Le vittime sarebbero cittadini stranieri. I cadaveri sono stati scoperti dai vigili del fuoco durante le operazioni di spegnimento del veicolo. Gli investigatori non escludono alcuna ipotesi
Qualcuno li ha uccisi, forse si tratta di una vendetta o un litigio per questioni legate al caporalato. Di certo non è stato un incidente. Fin dalle primissime ore dopo il rogo gli investigatori hanno tanti dubbi ma anche qualche certezza. I quattro morti di Cosenza, ritrovati carbonizzati in una monovolume, non sono vittime di un incidente stradale, ma sono stati ammazzati. E di ora in ora le indagini rivelano particolari sulla dinamica e sui contorni della tragedia.
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La scoperta ad Amendolara
Tutto comincia nella tarda mattinata. Siamo ad Amendolara, sul vecchio tracciato della statale 106, che costeggia lo Jonio da Reggio Calabria a Taranto. Al chilometro 395, quasi al confine con la Basilicata, c’è il distributore di carburante dove viene avvistata e segnalata un’auto in fiamme. Verso le 13 arrivano i vigili del fuoco e durante le operazioni di spegnimento si rendono conto che nella Renault monovolume, parcheggiata sotto la pensilina della struttura, ci sono quattro cadaveri carbonizzati.
Secondo le informazioni degli inquirenti i quattro sarebbero braccianti agricoli, quasi sicuramente pakistani, impiegati nei campi della Sibaritide, fra il mare e la Sila, e diretti verso il Materano.
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La pista dell’omicidio
Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, sul luogo della tragedia gli agenti della stradale sono stati raggiunti dalla squadra mobile di Cosenza. Escluso l’incidente stradale, gli investigatori hanno rivelato che la pista principale è proprio quella dell’omicidio. Non si esclude che siano stati uccisi altrove, poi trasportati presso il distributore dove la macchina sarebbe stata incendiata.
Il lavoro sui resti delle vittime sarà complesso. Nelle prossime ore il sistema di videosorveglianza della struttura potrebbe dare indicazioni in più per le indagini, coordinate dalla Procura di Castrovillari. Fra le ipotesi, considerato quel che è stato ricostruito sull’identità dei quattro e secondo le prime immagini esaminate dagli investigatori, una vendetta maturata nell’ambiente del caporalato. Non risultano ancora testimoni e anche la politica calabrese interviene sulla brutta vicenda.
L’appello del Pd Calabria
«Rivolgiamo un appello a chiunque possa avere visto, sentito o notato elementi utili nelle ore precedenti o successive alla tragedia affinché collabori con le forze dell’ordine. In una vicenda così drammatica, tutte le testimonianze possono contribuire a raggiungere la verità». Lo scrive il segretario del Partito Democratico per la Calabria, Nicola Irto. In una nota che esprime «profondo cordoglio e grande preoccupazione per la tragica vicenda» e aggiunge: «Per come al momento ricostruito, il fatto chiama in causa la coscienza civile dell’intera comunità calabrese».
Il Pd Calabria chiede dunque che siano presto accertate le cause della morte delle quattro vittime. E che ogni eventuale responsabilità venga individuata e perseguita senza esitazioni. «La Calabria non può restare indifferente davanti alla morte di quattro esseri umani, a maggior ragione se si tratta di persone migranti, troppo spesso esposte – conclude la nota del Pd regionale – a condizioni di vulnerabilità, sfruttamento e marginalità».
Le immagini delle telecamere
In serata trapelano nuovi dettagli, insieme alle prime indiscrezioni derivate dalla visione, da parte degli inquirenti, del materiale di videosorveglianza: in uno dei filmati si vedrebbero due o tre persone allontanarsi rapidamente dall’automobile un attimo prima che essa prenda fuoco. Le immagini, se confermate, potrebbero indirizzare le indagini verso una pista più precisa.
Certo è che le videocamere hanno ripreso quello che è successo in quei minuti vicino alla pompa di benzina e questo potrà dare risposta a molti dei quesiti aperti intorno al fattaccio.
I dubbi sulla ‘ndrangheta
Gli investigatori, attualmente, tendono a escludere un ruolo della ’ndrangheta, che pure in questa zona esercita una presenza asfissiante sul territorio. Le cosche, si fa notare in ambienti vicini alle indagini, non operano così. È vero che da queste parti hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, in luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada altamente frequentata come la Statale 106.
Le indagini sembrano quindi orientarsi verso contrasti tra gruppi di migranti, tutt’altro che infrequenti da queste parti.
Traffico in tilt sulla Statale 106
L’accaduto ha mandato in tilt il traffico su un tratto stradale che ancora oggi offre poche alternative a chi voglia andare dalla Calabria alla Puglia: lunghissime file di automobili in transito che, per bypassare la stazione di servizio, sono state fatte svincolare ad Amendolara e fatte transitare per il lungomare fino alla Torre Spaccata, dalla quale si accede nuovamente alla statale in direzione di Taranto.





























