17 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Set, 2026

Pedopornografia, «multinazionale» su Telegram: mille utenti e 17 arresti

La comunità privata «New Saga» contava oltre mille utenti nel mondo. Accesso a pagamento in criptovaluta o in cambio di nuovo materiale. Decisivo un agente della Polizia Postale infiltrato fino ai vertici della rete


Una start-up della pedopornografia con le dimensioni di una multinazionale e un sistema di finanziamento strutturato. È la sintesi dell’attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato con il coordinamento della Procura di Roma e la collaborazione di Europol, Interpol e investigatori statunitensi dell’HSI, che ha portato al fermo di 17 presunti gestori di un traffico internazionale di immagini e video pedopornografici. I capi della presunta organizzazione avevano 22 e 28 anni.

Eccezionali i numeri dell’operazione, resa possibile grazie a un agente infiltrato che è riuscito a risalire la catena dell’organizzazione: sei ordinanze di custodia cautelare – cinque in carcere e una ai domiciliari per motivi di salute – nei confronti di tre presunti promotori italiani delle province di Napoli, Barletta e Verona, un cittadino svizzero e due residenti a Messina e Genova, oltre un 26enne incensurato di Cremona. Dieci invece gli arresti in flagranza durante le perquisizioni.

La comunità privata su Telegram

L’inchiesta ruotava attorno a «New Saga», una comunità privata su Telegram utilizzata per conservare e scambiare un ingente archivio di immagini e video di abusi sessuali su minori. Oltre 22mila i video e 34mila le immagini acquisite dagli investigatori, per complessivi 282,9 gigabyte di materiale illecito. Circa 200 i dispositivi sequestrati tra smartphone, computer, tablet e hard disk.

La rete aveva una dimensione internazionale: sono state tracciate 996 utenze estere, mentre 22 utenti italiani sono stati destinatari di perquisizioni. Dieci di loro erano ritenuti attivi nella diffusione del materiale.

Pagamenti in criptovaluta o il baratto

Secondo quanto riferito dal procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, la comunità contava oltre mille utenti nel mondo, che potevano pagare in criptovaluta per accedere ai contenuti, con somme comprese tra 3 e 9 dollari al mese. L’alternativa al pagamento era il baratto; come in un orrido scambio di figurine, alcuni pagavano condividendo nuovo materiale pedopornografico.

Facendo due conti e considerando, in via teorica, 1.000 utenti per dodici mesi, il sistema avrebbe generato tra 36.324 e 108.972 dollari l’anno. È una stima matematica e non del giro d’affari accertato dagli investigatori: non è noto quanti utenti pagassero effettivamente né per quanto tempo.

L’agente infiltrato nella rete

Decisive per accertare quanto finora emerso le tecniche di deanonimizzazione e il lavoro di un agente della Polizia Postale infiltratosi nella rete, fino a conquistare la fiducia degli associati e raggiungere un ruolo amministrativo. Telegram aveva più volte chiuso i gruppi, che riuscivano però a ricrearsi.

Per il direttore della Polizia Postale Ivano Gabrielli, si tratta della prima organizzazione di pedopornografia con vertici e promotori italiani capace di operare a livello mondiale. Il procuratore Lo Voi ha parlato di una struttura «paragonabile a una società multinazionale», con figure incaricate di svolgere funzioni amministrative e contatti praticamente in tutto il mondo.

La caccia alle vittime

L’indagine prosegue adesso sul binario più ostico: l’obiettivo è stabilire la provenienza del materiale per individuare le vittime e ricostruire l’origine delle immagini e dei video. Una parte del materiale, secondo quanto emerso, veniva immessa nella rete dagli stessi utenti attraverso la condivisione di nuovi contenuti.

Una piovra con un numero indefinito di tentacoli. I diciassette arresti sono la punta di un iceberg che difficilmente emergerà del tutto. La rete è ancora un luogo impenetrabile.

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