5 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Set, 2026

Femminicidio in A1, la madre di Lorena Isceri: «Aveva paura dell’ex»

Lorena Isceri, 45enne. A destra, Federico Vella, 36 anni

Il femminicidio sull’A1 di Lorena Iscemi, 45 anni, lanciata da un viadotto dal suo ex, potrebbe essere stato premeditato. L’autopsia dovrà chiarire se la donna sia morta per la caduta o prima


«L’avevo avvisata che l’avrebbe aspettata sotto casa. Fino a ieri le avevo chiesto di andare dalle forze dell’ordine, di denunciare. Ma lei mi rispondeva che ne sarebbe uscita da sola. Era una donna eccezionale, mentre lui si era rivelato un dottor Jekyll e Mr. Hyde».

Queste le parole di Samanta, amica di Lorena Isceri, la 45enne uccisa il 3 settembre in A1, lanciata da un viadotto dal suo ex, Federico Vella, 36 anni, prima di gettarsi anche lui nel vuoto. I due, lei un lavoro in un’azienda farmaceutica specializzata in medicina veterinaria, lui un impiego in una ditta di autonoleggi, secondo quanto riferisce il quotidiano sembra si fossero conosciuti in palestra a Firenze, città dove entrambi risiedevano. Una storia che si sarebbe conclusa ad agosto, dopo che erano stati insieme in vacanza in Grecia.

Le indagini

Secondo la Procura, Vella potrebbe aver premeditato il femminicidio in A1. È l’ipotesi al vaglio della Procura di Firenze, che sul caso al momento ha aperto un fascicolo per il reato di omicidio volontario all’interno del quale confluiranno tutti gli accertamenti necessari alla ricostruzione dei fatti. Lunedì 7 settembre sarà infatti disposta l’autopsia per chiarire se Lorena sia morta per la caduta dal viadotto o prima. Sarà effettuata anche un’autopsia sulla salma di Vella.

L’uomo, secondo quanto ricostruito fino ad ora, avrebbe sequestrato la ex compagna aggredendola nel garage di cui la donna aveva la disponibilità, nel quartiere fiorentino di Rifredi. Non è ancora chiaro se abbia usato delle fascette per legarla e rinchiuderla nel bagagliaio da dove Lorena sarebbe riuscita comunque a chiamare il 112 per chiedere aiuto e da dove è stata poi prelevata dall’ex prima di essere scaraventata dal viadotto “Lora”, nel tratto della “panoramica” dell’A1 in direzione Bologna.

La madre: «Aveva paura di lui»

«Aveva paura, infatti era stata giù da noi pure perché aveva troppo paura». L’ha detto la madre di Lorena Isceri. La donna è arrivata a Firenze insieme ad alcuni familiari. La donna ha spiegato di non aver ricevuto una chiamata dalla figlia mentre la 45enne si trovava in ostaggio dell’ex: l’ultima volta che l’aveva sentita è stata «la mattina alle dieci e mezzo» ed «era tranquilla». Alla domanda dei giornalisti se le avesse parlato della relazione con il 36enne, che aveva chiuso, la donna ha spiegato appunto che la figlia «aveva paura».

Quanto al perché Lorena non avesse denunciato il suo ex, la madre ha risposto: «Non voleva danneggiarlo, con la denuncia c’erano delle conseguenze anche penali, avevano detto, non lo so».

Incredulità fra colleghi e conoscenti

Incredulità e dolore: il femminicidio in A1 di Lorena Isceri lascia senza parole chi conosceva entrambi, e chi semplicemente li incrociava alla palestra di Firenze, in zona Novoli, che entrambi frequentavano, tipicamente nel pomeriggio dopo il lavoro. Davanti alla palestra sembra un giorno come un altro, ma con più facce spente e meno voglia di parlare, mentre il personale fa sapere educatamente che non rilascia dichiarazioni.

«Quando ho visto la notizia con la foto di Lorena ci sono rimasto malissimo», dice Leonardo, che l’aveva conosciuta proprio in palestra. «Erano tutti e due frequentatori assidui», racconta, «ma si allenavano ciascuno per conto suo». Con Federico, dice, «non ho mai parlato», ricordando però che negli ultimi tempi in palestra «vedevo che parlava molto con un’amica di Lorena, e mi ero chiesto se si fossero lasciati».

Fra chi non conosceva personalmente Vella, il giudizio è secco e senza appello: «Ha fatto bene ad ammazzarsi», sibila a mezza bocca un’altra cliente della palestra. Il suo profilo Instagram, ancora aperto, da ieri si è riempito di messaggi di condanna verso di lui, e di cordoglio per Lorena. All’opposto i colleghi di lavoro, nella piccola società di noleggio auto e furgoni dove era impiegato fino a ieri, fanno fatica a credere all’accaduto.

«Siamo devastati, è una tragedia inspiegabile», afferma uno di loro. «È una tragedia – ribadisce -, specialmente per le famiglie. Abbiamo poche parole e poca voglia di parlare».

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