L’Ufficio parlamentare di bilancio migliora di quattro decimi le previsioni sull’economia italiana per il 2026. A sostenere la crescita investimenti del Pnrr, consumi ed esportazioni. Restano le incognite legate a inflazione, salari e tensioni geopolitiche
L’economia italiana tiene. Lo conferma l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che nella Nota sulla congiuntura di agosto ha diffuso le previsioni macroeconomiche per il nostro paese.
Per il 2026 si stima il Pil allo 0,9%, una revisione di ben quattro decimi di punto percentuale rispetto alle valutazioni di aprile, pubblicate in occasione dell’esercizio di validazione del Documento di finanza pubblica. «Un segnale importante», commenta Paolo Longobardi presidente di Unimpresa, «non un dato calato dall’alto ma il risultato di un’economia reale» che ha un andamento decisamente più favorevole nella prima metà dell’anno corrente, complici gli investimenti, soprattutto quelli del Piano di ripresa e resilienza (Pnrr), e le esportazioni. Restano invece invariate le previsioni di Pil per il 2027, ferme allo 0,6%; e quelle dell’inflazione per l’anno corrente, in aumento verso il 3%: nel 2027 potrebbe riallentare al 2,3%.
Consumi e salari: il potere d’acquisto in bilico
A permettere al Pil italiano di aumentare rispettivamente dello 0,3% e dello 0,2% nel primo e secondo trimestre del 2026 sono stati i consumi delle famiglie, che hanno sostenuto appieno la crescita nel periodo invernale. Secondo Upb è aumentato il potere d’acquisto, anche se per Istat «dopo dieci trimestri consecutivi in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’inflazione, nel secondo trimestre 2026 si registra un’inversione di tendenza». Tra aprile e giugno 2026, infatti, la crescita annua media delle retribuzioni contrattuali orarie è del 2,5%, mentre l’inflazione si attesta al 3%. «Finita l’illusione ottica di un rialzo delle retribuzioni sopra il livello dell’inflazione» osserva il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona, «ora si torna alla dura realtà e al fatto che gli stipendi non sono mai stati adeguati al costo della vita, né durante il governo Meloni né prima».
Nello scenario descritto dall’Upb i consumi delle famiglie manterrebbero per tutto il 2026 una moderata crescita, ma l’accelerazione dei prezzi e il senso di incertezza generale potrebbero alla lunga influire negativamente. Rispetto al resto dell’area euro la dinamica dei prezzi in Italia ha reagito più rapidamente, di fatto allineandosi all’inflazione dei partner europei. Con le previsioni correnti, ovvero una crescita al 3% per il 2026, il costo del lavoro aumenterebbe a un ritmo inferiore rispetto ai prezzi al consumo, determinando una temporanea erosione del potere d’acquisto dei redditi da lavoro.
Occupazione in crescita, produttività ferma
Il mercato del lavoro continua a fornire un contributo positivo all’economia, con l’occupazione in crescita e il tasso di disoccupazione in costante diminuzione, anche se rimane bassa la partecipazione, soprattutto giovanile, e la produttività è stagnante.
Pnrr ed export: i motori del 2026
Per Upb aumentano anche gli investimenti, trainati soprattutto dalla fase finale del Pnrr. Nel 2026 crescerebbero fino al 2,5%, per poi rallentare nel 2027 con l’esaurirsi dell’impulso dato dal programma di investimenti europeo Next Generation EU. Anche le esportazioni hanno mostrato un recupero nell’anno corrente, nonostante le politiche protezionistiche di molti paesi e i dazi imposti.
I rischi geopolitici ed energetici
Eppure, lo scenario macroeconomico resta esposto a rischi significativi, quali l’evoluzione delle tensioni geopolitiche e commerciali, la volatilità dei mercati energetici e finanziari, le tempistiche di attuazione del Pnrr e gli effetti dei cambiamenti climatici. Dapprima con lo scoppio della guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz e poi il tira e molla degli accordi tra Stati Uniti e Medio Oriente hanno aumentato la volatilità dei mercati energetici, gonfiando le quotazioni di petrolio e gas.
Poi ci sono le minacce commerciali delle politiche protezionistiche e la ricerca di maggiore sicurezza delle catene di approvvigionamento, elementi di vulnerabilità per l’economia mondiale. Nonostante ciò, l’economia mondiale continua a espandersi: il Fondo monetario internazionale stima un incremento del pil globale del 3,0% nel 2026 e del 3,4% nel 2027. Nell’area dell’euro l’inflazione resta intorno al 3 per cento, superiore all’obiettivo della BCE.
































