Un’indagine senza precedenti ai vertici militari Usa dopo le rivelazioni sulle scorte ridotte di missili a lungo raggio e intercettori Patriot. Trump ordina la stretta sulle fughe di notizie mentre cresce la tensione sulla gestione di Pete Hegseth
Una caccia alle talpe senza precedenti ai vertici delle forze armate americane. Circa 50 tra ufficiali e dipendenti civili dello Stato maggiore congiunto degli Stati Uniti sono stati sottoposti al test del poligrafo in un’indagine sulle fughe di informazioni riservate alla stampa.
Al centro degli interrogatori ci sono anche le notizie sulle scorte di munizioni americane ridotte dalla guerra con l’Iran. Comprese quelle di missili a lungo raggio e intercettori Patriot.
A rivelare l’operazione è il New York Times, secondo cui i test sono stati effettuati nel mese di agosto. Agli ufficiali e ai funzionari è stato chiesto se avessero fornito ai giornalisti informazioni classificate e, in particolare, notizie sulla diminuzione delle scorte militari statunitensi.
Un’indagine senza precedenti
Lo Stato maggiore congiunto conta tra 1.500 e 2.000 ufficiali e funzionari e coordina operazioni, strategie e piani di guerra con i comandi militari americani nel mondo.
Ma una campagna di test del poligrafo di queste dimensioni ai livelli più alti delle forze armate non avrebbe precedenti nella storia militare americana moderna.
«Non ho mai visto utilizzare il poligrafo in modo così esteso o a livelli gerarchici così elevati», ha spiegato al New York Times il contrammiraglio in pensione Donald J. Guter, che è stato uno dei massimi responsabili della giustizia militare della Marina tra il 2000 e il 2002. «Nella mia esperienza, non ha precedenti».
Il Pentagono non ha commentato i dettagli dell’indagine. Il portavoce Sean Parnell ha spiegato che il dipartimento «non commenta questioni interne relative al personale o alle indagini», ma considera «estremamente seriamente» qualsiasi caso di diffusione di informazioni classificate riguardanti la sicurezza nazionale.
Proteggere le informazioni riservate, ha aggiunto, è essenziale per la sicurezza degli Stati Uniti e delle truppe americane dispiegate nel mondo.
Le scorte di missili ridotte dalla guerra con l’Iran
La stretta arriva dopo una serie di articoli che hanno rivelato come la guerra contro l’Iran abbia intaccato le scorte di alcune munizioni cruciali degli Stati Uniti. Tra cui missili a lungo raggio e intercettori Patriot.
Diverse testate hanno inoltre raccontato le preoccupazioni presenti all’interno dell’amministrazione sulla direzione strategica assunta dal conflitto.
Sono proprio queste rivelazioni ad aver provocato una reazione durissima della Casa Bianca. Donald Trump ha chiesto ai funzionari dell’amministrazione di intensificare la ricerca dei responsabili delle fughe di notizie. E ha definito «traditori» gli articoli critici sulla gestione americana della guerra con l’Iran e sulla carenza di munizioni.
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Il clima di sospetto al Pentagono
Secondo funzionari ed ex funzionari citati dal New York Times, le fughe di notizie hanno alimentato all’interno del Pentagono un clima di profonda sfiducia e sospetto. Attribuito anche alla gestione del segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Circondato da una ristretta cerchia di fedelissimi, Hegseth avrebbe allontanato oppure bloccato la promozione di almeno 80 tra generali, ammiragli e altri funzionari durante il suo mandato.
Già dall’inizio dello scorso anno il Pentagono ha avviato diverse indagini sulle fughe di informazioni in risposta agli articoli riguardanti la leadership di Hegseth. Lo stesso segretario alla Difesa era stato duramente criticato dopo aver condiviso informazioni sensibili sugli attacchi americani nello Yemen all’interno di un gruppo Signal.
Hegseth inoltre non tiene un briefing con i giornalisti accreditati al Pentagono sulla guerra con l’Iran dal 5 maggio e ha cercato di limitare l’accesso della stampa all’edificio. Una politica contestata in tribunale dal New York Times.
La stretta sulla stampa
Il mese scorso il dipartimento della Difesa ha inoltre licenziato l’editore e il direttore di Stars and Stripes, la testata finanziata dal governo che segue le forze armate americane.
I giornalisti hanno sostenuto che la decisione sia stata una ritorsione per gli articoli sulle condizioni sempre più difficili a bordo della portaerei USS Abraham Lincoln.
Trump continua però a difendere il suo segretario alla Difesa, sostenendo che stia facendo un «lavoro fantastico», nonostante le crescenti polemiche sulla gestione del Pentagono.
Le critiche arrivano anche dai repubblicani
A contestare Hegseth cominciano ora a essere anche esponenti repubblicani del Congresso. Il senatore della Carolina del Nord Thom Tillis, membro della commissione Forze armate del Senato, ha chiesto a Trump di sostituirlo.
«Non ho mai assistito a una gestione più inetta degli uomini e delle donne coraggiosi che servono il nostro Paese», ha scritto Tillis sui social.
Secondo il senatore repubblicano, Hegseth «è intimidito dalla competenza». Preferisce alimentare battaglie culturali anziché occuparsi con serietà della difesa nazionale e del benessere delle forze armate.
Tillis era stato tra i senatori che nel 2025 avevano votato per confermare Hegseth alla guida del Pentagono, pur avendo già allora espresso dubbi sulla sua nomina.






























