16 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Set, 2026

Istat, 3 milioni di italiane vittime di violenza prima dei 16 anni

Un'operatrice del numero antiviolenza 1522

Secondo il report Istat, chi subisce violenza sessuale prima dei 16 anni rischia di subirla ancora da adulta: l’incidenza sale al 57%. In oltre la metà dei casi gli abusi restano nel silenzio


Il 14,9% delle donne dai 16 ai 75 anni ha subìto almeno una violenza – fisica o sessuale – prima dei 16 anni. Il 15,3% delle donne italiane, pari a circa tre milioni, e l’11,4% delle straniere, oltre 244mila donne.

La quota di donne che ha subìto violenza fisica o sessuale nell’età adulta è del 31,9% tra le italiane. E del 27,4% tra le straniere. Ma sale rispettivamente al 57,2% e al 56,8% tra quelle che avevano subìto violenza sessuale prima dei 16 anni.

L’analisi Istat contenuta nel Report “Violenza contro le donne dall’infanzia all’età adulta” per il 2025, contiene la conferma di un assetto strutturale di fondo. E cioè che esiste un processo di trasmissione intergenerazionale della violenza. Così come uno stretto legame tra la violenza fisica e sessuale subita nell’infanzia e quella subita da adulte.

Le forme più diffuse

Le forme più diffuse di violenza contro le donne sono le spinte, gli strattonamenti e gli schiaffi. Condotte subite prima dei 16 anni dall’8,1% delle donne italiane. E dal 9,3% delle donne straniere. Le forme più gravi, essere colpite violentemente, prese a calci, percosse con oggetti, bruciate o ferite con un’arma, hanno riguardato il 3,1% delle italiane. E il 3,3% delle straniere. La violenza più grave è soprattutto per mano dei genitori.

Rispetto al 2014, tuttavia, anno della precedente indagine, si registra una diminuzione della quota di donne tra i 16 e i 70 anni che hanno subito violenze sessuali prima dei 16 anni. Il dato scende dal 10,6 al 7,8 per cento.

Palladino: “Grave impedire educazione sessuo-affettiva”

“I dati dell’Istat confermano con la forza dei numeri quello che i centri antiviolenza riscontrano da anni” (Lella Palladino, foto di Roberto Miele)

“E cioè che la violenza arriva in molti casi molto presto, in famiglia, da persone di fiducia. Emerge però solo molto tempo dopo, e nemmeno sempre, nella ricostruzione della propria storia con le operatrici a seguito di un accesso al centro antiviolenza o alla casa rifugio per una situazione di violenza vissuta da adulte”, ci spiega Lella Palladino, sociologa, attivista e fondatrice della cooperativa sociale EVA e vice presidente della Fondazione Una Nessuna Centomila.

“Importantissimi poi i dati sulla violenza assistita da bambine e bambini e sull’impatto che questa ha, sia rispetto alla vulnerabilità immediata – chi assiste alla violenza nei confronti della madre, spesso è un bambino o una bambina a sua volta maltrattata – sia nel corso del tempo. Perché i dati ISTAT ci dicono che con grande probabilità sarà una donna che subirà violenza da adulta o un uomo che la eserciterà”, aggiunge Palladino, che interviene a margine del terzo incontro del Corso di formazione Riconoscere, prevenire e contrastare la violenza di genere organizzato dall’Osservatorio distrettuale sulla violenza di genere al Tribunale di Napoli.

L’educazione sessuo-affettiva

“Di fronte a questi dati, la decisione di questo governo di impedire qualsiasi intervento di educazione sessuo-affettiva nel ciclo della scuola primaria appare ancora più grave. Un colpevole voltarsi dall’altra parte di fronte a un dramma incontestabile e alla possibilità di una vera prevenzione della violenza intervenendo prima che si formino gli stereotipi e i pregiudizi che alimentano la disparità tra i sessi e finiscono per legittimare la violenza maschile”, conclude Palladino.

Il Report evidenzia quindi una forte associazione tra l’esposizione precoce alla violenza e quella sperimentata successivamente. Tra le italiane l’incidenza raggiunge il 68,2% quando la violenza fisica nell’infanzia è stata commessa dal padre.

E il 64,4% quando l’autrice è stata la madre. Tra le straniere le quote sono rispettivamente del 65,6% e dell’88,1%. La violenza da parte del compagno attuale e al 2,8% tra le italiane. Sale al 16% quando l’uomo aveva subìto violenza fisica dal padre e al 18,6% quando l’aveva subita dalla madre.

L’ambito familiare e di prossimità

La violenza fisica interessa quote sostanzialmente analoghe tra le italiane,  9,2% e le straniere, 9,6%. Quella sessuale invece è più frequente tra le italiane (8,2% contro 3,4%), che da giovani subiscono più di frequente molestie sessuali, rispetto alle straniere. Le violenze sono perpetrate prevalentemente da persone conosciute dalla vittima, come accade per le violenze subite dopo i 16 anni.

E tra le persone conosciute rivestono un ruolo rilevante i genitori, indicati dal 3,9% delle italiane e dal 4,3% delle straniere. In particolare il padre o patrigno (2,7% e 3,7%). Seguono altri familiari, amici, conoscenti di vista e altre figure, come gli insegnanti, il personale sanitario o i religiosi, con frequenze più contenute.

