3 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Set, 2026

Strage ad Apice, uccide i due fratelli e poi si suicida: la lite per il ristorante di famiglia

Gianni Licciardi, 65 anni, secondo i carabinieri ha sparato ai fratelli Franco e Donato, di 61 e 56 anni, e poi si è tolto la vita. Tra le cause le tensioni sulla gestione e sulla possibile vendita del ristorante di famiglia


In paese si dice che i Licciardi avessero discusso tra loro per la cessione dello storico ristorante di Apice, locale cult della zona, punto di riferimento per l’organizzazione di grandi ricevimenti e matrimoni. Pare che uno di loro volesse vendere la struttura e che gli altri non fossero d’accordo.

Ad aggravare il quadro, una grave malattia che ha colpito la moglie del maggiore dei tre fratelli, Gianni Licciardi, 65 anni, secondo i carabinieri autore della strage, poi morto suicida.

È una tragedia che sconvolge l’intero Beneventano quella andata in scena oggi poco prima dell’ora di pranzo nel piccolo Comune di Apice, dove la famiglia Licciardi è benvoluta e conosciuta da tutti.

Non solo per la gestione dell’omonimo ristorante, ma anche per l’organizzazione dei mercatini di Natale al castello di Apice, simbolo del territorio e attrazione tra le principali del Sannio, da anni preda di un drammatico spopolamento.

Le tensioni sulla gestione del ristorante

Le vittime, oltre Gianni Licciardi, 65 anni, sono Franco e Donato, di 61 e 56 anni.

Le frizioni sulla conduzione finanziaria e sulle scelte societarie della sala eventi avrebbero quindi progressivamente logorato i rapporti di famiglia, trasformando l’impresa, da fonte di reddito e lavoro per il territorio, in una polveriera pronta ad esplodere.

Il litigio e gli spari

Oggi la situazione è degenerata e per i carabinieri non ci sono dubbi: si è trattato di un duplice omicidio seguito da suicidio. La dinamica è già stata definita.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri della compagnia di Benevento, coordinati dalla Procura sannita diretta da Nicola d’Angelo, all’interno del locale sarebbe dapprima scoppiato un violento litigio. Poi uno dei tre ristoratori, il maggiore, in preda a un raptus, ha impugnato un’arma da fuoco, una pistola calibro 9, e ha sparato contro i fratelli.

Le vittime hanno cercato di scampare alla morte, tentando una disperata fuga verso l’esterno per cercare aiuto nel piazzale. Non ce l’hanno fatta. I loro corpi sono stati raggiunti dai proiettili nell’ampio parcheggio antistante il locale.

Subito dopo la strage, l’assassino è rientrato all’interno della struttura, ha rivolto l’arma verso di sé e ha fatto fuoco per l’ultima volta.

L’allarme dopo gli spari

L’allarme è scattato immediatamente, lanciato da alcuni collaboratori e dai residenti della zona, allarmati dal rimbombo degli spari. Sul posto sono giunte a sirene spiegate le ambulanze e i carabinieri. Il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso dei tre imprenditori.

L’intera area del complesso “Licciardi” è stata transennata e isolata dalle forze dell’ordine per consentire i rilievi scientifici.

Il sindaco: «Erano figure stimate»

Il sindaco di Apice, Angelo Pepe, visibilmente scosso, ha espresso il profondo cordoglio di tutta la cittadinanza. «I fratelli Licciardi erano figure stimate e storicamente radicate nel tessuto sociale locale», ha detto e vengono descritti da tutti come grandi lavoratori.

La Procura di Benevento ha aperto un fascicolo e ha disposto il sequestro dell’arma e della struttura. I rilievi balistici e l’esame autoptico dovranno definire con esattezza la sequenza della strage. Il caso è praticamente già chiuso nella sua drammaticità.

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