5 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Mar, 2026

Iran, per l’Italia tenuta in disparte spunta un possibile ruolo di mediazione

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Nella guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran l’Italia sarebbe stata tenuta in disparte. Secondo fonti dell’intelligence Roma potrebbe giocare un ruolo di mediazione nella fase diplomatica del conflitto


Perché l’Italia, almeno in questa prima fase della guerra in Iran, non è stata coinvolta dall’alleato statunitense? Secondo quanto trapela dai vertici dell’intelligence, il nostro Paese sarebbe stato “tenuto in disparte” per non compromettere il ruolo di mediatore che potrebbe essere chiamato a svolgere in un secondo momento, in virtù del canale di dialogo da tempo aperto con l’Iran. Anche il Quirinale vorrebbe capirci qualcosa. Essendo il Presidente della Repubblica il Capo supremo delle forze armate e siccome c’è una guerra vera a due passi da casa, sarebbe bene avere chiare le idee su cosa stiamo facendo e dove stiamo andando. Ecco perché viene considerata «imminente» una convocazione del Consiglio supremo di difesa. Un attimo dopo, cioè oggi, che il governo avrà informato il Parlamento sul quadro generale e sulle decisioni imminenti.

Il governo riferisce in Parlamento

Saranno di nuovo il ministro della Difesa Guido Crosetto e il ministro degli Esteri Antonio Tajani a spiegare oggi, prima alla Camera poi al Senato, a che punto siamo nell’interlocuzione con Washington, con Tel Aviv e con i paesi della penisola araba, Kuwait, Bahrein, Qatar, Emirati arabi che ci hanno già chiesto aiuto per difendersi dai lanci di missili a corto raggio e droni con cui Iran sta attaccando la penisola. Quella dei ministri sarà una comunicazione a cui seguirà il voto di risoluzioni di maggioranza ed opposizione.

La questione delle basi in Italia

«Gli Stati Uniti non ci hanno ancora chiesto l’uso delle basi sul nostro territorio (almeno sei quelle più importanti, ndr) in relazione al conflitto in Iran – ha precisato ieri mattina il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano – però stiamo valutando la richiesta di mezzi difensivi». La «valutazione» è diventata «decisione» nel primo pomeriggio di ieri dopo l’ennesimo vertice a Palazzo Chigi convocato dalla premier Meloni con i ministri coinvolti e i capi delle intelligence.

Le ipotesi militari: fregate e difesa antidrone

Molto probabilmente sarà un decreto lo strumento legislativo con cui decidere l’impiego dei nostri sistemi d’arma. Le ipotesi riguardano non solo i sistemi anti drone e Samp-T. Si parla anche dell’invio di una fregata per difendere l’area dei Paesi del Golfo. Nel Mediterraneo del sud abbiamo già la nave Schergat impegnata nell’operazione Mare sicuro. Più difficile sarebbe l’impiego della Virginio Fasan, che è sotto bandiera Nato. Entrambe le fregate sono utilizzabili in funzione antidrone con un sistema di Difesa radar che avvista gli intrusi a circa duecento chilometri di distanza. Inoltre dispongono di missili Aster 30 (gli stessi utilizzati con il Samp -T) con un raggio d’azione di cento chilometri e un cannone da 76 millimetri. Il modello è lo stesso dell’Ucraina: forniamo strumenti per la difesa di paesi amici, quindi «non siamo in guerra con nessuno». Sempre più difficile da credere e da sostenere.

Il nodo della Nato e il missile in Turchia

In questo marasma c’è un “problema” Nato che il socio di maggioranza Washington non ha coinvolto neppure a livello di condivisione. Ieri però un missile iraniano è stato intercettato e abbattuto in Turchia, paese Nato, da forze Nato. L’Alleanza è coinvolta? Il lancio del missile non ha fatto scattare l’articolo 5, ovvero la difesa del sistema Nato. Ma la portavoce della Nato Allison Hart ha condannato il lancio del missile in Turchia: «La Nato è al fianco degli alleati compresa la Turchia nel difenderli dall’indiscriminato attacco iraniano nella regione». Nella sostanza il sistema di difesa e di deterrenza dell’Alleanza è vigile, in allerta e quindi interviene in difesa anche senza ingaggi.

Sigonella e il traffico aereo militare

Oggi il governo dovrà chiarire anche il tema delle basi Usa in Italia. Al momento, come hanno ripetuto tutte le fonti, non sono state richieste e quindi non sono coinvolte. Il traffico alla base Usa di Sigonella è molto aumentato negli ultimi cinque giorni, velivoli cargo di rifornimento e droni. «Ma si tratta – si spiega – solo di rifornimento, logistica e sorveglianza aerea, non c’è utilizzo come trampolino di lancio per gli attacchi su Teheran». Per questo servirà l’ok del governo e del Parlamento italiano.

Il quadro dell’intelligence

Il sottosegretario Mantovano ieri ha presentato la Relazione annuale delle nostre agenzie di intelligence sullo stato dell’arte della sicurezza interna ed esterna. Un quadro «complicato di crisi sistemiche e sfaccettate, multiple e ibride». Accanto al sottosegretario ieri sedevano i capi delle nostre agenzie, il prefetto Rizzi che guida il Dis, Gianni Caravelli che guida l’Aise e Bruno Valensise che guida l’Aisi. A margine della presentazione è stato possibile raccogliere qualche informazione più dettagliata del quadro in Iran, della sua evoluzione. E anche qualche piccola luce sul ruolo del nostro Paese.

Il possibile ruolo di mediatore dell’Italia

In generale, si può che «non è vero che eravamo all’oscuro di tutto» e che «l’attacco era considerato imminente». E che tutto sommato il ruolo dell’Italia potrebbe essere quello di «paese mediatore con la repubblica islamica in virtù degli ottimi rapporti che la nostra intelligence ha storicamente con Teheran». Insomma, inutile coinvolgerci adesso «con la richiesta di utilizzo delle basi militari (già richieste prima dell’attacco a Spagna – che ha detto no – a Germania e Uk che hanno detto sì, ndr) se poi dovessimo giocare un ruolo nella costruzione di una mediazione».

L’arsenale iraniano e la strategia nel Golfo

Si tratta di una versione possibile che certamente potrebbe far comodo veicolare in questa fase. Altre informazioni di scenario utili. La dotazione di armi dell’Iran conta circa «2000 missili a lungo raggio e circa 3000 quelli a corto-medio raggio» che sono quelli usati sui paesi del Golfo. Un arsenale non infinito che spiega i lanci ridotti e mirati di queste ore. «La strategia dell’Iran è chiara – è stato spiegato – colpire i paesi arabi per fare sì che siano loro a chiedere a Washington di porre fine alla guerra». Inoltre, l’Italia non sarebbe a portata «né di missile né di drone». Che però è il contrario di ciò che hanno sostenuto.

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