8 Ott, 2026

Difesa Stasi: «Rifare analisi sul dispenser del sapone»

Sul caso Garlasco arriva una nuova richiesta dei legali di Alberto Stasi. Che chiedono che vengano ripetute le analisi sul dispenser del sapone di casa Poggi



Su Garlasco arriva la nuova richiesta della difesa di Alberto Stasi. E riguarda il dispenser del sapone trovato nel bagno al piano terra della villetta di via Pascoli, dove entra chi ha ucciso Chiara Poggi. E dove ci sono “altre impronte digitali che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite”. I legali dell’allora fidanzato della vittima chiedono alla Procura di Pavia “di disporre specifici accertamenti anche su questo reperto”. Sostenendo che, oltre alle due impronte digitali attribuibili all’ex bocconiano, le altre ritenute dal Ris di Parma non utili ad alcuna comparazione “non venivano riportate/elencate” nella loro relazione dattiloscopica. E non avendo a disposizione le fotografie scattate sul reperto, “non ci si era mai accorti che la situazione fosse ben differente da quella paventata dall’accusa”.

Altre impronte digitali

L’elemento – nonostante l’assenza di sangue nel sifone e la presenza di capelli a indicare un lavabo non ripulito – è stato un indizio nella condanna definitiva a carico di Stasi. Il quale avrebbe lasciato le sue impronte nell’atto di riposizionare il dispenser dopo essersi lavato le mani. Nel 2017, in prospettiva revisione, la difesa di Stasi, “chiedeva al Ris di fornire le fotografie a colori del dispenser e dei rilievi dattiloscopici effettuati sullo stesso per svolgere un’analisi specifica del reperto”. Elementi forniti il 25 luglio 2017 e su cui viene fatta, per i legali, una relazione tecnica da Oscar Ghizzoni. “Dei nove contatti presenti nella sola porzione fotografata nel 2007 dell’applicatore del sapone, almeno tre contatti risultavano utili per un confronto ma, all’epoca, ne sono stati utilizzati solamente due”, scrive l’esperto.

La presenza di “molteplici e vari contatti e di colature di sapone portano a escludere un lavaggio dell’oggetto” dopo il delitto del 13 agosto 2007. Mentre l’attenta osservazione “evidenzia la presenza di altre impronte digitali che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite”. Uno studio quindi che, secondo i legali di Stasi, “non solo esclude categoricamente che quel dispenser del sapone sia mai stato lavato da Stasi (e, dunque, fa venir meno un grave indizio a suo carico). Ma oltretutto “evidenzia la presenza di altre impronte digitali che oggi potrebbero essere analizzate e attribuite”.

Il no della pm a Garofano

Un altro particolare che emerge sempre dagli atti raccolti dai pm di Pavia nella tranche dell’inchiesta sull’operato del Ris riguarda Luciano Garofano. L’allora comandante del Ris di Parma chiese di partecipare come “osservatore” a due delicati sopralluoghi nella villetta di Garlasco. Ma non fu autorizzato dalla pm di Vigevano, Rosa Muscio, allora titolare dell’indagine con il procuratore, Alfonso Lauro.

Il dossier Cappa

Negli atti di chiusura indagine su Andrea Sempio, spunta anche un dossier sulla famiglia Cappa, mai indagata. Una relazione di 25 pagine, dove accanto al nome di ciascuno dei familiari vengono inserite le sit, il numero di scarpe indossate, il traffico telefonico e gli spostamenti di quel 13 agosto 2007. Una serie di appunti senza firma riguardanti sospetti su alibi e osservazioni su reperti sequestrati, come il tutore di una delle gemelle, Paola Cappa. E sulle intercettazioni mancate sul telefono di Ermanno Cappa.

Le memorie di Sempio

All’inizio della prossima settimana dovrà poi emergere quali e quante memorie verranno depositate alla Procura di Pavia dalla difesa di Andrea Sempio. I suoi difensori hanno incaricato il pool dei loro consulenti di valutare le nuove relazioni allegate. Quella dell’antropologa forense Cristina Cattaneo.E quella di Biagio Eugenio Leone, in cui si indica che “l’intervallo fra le prime lesioni e la morte” di Chiara “è più verosimilmente definibile nell’ordine di alcune decine di minuti. Prudentemente non inferiore a circa 15-30 minuti e plausibilmente compreso fra 30 e 60 minuti, pur non essendo scientificamente definibile con maggiore precisione”.

E poi quella di Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli in cui si sostiene che le “dimensioni di una scarpa modello Frau taglia 42” risultano compatibili “con le misure del piede di Sempio”. “Lunedì prossimo faremo una riunione con i consulenti – ha spiegato l’avv. Cataliotti – per confrontarci e decidere su quali punti rispondere e cosa rispondere. Abbiamo tempo fino al 18 ottobre”, per depositare.

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