Il silenzio sugli abusi

La maggior parte delle ragazze e delle bambine, oltre il 58%, non ha parlato con nessuno delle violenze subìte. La maggior parte degli episodi si verifica tra gli 11 e i 16 anni. Mentre l’8,2% delle vittime italiane colloca il primo episodio prima dei 6 anni. La ripetitività degli episodi di violenza sessuale, spiega l’Istat, si associa al tipo di autore che la commette.

Tra le donne italiane, gli episodi vengono descritti come rari o isolati dall’82,2% di quante indicano uno sconosciuto come autore della violenza. E dal 67% di quelle che indicano un conoscente. Al contrario, tra le donne che indicano il padre o patrigno come autore prevalgono gli episodi ripetuti.

Abusanti: spesso sono uomini

Il 7,2% delle donne italiane e il 2,8% delle straniere ha subito, prima dei 16 anni, contatti indesiderati nelle aree intime del corpo. Le forme più gravi sono meno frequenti e le differenze tra italiane e straniere si attenuano: il 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere è stato costretto a toccare le parti intime di qualcuno.

Parenti, amici e amici di famiglia rappresentano la maggior parte degli autori, quasi tutti di sesso maschile.

La violenza assistita

Essere testimoni di violenza in famiglia aumenta il rischio di subirla. Oltre a subire violenze fisiche e sessuali, le donne possono infatti essere state anche testimoni della violenza in famiglia. E questa “violenza assistita”, secondo l’Istituto di statistica, costituisce un importante fattore di rischio per la violenza subìta da piccole e da adulte. Oltre che essere una forma di violenza a sé stante. Lo riportano:

  • la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (la Convenzione di Istanbul)
  • la Direttiva (Ue) 2024/1385 relativa alla lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica.

Il 10,4% delle donne italiane e straniere ha assistito, durante l’infanzia, alle violenze verbali o fisiche tra i genitori. Nonché alle umiliazioni e denigrazioni rivolte ai fratelli (10,3% per le italiane, 11,6% per le straniere). Vivere in un clima di violenza rende più vulnerabili. Le donne che assistono alla violenza verbale o fisica da piccole sono anche quelle che, sempre da piccole, hanno subito più violenze fisiche e/o sessuali.

Fratelli e genitori

Prima dei 16 anni, il 6,9% delle donne italiane dichiara di aver assistito a episodi di violenza nei confronti dei fratelli. E il 6,6% di aver assistito ad almeno una forma di umiliazione o di violenza fisica tra i genitori. In particolare, il 6,6% delle donne ha assistito alla violenza verbale tra i genitori e il 2,1% alla violenza fisica. Le umiliazioni rivolte dalla madre verso il padre sono il 2,6%. Quelle del padre verso la madre il 5,6%. Mentre l’1,6% assiste alle umiliazioni reciproche tra i genitori.

Al contrario, per la violenza fisica prevalgono le situazioni in cui è il padre ad usare violenza fisica verso la madre.

Per le cittadine straniere, il 5,1% dichiara di aver assistito ad almeno una forma di umiliazione o di violenza fisica tra i genitori. Il 4,9% ha assistito a violenza verbale e il 2,5% a violenza fisica. Rispetto alle cittadine italiane risultano più frequenti gli episodi in cui il padre umilia la madre (4,5%) e quelli in cui usa violenza fisica nei suoi confronti (2,5%). Nello 0,6% dei casi le violenze fisiche sono reciproche. I dati evidenziano una chiara associazione tra il clima familiare e le esperienze di violenza subite prima dei 16 anni.

LEGGI: Lorena, il papà: “Politica unita contro la violenza sulle donne”

Figli testimoni di violenza

Tra le italiane che hanno subìto violenze da mariti o compagni, il 62,1% dichiara che i figli hanno assistito agli episodi.Tra le donne straniere, la quota è del 57,3%. I figli sono stati anche coinvolti direttamente nella dinamica della violenza nel 19,6% dei casi per le italiane. E nel 27,4% di quelli riferiti dalle straniere. Il 40,8% delle madri italiane ha rilevato nei figli ansie e paure eccessive. Il 29,6% maggiore irrequietezza, il 18,6% difficoltà ad addormentarsi o risvegli frequenti, il 12,7% comportamenti aggressivi e l’11,6% problemi scolastici. Tra le straniere, il 45,8% segnala ansie e paure, il 34,7% maggiore irrequietezza e il 33,1% disturbi del sonno.

A chi rivolgersi

In Italia, il numero unico nazionale 1522 è attivo 24 ore su 24. Offre sostegno e orientamento alle vittime di violenza di genere e stalking. Poi ci sono i Centri Antiviolenza (CAV). Sono spazi di ascolto e supporto psicologico e legale sparsi sul territorio nazionale. Infine, le Forze dell’Ordine, con il 112 in caso di emergenza immediata.

LEGGI: Femminicidi, solo 8 casi contestati su 34 donne uccise: perché la legge non funziona

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