Alemanno la chiama «destra sommersa», ma la galassia fuori dalla destra di governo è un arcipelago: CasaPound, Forza Nuova, Futuro Nazionale e ora Marco Rizzo si incrociano sui temi e si dividono sulla leadership
Per Gianni Alemanno è la «destra sommersa». Ma forse è una definizione troppo rassicurante, quasi subacquea, come se bastasse aspettare la bassa marea per non vederla più. A guardare cosa sta accadendo, sarebbe più esatto parlare di destra riemersa. Dai fondali della destra sociale, dalle periferie identitarie, dai circoli più radicali, dalle nostalgie mai davvero morte e dalle tante tribù che cercano una casa politica fuori dal perimetro della destra di governo.
Il punto è che questa destra riemersa non vuole un solo comandante. E soprattutto non sembra disposta a mettersi sull’attenti davanti a Roberto Vannacci.
Alemanno, del resto, non è un osservatore esterno. È parte della storia che oggi si sta riannodando. A Orvieto ha provato a saldare la propria tradizione della destra sociale con Futuro Nazionale, affiancando il generale nella costruzione di una nuova destra sociale e sovranista.
Ma la fotografia non è completa. Isabella Rauti e Francesco Storace, due figure che appartengono a pieno titolo a quella tradizione, hanno mantenuto una distanza dall’operazione vannacciana. Non è un dettaglio: significa che la continuità genealogica non produce automaticamente una continuità politica. Il vecchio albero ha molti rami e non tutti hanno scelto di innestarsi sul tronco del generale.
Il pantheon e il comandante
Il pantheon, invece, è abbastanza riconoscibile: Mussolini, Evola, Almirante, Ezra Pound, Céline. E persino Pasolini viene talvolta arruolato con una disinvoltura che meriterebbe maggiore prudenza, come se una citazione bastasse a trasformare un autore complesso in un santino ideologico. Cambiano gli interpreti, ma i riferimenti tornano.
Condividere un pantheon non significa condividere una caserma. La storia dei rapporti fra Vannacci e la destra radicale lo dimostra.
Nell’agosto 2023 Roberto Fiore offrì al generale la candidatura di Forza Nuova alle suppletive di Monza. Vannacci rifiutò, dicendo di voler continuare a fare il soldato. Forza Nuova aveva visto in lui un possibile catalizzatore prima ancora che decidesse di fare politica. Ma il generale scelse un’altra strada.
Attorno a Vannacci sono poi comparsi uomini provenienti da quell’area, compresi esponenti con trascorsi in CasaPound e Forza Nuova. Ma gli incroci personali non equivalgono a un’appartenenza organizzativa. CasaPound non è Futuro Nazionale, Forza Nuova non è Futuro Nazionale e Futuro Nazionale non è la casa comune della destra radicale.
CasaPound e la remigrazione
Anzi, CasaPound offre la prova più clamorosa della distanza. Il terreno comune è la remigrazione. CasaPound, attraverso il Comitato remigrazione e riconquista, ha raccolto 150mila firme per una proposta di legge di iniziativa popolare e le ha depositate alla Camera. Il messaggio a Vannacci è stato chiaro: se la remigrazione è davvero una priorità, bisogna passare dalle parole ai fatti.
Ed ecco che proprio mentre le parole d’ordine si sovrappongono, le strade divergono. CasaPound non è confluita in Futuro Nazionale e Vannacci ha annunciato una propria iniziativa legislativa.
Poi è arrivato il caso romano di via Napoleone III. Parlando di sgomberi, il generale ha indicato anche la sede romana di CasaPound: «Poi arriverà anche il momento di CasaPound». E allora il paradosso è servito: la destra che condivide la remigrazione non condivide necessariamente la casa. Quella che parla di sovranità può trovarsi dall’altra parte della barricata quando si parla di occupazioni e legalità.
I pezzi che Vannacci perde per strada
Il generale non deve fare i conti soltanto con gli avversari esterni. Comincia a perdere pezzi anche dentro casa. Il caso più vistoso è quello di Sassari.
Marcello Orrù ha annunciato l’uscita di 500 tesserati da Futuro Nazionale e il passaggio verso Italia Domani di Marco Rizzo. La cifra è stata però contestata dal responsabile sardo di Futuro Nazionale Gianluca Dessì, secondo il quale gran parte delle tessere indicate farebbe riferimento agli stessi recapiti.
Al di là del giallo delle tessere, il dato politico resta. Rizzo prova a pescare nello stesso mare di Vannacci: sovranità, critica alla globalizzazione, diritti sociali, rifiuto delle vecchie categorie di destra e sinistra. E alcuni ex vannacciani gli rispondono.
È il paradosso di una destra che accusa la sinistra di essere prigioniera di categorie superate e rischia di frantumarsi proprio sulla definizione della propria identità. Da Cuneo a Latina, da Benevento a Siracusa, arrivano intanto segnali di comitati che guardano altrove. Sono episodi da verificare nella loro consistenza numerica, ma raccontano un’insofferenza politica.
Un arcipelago, non un esercito
Ecco allora la fotografia della galassia riemersa: non un blocco, ma un arcipelago. C’è la destra sociale di Alemanno, quella identitaria di Vannacci, CasaPound con la sua autonomia, Forza Nuova con la propria storia e ora Marco Rizzo che prova a intercettare i transfughi.
Tutti possono incontrarsi su alcuni temi, ma quando si arriva a tessere, candidature, alleanze e leadership cominciano le divisioni.
Proprio Rizzo celebra oggi a Roma, al quartiere Eur, il congresso fondativo di Italia Domani, il suo nuovo orticello: «Loro mi hanno detto vieni con noi, ma lì non c’è politica, non ho bisogno di fare un altro giro in Parlamento, non è roba per me».
Vannacci ha parlato di «feccia» definendo orgogliosamente i «figli di nessuno» che si riconoscono nel suo progetto. Ma la battuta rischia di avere un curioso rovescio: esiste anche un’altra «feccia» – per usare il suo vocabolario – che non vuole essere comandata dal comandante.
Destra riemersa, appunto. Ma non tutta nello stesso punto e soprattutto non tutta dietro lo stesso generale.
Meloni ha portato una parte della destra al governo e, proprio facendo questo, ha lasciato ai margini un pezzo di inquietudini, nostalgie e pulsioni identitarie che cerca nuovi interpreti. Vannacci è uno di questi. Non l’unico. Il generale lo sta scoprendo nel modo più scomodo: gli uomini che condividono il pantheon non necessariamente condividono il comandante.































