Il gruppo tedesco stima una capacità produttiva in eccesso di 500mila auto l’anno negli stabilimenti in Germania. Sui conti pesano la concorrenza cinese, i dazi americani e le difficoltà della transizione all’elettrico
Volkswagen ha annunciato il taglio di 50mila posti di lavoro e la riduzione della metà dei modelli offerti sul mercato, mentre fa i conti con la crescente concorrenza delle case automobilistiche cinesi in Europa e con il peso dei dazi sulle auto esportate negli Stati Uniti.
Il gruppo tedesco, che oltre a Volkswagen controlla marchi come Audi, Porsche e Lamborghini, ha anche calcolato che i suoi stabilimenti in Germania hanno una capacità produttiva superiore alle necessità di circa 500mila vetture l’anno. Per il momento, però, non ha indicato quali fabbriche potrebbero essere coinvolte né come saranno distribuiti i nuovi tagli al personale.
Cinquantamila posti di lavoro in meno
Volkswagen è impegnata da anni in una difficile ristrutturazione, da un duro confronto con i potenti sindacati tedeschi. Il ridimensionamento è già cominciato: in Germania il numero dei dipendenti è sceso dai 275mila del 2023 ai 254mila registrati al 30 giugno 2026, secondo l’ultima relazione finanziaria del gruppo.
Ora la riorganizzazione accelera. Non si tratta soltanto di ridurre il personale. Volkswagen vuole semplificare anche l’offerta: il numero dei modelli sarà dimezzato e verrà ridotta del 75% la complessità delle configurazioni disponibili. Per i clienti significherà avere meno modelli tra cui scegliere e meno possibilità di personalizzare le vetture.
«I modelli prioritari punteranno a distinguersi per design e tecnologia e beneficeranno della concentrazione su un numero minore di varianti», ha spiegato Volkswagen. Secondo il gruppo, la strategia consentirà di ottenere «volumi più elevati per modello, costi inferiori e maggiori economie di scala».
La pressione delle auto cinesi
Dietro la scelta c’è soprattutto una competizione internazionale diventata molto più dura. «Di fronte alla concorrenza internazionale, le sfide per Volkswagen e per l’industria automobilistica tedesca sono enormi», ha dichiarato Olaf Lies, presidente della Bassa Sassonia, il Land tedesco che è il secondo maggiore azionista di Volkswagen AG, la società capogruppo.
«Abbiamo bisogno di condizioni competitive e di una politica commerciale che rafforzino la nostra base industriale in una competizione globale sempre più feroce», ha aggiunto Lies.
Uno dei problemi più seri arriva proprio dall’Europa, dove Volkswagen deve fronteggiare la rapida crescita dei produttori cinesi, in particolare nel mercato delle auto elettriche.
Il conto dei dazi americani
Sull’altro fronte ci sono gli Stati Uniti e i dazi sulle importazioni. Secondo quanto comunicato recentemente agli investitori, le tariffe americane potrebbero costare a Volkswagen tra 4,7 e 5,8 miliardi di dollari soltanto quest’anno.
Il gruppo produce circa 200mila automobili negli stabilimenti statunitensi, ma continua a importarne ogni anno circa 240mila dall’Europa, sottoposte a un dazio del 15%, e altre 287mila dal Messico, sulle quali grava una tariffa del 27,5%.
Sono numeri che rendono pesante l’impatto della politica commerciale americana sui conti del gruppo.
La frenata sull’elettrico
A complicare il quadro c’è la transizione verso l’auto elettrica. Come molti altri grandi costruttori, Volkswagen aveva programmato investimenti massicci per spostare progressivamente la produzione dai motori tradizionali ai veicoli elettrici.
Negli Stati Uniti, però, la riduzione degli incentivi e del sostegno all’elettrico decisa dall’amministrazione Trump ha cambiato lo scenario. Ad aprile Volkswagen ha fermato la produzione della ID.4 elettrica destinata al mercato americano.
Anche in Europa la strategia sull’elettrico è diventata più difficile. Qui il problema è diverso: la domanda c’è, ma Volkswagen deve contendersela con le case automobilistiche cinesi, che stanno aumentando le vendite dei loro modelli elettrici.































