6 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Mag, 2026

Zanardi, duemila persone ai funerali a Padova. Sull’altare la sua handbike

I funerali di Alex Zanardi nella basilica a Padova

Una basilica piena, un lungo applauso e la handbike accanto all’altare: Padova saluta Alex Zanardi in una cerimonia carica di emozione


Oltre duemila persone hanno riempito fin dalle prime ore del mattino la basilica di Santa Giustina, a Padova, per l’ultimo saluto ad Alex Zanardi. Il feretro, una bara bianca, è arrivato intorno alle 11, accompagnato dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò, che hanno ringraziato con le mani giunte la folla radunata all’esterno, sotto la pioggia, in Prato della Valle. All’ingresso è scattato un lungo applauso, ripetuto più volte anche durante la cerimonia.

Il corteo e i protagonisti dello sport

La bara è stata preceduta da un corteo aperto dagli atleti di Obiettivo3, l’associazione fondata da Zanardi per promuovere la handbike, e chiuso dai familiari. In chiesa, insieme a tanti amici e conoscenti, erano presenti numerosi volti dello sport e dello spettacolo: Gianni Morandi, Bebe Vio, Giovanni Malagò, Alberto Tomba, il ministro dello Sport Andrea Abodi, il presidente del Veneto Luca Zaia e il sindaco di Bologna Matteo Lepore. Tra gli altri anche Stefano Domenicali, Gian Carlo Minardi, Luca Pancalli e l’atleta paralimpica Giusi Versace.

La handbike sull’altare

Sotto l’altare è stata collocata la handbike del campione, solitamente custodita nel vicino museo della Medicina. Un simbolo potente della seconda vita sportiva di Zanardi, costruita dopo l’incidente del 2001. Tra i presenti anche l’ex calciatore Julio Gonzalez, che ha ricordato la visita ricevuta da Zanardi dopo il suo incidente: «Mi diede una carica pazzesca».

L’omelia: «La morte ha preso il corpo, non l’anima»

A celebrare il funerale è stato don Marco Pozza, cappellano del carcere Due Palazzi di Padova e amico di lunga data di Zanardi. Nell’omelia ha ricordato l’uomo prima ancora dell’atleta: «Non mi ha aiutato a diventare un prete migliore, ma un uomo migliore».

Poi le parole che hanno segnato la cerimonia: «La morte si è presa il corpo, ma l’anima le è sfuggita». E ancora: «Alex siamo tutti noi? Dipende da cosa faremo di questa eredità». Un ritratto che unisce ironia e profondità, fino all’immagine finale: «Guarderà Dio e non saprà cosa dirgli. E Dio gli dirà: però, Zanardi da Castel Maggiore…».

La scelta della famiglia e il ricordo dopo l’incidente

All’esterno della basilica è stato allestito un maxischermo per permettere alla folla di seguire la cerimonia, ma su richiesta della famiglia non ci sono state dirette televisive, in linea con il riserbo mantenuto dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò dopo l’incidente del 2020 a Pienza. Da allora, tra ricoveri e lunghi periodi in strutture specializzate, la vita pubblica di Zanardi si era interrotta. Negli ultimi anni era assistito in una struttura dedicata.

Il ricordo delle istituzioni

Nel ricordo delle istituzioni resta soprattutto il suo esempio. «Era l’emblema della positività», ha detto Luca Zaia, ricordando la capacità di Zanardi di ricominciare dopo l’incidente e il suo impegno nel sociale, anche in progetti internazionali come quelli in Sud Sudan. Un’eredità che va oltre lo sport, sintetizzata in una frase che lo ha accompagnato: solo i pessimisti non fanno fortuna.

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