11 Luglio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

14 Mag, 2026

L’Hantavirus, il Covid e gli assembramenti felici

Il panico da Hantavirus fa tornare la mente ai giorni del lockdown da Covid: oggi la quarantena è un congedo morale, il cittadino modello è quello che si isola


Avevamo appena ricominciato a tossirci addosso con una certa serenità, a stringerci la mano senza l’impressione di firmare un testamento biologico, ed ecco il nuovo spettro: Hantavirus. Nome perfetto, tra il cattivo di un film Marvel e una marca di yogurt probiotico. Il nuovo virus arriva dai topi. E la cosa, sia chiaro, un po’ ci rode. C’è qualcosa di quasi comico nel fatto che la civiltà globale venga periodicamente rimessa in riga da creature minuscole. Primi furono i i pipistrelli. Attendiamo con rispetto il momento in cui la prossima emergenza planetaria verrà trasmessa da un criceto abbastanza motivato. Naturalmente nessuno sa bene quanto l’Hantavirus sia pericoloso. Ma questo dettaglio, nel nostro tempo, è secondario.

Il virus come genere letterario

Il virus contemporaneo non è solo una faccenda medica. È soprattutto un genere narrativo. Una volta c’erano i western. Poi i polizieschi. Adesso c’è il bollettino sanitario. L’eroe contemporaneo non salva il mondo sparando ai banditi. Resta sul divano. Possibilmente in tuta. Ordinando hummus tramite app. “Restate a casa” torna lentamente a circolare come una vecchia canzone italiana che credevamo dimenticata. All’inizio la senti piano. Un virologo prudente in televisione. Un assessore che invita alla cautela. Un esperto che pronuncia la parola “monitoraggio”. Poi, nel giro di tre giorni, tua moglie accumula scatolame come se dovesse attraversare l’Atlantico su una zattera. Il punto è che ci abbiamo preso gusto. Non alla pandemia, ovviamente. A quella no.

Il nuovo cittadino modello

Anche se dopo il Covid abbiamo scoperto italiani capaci di rimpiangere perfino le autocertificazioni, come si rimpiange il militare o un vecchio amore tossico. Ci abbiamo preso gusto alla protezione. Perché il mondo fuori è faticoso. La gente parla troppo forte. Il traffico è insopportabile. Gli uffici pure. I vicini di tavolo nei ristoranti ascoltano vocali senza cuffie. E allora, diciamolo sinceramente: l’idea di ricevere un ordine superiore che ti autorizza ufficialmente a sparire dal mondo esercita un certo fascino.

La quarantena come congedo morale. Non devi uscire. Non devi vedere nessuno. Non devi inventarti scuse. Finalmente puoi dichiarare guerra all’umanità senza sembrare maleducato. Il vero capolavoro del nostro secolo è questo: essere riusciti a trasformare l’isolamento in un gesto civico. Una volta il cittadino modello era quello che partecipava. Andava alle assemblee, ai sindacati, alle sezioni di partito. Adesso il cittadino ideale è quello che non disturba. Sta in casa. Compila moduli. Aggiorna password. Fa la fila online.

Il condominio globale

La politica contemporanea sogna un’umanità educatissima e remotizzata. Niente piazze. Niente cortei. Niente sputi ideologici. Al massimo una petizione digitale firmata dal letto mentre guardi una serie danese sulla depressione. Naturalmente il virus esiste davvero. Sarebbe idiota negarlo. Ma il problema è che ormai il contagio è diventato una metafora universale. Tutto contagia. Le idee. Le emozioni. Le opinioni. Perfino l’allegria è sospetta. Uno ride in metropolitana e gli altri pensano immediatamente: “Che avrà?” Il futuro prossimo sarà probabilmente questo gigantesco condominio globale dove ciascuno vive prudentemente separato dagli altri.

“Per il vostro bene”

Ci parleremo attraverso schermi sempre più sofisticati, fingendo che sia la stessa cosa. E ogni tanto qualcuno dirà: “Però almeno durante le quarantene si stava più tranquilli”. Perché la tranquillità è diventata il nostro grande oppio. Badate: non la felicità. La tranquillità. Che è una cosa diversa. Molto più modesta. E molto più pericolosa. La felicità comporta casino. Viaggi. Errori. Persone sbagliate. Treni persi. Baci e sesso con sconosciuti. Discussioni inutili alle due di notte. La tranquillità invece è sterilizzata. Consegna a domicilio.

Temperatura corporea regolare. Connessione stabile. Carta fedeltà della farmacia. Ed è qui che il virus diventa politico. Perché qualsiasi potere adora i cittadini spaventati il giusto. Non terrorizzati: quello produce rivolte. Appena inquieti. Quanto basta per accettare volentieri nuove regole. “Per il vostro bene”, naturalmente. Che è la frase più pericolosa mai inventata dopo “ti devo parlare”. Così torneremo lentamente dentro casa. Nessun drone che ci insegue. Nessun coprifuoco militare. Molto peggio. Con gentilezza. “Si consiglia prudenza”. “Limitare le occasioni sociali”. “Evitare assembramenti non necessari”.

L’animale sociale e chiassoso

Che già la parola “assembramento” sembra inventata da un geometra ostile alla specie umana. Eppure, nonostante tutto, accadrà qualcosa di buffo e molto italiano. Dopo due settimane chiusi in casa, metà del Paese ricomincerà a fare il pane. L’altra metà aprirà profili social dedicati ai lieviti madre. I più colti riscopriranno Seneca. I più disperati chiameranno l’ex. E infine, inevitabilmente, qualcuno organizzerà aperitivi clandestini. Perché l’essere umano sarà pure una creatura paurosa, ma resta un animale sociale. Imperfetto, chiassoso, imprudente. Per fortuna. Altrimenti il futuro sarebbe davvero insopportabile: un pianeta silenzioso, igienizzato e prudentissimo, dove nessuno si ammala più perché nessuno vive abbastanza da combinare guai.

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