Nel caso Garlasco spuntano altre analisi del Ris mai depositate, riguardanti un test negativo sulla presenza di sangue sulla bici di Stasi e del Dna maschile sui pedali
Il caso Garlasco riserva nuove scoperte documentali. O meglio, nuovi pezzi mancanti al fascicolo delle indagini dell’epoca. Secondo la Procura di Pavia, che dopo la chiusura indagini a carico di Andrea Sempio sta indagando anche sull’operato dei Ris di Parma, alcune analisi svolte subito dopo il delitto non sarebbero mai state depositate.
Test negativo del sangue sulla bici
Una prima analisi è quella del 20 settembre 2007. Ed è il capitano Alberto Marino, consulente della pm di Vigevano Rosa Muscio, a stilare le informazioni leggibili. “Smontati i pedali bici uomo. Quello con vite destrorsa reca almeno 2 traccette brune comb. (+) nella parte terminale ex.”.
Dunque il combur test, l’esame preliminare per le tracce di sangue, è positivo. “Quello con vite sinistrorsa reca almeno una traccia bruna su un tacchetto della zigrinatura comb. (+). Quest’ultimo viene prelevato per OBTI (-)”. L’ultima riga, invece, di questo test che non sarebbe confluito in nessuna relazione, restituisce un risultato negativo: non c’è sangue.
In pratica, nei laboratori del Ris di Parma un’analisi specifica per la ricerca di sangue compiuta sui pedali della bici di Alberto Stasi dà esito negativo.
Il primo arresto di Stasi
Il risultato compare però solo in un’annotazione a mano interna ai Ris. Mentre non vi è traccia di quel risultato negli atti ufficiali del procedimento per la morte di Chaira Poggi. Il 24 settembre, ossia quattro giorni dopo, l’allora fidanzato della 26enne, Alberto Stasi viene arrestato per la prima volta. Ciò perché il campione biologico prelevato sulla bicicletta era ritenuto “con elevata probabilità” sangue. Quel reperto non venne poi riconosciuto come materiale ematico, tanto che Stasi fu scarcerato dopo pochi giorni. Ma soprattutto quello stesso reperto non sarebbe mai stato sottoposto a esame specifico per la ricerca di emoglobina.
Il Dna maschile sui pedali
L’altro documento dei Ris di Parma omesso nelle relazioni inviate ai pm dell’epoca emerge dall’ultima consulenza dei pm pavesi firmata dagli esperti Previderé e Grignani. E sarebbe un foglio di lavoro acquisito lo scorso 11 settembre dalla procura di Pavia. Su questo atto sarebbero stati annotati i risultati di analisi su un campione di Dna, riferibile sempre ai pedali della bici di Alberto Stasi. Campione denominato con la dicitura “bu_p_bis”. La data in calce sarebbe quella del 26 settembre 2007. Secondo l’esito delle analisi quel reperto biologico sarebbe un composto in parte da “Dna umano” e in parte “Dna maschile”.
Si parla di “quantificazione 1,89e+001 per Dna umano (cioè 18,9 pg/ml) e 8,44 pg/ml Dna maschile non rinvenibile nelle relazioni tecniche o verbali di operazioni tecniche consultate”.
“Prassi non trasmettere dati superflui alle consulenze”
Il materiale e la documentazione sugli accertamenti irripetibili effettuati dal Ris di Parma ai tempi della prima indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, di cui la difesa di Alberto Stasi ha ripetutamente chiesto copia ottenendo il via libera solo recentemente, non sono “atti processuali per i quali è necessario un provvedimento giurisdizionale”.
Ciò in quanto sono stati esaminati “nel rispetto del pieno contraddittorio e non trasmessi ‘per prassi’ e per ritenuta superfluità in allegato agli elaborati di consulenza tecnica”. Lo ha scritto il 14 settembre 2017 l’allora presidente della Corte d’Assise d’Appello di Milano, Barbara Bellerio, dichiarando inammissibile l’istanza dei legali dell’ex studente bocconianio. Aggiungendo che “tuttavia nulla osta al rilascio delle copie richieste” da parte del reparto speciale dell’Arma.
Le presunte irregolarità
Un altro degli atti depositati con la nuova chiusura delle indagini a carico di Andrea Sempio e riguardante il filone dell’inchiesta sull’operato degli ufficiali dell’epoca del Ris nel quale sono state adombrate presunte irregolarità nella gestione dei documenti e del materiale su cui sono stati effettuati, 19 anni fa, i primi accertamenti. La richiesta riguardava i tracciati elettroforetici, le “impronte di confronto” a cui si aggiungono i dati grezzi, ora ottenuti dai legali del condannato, e sui quali – in particolari due relativi al Dna sui pedali della bici di Alberto – si è focalizzata l’attenzione degli inquirenti.
Le audizioni dei nuovi testi
La Procura di Pavia non ha ancora convocato i testi, tra cui l’ex pm di Vigevano Rosa Muscio, che dovrebbero essere ascoltati nel nuovo filone di indagine sul caso Garlasco con al centro l’attività svolta dai Ris durante la prima inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Non risulta allo stato che i magistrati pavesi abbiano delegato l’attività ai carabinieri. Ed anche se non si può escludere che procedano in autonomia, secondo quanto si apprende al momento, le escussioni non sono state calendarizzate. La deposizione dell’ex pm, ora giudice a Milano, dovrebbe essere rilevante per sciogliere una serie di questioni adombrate dagli attuali difensori di Stasi e su cui gli inquirenti stanno cercando i riscontri, come la vicenda dei ‘raw data’ e la distruzione di alcuni reperti. Tra i testi dovrebbero esserci anche gli ex consulenti nominati dalla difesa di Alberto Stasi, il professor Francesco Maria Avato e il dottor Matteo Fabbri.






























