Washington riporta negli Stati Uniti i velivoli a lungo raggio dopo quello che una fonte definisce un «incidente reale». Londra indaga sul presunto complotto: sei arresti, nessun esplosivo trovato. Il governo britannico indica possibili responsabilità iraniane, Teheran nega
Gli Stati Uniti hanno ritirato tutti i bombardieri a lungo raggio schierati nella base Raf di Fairford, nel Regno Unito, dopo una nuova minaccia sulla quale le autorità non hanno fornito dettagli. Una decisione insolita: anziché trasferire i velivoli in un’altra base della regione, Washington li ha fatti rientrare direttamente negli Stati Uniti.
«Possiamo confermare che tutti i bombardieri americani schierati a Raf Fairford sono stati trasferiti alle loro basi di origine negli Stati Uniti», ha dichiarato alla Cnn un funzionario americano, senza spiegare le ragioni dell’operazione.
Una fonte a conoscenza della vicenda ha però definito la nuova minaccia un «incidente reale».
Una decisione insolita
La base di Fairford, nell’Inghilterra sud-occidentale, ospita le operazioni dello Us Global Strike Command ed è stata utilizzata per il dispiegamento dei bombardieri supersonici B-1, impiegati anche nella guerra contro l’Iran.
Secondo l’analista della sicurezza nazionale della Cnn Alex Plitsas, a Fairford potevano essere presenti diverse decine di bombardieri. Il fatto che siano stati ritirati tutti, anziché semplicemente ricollocati, sarebbe indicativo della serietà con cui Washington considera la minaccia. Il ministero della Difesa britannico non ha commentato.
Gli arresti vicino alla base
La decisione americana arriva mentre prosegue l’indagine britannica sul presunto complotto contro Fairford.
Il 27 settembre la polizia aveva arrestato cinque uomini, cittadini britannici tra i 23 e i 25 anni provenienti dall’area di Londra, con l’accusa di reati legati al terrorismo e agli esplosivi. L’intervento era scattato dopo la segnalazione di tre veicoli sospetti nei pressi della base.
Un’ampia zona era stata transennata e decine di abitazioni erano state evacuate. Nei tre furgoni, tuttavia, non erano stati trovati esplosivi. Secondo le autorità britanniche era stata invece trovata benzina «in grandi quantità».
I cinque uomini sono stati successivamente rilasciati su cauzione. Una decisione criticata dal presidente americano Donald Trump, che aveva commentato: «Io non l’avrei fatto».
Giovedì è stato arrestato anche un cittadino britannico-iraniano di 25 anni in relazione al presunto complotto.
Londra indica l’Iran, Teheran nega
Il premier britannico Andy Burnham ha affermato che esistono «forti indicazioni» di un coinvolgimento iraniano nell’incidente.
Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva parlato delle «mani di un attore straniero», senza fornire ulteriori dettagli, ricordando che l’Iran ha minacciato di colpire interessi americani nel mondo.
Teheran respinge invece ogni accusa. Il governo iraniano ha definito le ricostruzioni britanniche prive di fondamento e ha convocato l’ambasciatore del Regno Unito. Il viceministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi ha chiesto a Londra di rivedere quello che ha definito il suo «approccio inappropriato» nei confronti dell’Iran.































