Il Congresso boccia i due decreti contro l’emergenza abitativa. Decisivi sul provvedimento principale i sette voti di Junts insieme a PP e Vox. Sánchez si prende il fine settimana per decidere sul voto anticipato: tra le ipotesi c’è il ritorno alle urne il 29 novembre
Il governo di Pedro Sánchez incassa una sconfitta pesantissima in Parlamento. E ora sul futuro della legislatura spagnola si apre l’ipotesi delle elezioni anticipate.
Il Congresso dei deputati ha bocciato i due decreti varati dall’esecutivo per affrontare l’emergenza abitativa. Il primo, che conteneva il grosso delle misure, è stato respinto con 172 voti a favore e 178 contrari. Decisivi i sette deputati indipendentisti catalani di Junts, che hanno votato contro insieme al Partito Popolare e a Vox.
Il premier si è preso un periodo di riflessione e potrebbe decidere già nel fine settimana se interrompere la legislatura, la cui scadenza naturale è nel 2027. Tra le ipotesi allo studio c’è quella di convocare le elezioni generali per il 29 novembre, prima data utile in caso di scioglimento delle Cortes. La Moncloa, tuttavia, invita alla cautela: nessuna decisione è stata ancora presa.
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La sconfitta sulla casa
Il decreto principale prevedeva il blocco fino al 2030 degli sfratti delle persone vulnerabili prive di una soluzione abitativa alternativa, misure contro gli acquisti immobiliari da parte dei cosiddetti fondi avvoltoio, sovvenzioni per l’acquisto della prima casa e interventi di edilizia abitativa destinati ad aumentare gli alloggi a canone accessibile.
Il provvedimento era entrato in vigore mercoledì, ma aveva bisogno della convalida del Congresso per continuare a produrre effetti. Con il voto contrario della Camera decade.
È stato bocciato anche il secondo decreto, che conteneva altre misure sul mercato immobiliare e sugli affitti, con 166 sì e 184 no. In questo caso al fronte contrario si sono aggiunti anche i deputati del Partito Nazionalista Basco.
L’ultimo appello di Sánchez
Prima del voto Sánchez era intervenuto personalmente in Parlamento con un ultimo appello ai deputati di PP, Vox e Junts. Il premier aveva chiesto loro di pensare alle persone che hanno maggiore bisogno di protezione pubblica e di mettere da parte i calcoli politici.
Sánchez aveva anche avvertito che la caduta dei decreti avrebbe provocato un danno enorme al Paese, attribuendone la responsabilità direttamente ai partiti che avessero votato contro. «La storia vi giudicherà prima di quanto pensiate», aveva detto rivolgendosi all’Aula.
L’appello non è servito. I sette deputati di Junts hanno confermato il no, facendo venir meno i voti necessari al governo.
La protesta torna in piazza
La bocciatura ha immediatamente riacceso la protesta per la casa. Fuori dal Parlamento si sono levate le urla dei manifestanti, mentre a Puerta del Sol prosegue il presidio degli attivisti che chiedono affitti più accessibili e maggiori tutele contro gli sfratti.
I sindacati degli inquilini hanno rilanciato la richiesta di uno sciopero generale e sono previste mobilitazioni in decine di città spagnole. La crisi abitativa, già diventata una delle questioni sociali più esplosive del Paese, si intreccia così con una crisi politica che potrebbe portare gli spagnoli alle urne con un anno di anticipo.
Sánchez decide nel fine settimana
Il punto, ormai, va oltre i due decreti. La scelta di Junts mostra quanto sia diventato difficile per Sánchez costruire una maggioranza in Parlamento. Nel PSOE e nello stesso governo c’è chi ritiene che la bocciatura delle misure sulla casa possa rappresentare il momento per restituire la parola agli elettori. Altri invitano invece ad aspettare e a valutare anche l’ampiezza delle proteste previste nel fine settimana.
La decisione resta nelle mani del premier. Se Sánchez sceglierà di sciogliere le Cortes nei prossimi giorni, il 29 novembre è la prima data indicata per il possibile ritorno alle urne.






























