dopo il trapianto di cuore al Monaldi. Il documento dei periti nominati dal gip, i professori Biagio Solarino, Ferdinando Luca Lorini e Ugolino Livi, individua criticità nelle fasi precedenti e successive all’intervento, ma esclude censure mediche durante l’espianto del cuore malato del bimbo.

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La scelta dei cardiochirurghi

La perizia esamina la scelta di procedere alla rimozione dell’organo prima dell’arrivo e dell’ispezione del nuovo cuore. Secondo gli esperti, fu una scelta valida «comprimere il più possibile l’ischemia calda, quella più pericolosa». Le condotte dei cardiochirurghi Guido Oppido, Emma Bergonzoni e Mariangela Addonizio sono ritenute dunque «sostanzialmente conformi alle leges artis», così come quella dell’anestesista Blasi.

Il cuore arrivato congelato

Le maggiori perplessità riguardano invece l’organizzazione e la gestione del cuore del donatore. Il contenitore sarebbe arrivato in sala operatoria intorno alle 14.25-14.26, ma sarebbe stato aperto non prima delle 14.34, con un’attesa definita «un elemento di particolare perplessità organizzativa». Il cuore risultò infatti congelato.

E quindi la ricostruzione della catena di errori a monte: il Monaldi disponeva di una borsa frigo medicale, ma la dottoressa Gabriella Farina, partita da Napoli per l’espianto e il trasporto da Bolzano, non la portò con sé, usandone una vecchia e priva di termometro, così come non si dotò di ghiaccio a sufficienza, tanto da doverne chiedere ai colleghi altoatesini i quali, inspiegabilmente, fornirono ghiaccio secco in luogo di ghiaccio d’acqua, causa del congelamento dell’organo. Durante il rientro, infine, non fu verificata la condizione del cuore.

Sono i presupposti del disastro che escludono la responsabilità di una presunta cardiectomia anticipata. Il tempo tra clampaggio aortico, apertura della box e scoperta del congelamento era troppo breve per interrompere l’intervento e ripristinare la circolazione del cuore originario.

I sessanta giorni con l’Ecmo

A Oppido viene contestata invece la scelta di collegare poi Domenico all’Ecmo, sistema di circolazione extracorporea. I periti giudicano inizialmente coerente questa scelta, ma ne contestano la successiva gestione. Il mantenimento della Ecmo per 60 giorni, senza una strategia alternativa, non è conforme alle leges artis: «La conversione a un Berlin Heart Excor avrebbe evitato il decesso».

Si tratta di un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica a lungo termine, utilizzato per sostenere il cuore in attesa di un nuovo trapianto. Di qui le dichiarazioni dell’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia Caliendo: «Domenico poteva essere salvato».

Il nuovo cuore disponibile il 17 febbraio

Un elemento decisivo è il cuore compatibile disponibile il 17 febbraio 2026: con un supporto ventricolare durevole, scrivono gli esperti, Domenico avrebbe potuto essere mantenuto in condizioni tali da consentire un ritrapianto, con significative probabilità di sopravvivenza a medio e lungo termine.

Oppido, difeso dall’avvocato Alfredo Sorge, ha sostenuto che la scelta di non ricorrere al Berlin Heart fu legata all’altissimo rischio di infezione.

La perizia e il Riesame

Il Riesame si è rinviato, su richiesta della difesa, per l’acquisizione della perizia che ne riduce sensibilmente le responsabilità. I suoi avvocati, come quelli della Bergonzoni, chiedono la revoca dell’interdizione.

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