13 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

13 Mag, 2026

Crosetto: «Due cacciamine verso Hormuz ma l’Italia interverrà dopo la pace»

Il ministro della Difesa Guido Crosetto

Il ministro della Difesa Guido Crosetto annuncia il possibile avvicinamento di due unità cacciamine italiane allo Stretto di Hormuz. Tajani frena: nessuna nuova missione militare nel Golfo senza la cessazione definitiva delle ostilità


Il governo prepara un possibile rafforzamento della presenza militare italiana nell’area dello Stretto di Hormuz, ma prova a frenare le polemiche su un eventuale coinvolgimento diretto nel conflitto. Durante l’audizione alle Commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che l’Italia sta predisponendo lo spostamento di due unità cacciamine più vicino al Golfo Persico «in via precauzionale».

Le unità italiane verso il Mar Rosso

Crosetto ha chiarito che le navi verranno inizialmente collocate nel Mediterraneo orientale e successivamente nel Mar Rosso, all’interno delle missioni già operative come Operazione Aspides e “Mediterraneo Sicuro”.

«Laddove scoppiasse la pace, servirebbe quasi un mese di navigazione a tutte le unità delle nazioni alleate per raggiungere il Golfo», ha spiegato il ministro. Da qui la scelta di anticipare i movimenti logistici: «Prepararsi a intervenire oggi per intervenire domani, se sarà possibile».

Il riferimento è allo scenario di una futura missione internazionale per garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico mondiale di petrolio e gas.

Tajani: «Nessuna nuova missione militare»

A raffreddare le interpretazioni su un imminente intervento italiano è stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha escluso la richiesta di una nuova missione militare nel Golfo.

«Sgombero il campo da equivoci, non vogliamo chiedere di autorizzare una nuova missione militare nel Golfo», ha detto Tajani durante l’audizione parlamentare. Il titolare della Farnesina ha parlato piuttosto della volontà di «condividere l’impegno del governo per la pace e il percorso che potrebbe portare a un nostro impegno nella coalizione internazionale».

Un eventuale coinvolgimento italiano, ha precisato, arriverebbe «solo dopo la cessazione definitiva delle ostilità».

Il nodo Hormuz e la sicurezza energetica

Lo Stretto di Hormuz resta uno dei punti più delicati della crisi mediorientale. Attraverso quel tratto di mare transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio. Le tensioni tra Iran, Stati Uniti e alleati occidentali hanno riacceso i timori per la sicurezza delle rotte commerciali e per un possibile impatto sui prezzi dell’energia. In questo quadro, il governo italiano prova a mantenere una linea prudente: prepararsi a uno scenario post-bellico senza dare il segnale di un ingresso diretto nel conflitto.

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