Gli Stati Uniti colpiscono centri di comando, difese aeree e siti per il lancio di droni. Teheran risponde contro obiettivi americani nel Golfo e due petroliere vengono fermate nello Stretto di Hormuz. Il segretario di Stato Marco Rubio lascia aperta la porta ai negoziati
Rubio riapre ai negoziati con Teheran, ma sul terreno la guerra continua ad allargarsi. Mentre gli Stati Uniti hanno lanciato la nona notte consecutiva di attacchi contro obiettivi militari iraniani, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha assicurato che Washington resta disponibile a una soluzione diplomatica.
«Abbiamo provato più volte e continueremo a provarci. Se quella porta si aprirà, saremo felici di vederla aperta», ha dichiarato prima di partire per il vertice dell’Asean nelle Filippine.
Le sue parole arrivano però mentre il conflitto entra in una nuova fase. Nelle ultime ore gli attacchi americani hanno colpito centri di comando, siti di difesa aerea, sistemi di sorveglianza costiera, basi di lancio di droni e reti di comunicazione iraniane. Secondo media di Teheran, tra gli obiettivi raggiunti ci sarebbero anche diverse aree della città di Bushehr, dove si trova l’unica centrale nucleare civile dell’Iran.
I raid
Per il nono giorno consecutivo gli Stati Uniti hanno bombardato obiettivi iraniani. Washington afferma di voler ridurre la capacità militare di Teheran di colpire il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e le basi americane nella regione. L’Iran continua però a rispondere, portano il fronte degli attacchi ai Paesi del Golfo che ospitano militari statunitensi.
Nelle ultime ore i pasdaran hanno rivendicato attacchi contro installazioni americane in Kuwait, sostenendo di aver distrutto un sistema radar, un deposito logistico e un hangar che ospitava droni MQ-9 nella base di Ali Al Salem. Le autorità kuwaitiane riferiscono di aver intercettato diversi droni.
Rubio: «La diplomazia resta possibile»
Nonostante l’intensificarsi dei raid, Rubio sostiene che il dialogo non sia definitivamente tramontato.
«Abbiamo tentato più volte di parlare con l’Iran e continueremo a farlo», ha detto il segretario di Stato. Secondo Rubio, Teheran avrebbe continuato a inviare messaggi, direttamente e attraverso Paesi mediatori, manifestando interesse a riprendere i negoziati, anche se finora non esistono segnali pubblici di una trattativa imminente.
Il capo della diplomazia americana ha però posto una condizione: «Il loro comportamento deve cambiare perché cambi anche il nostro». Ha accusato l’Iran di continuare a lanciare missili e droni contro il traffico commerciale e le installazioni statunitensi nella regione.
Hormuz resta il punto più pericoloso
Lo Stretto di Hormuz continua a essere il principale focolaio della crisi. Le Guardie della Rivoluzione Islamica hanno annunciato di aver fermato due petroliere che stavano attraversando il passaggio senza l’autorizzazione di Teheran. Secondo il comunicato iraniano, entrambe sarebbero state costrette a interrompere la navigazione dopo esplosioni avvenute lungo la rotta. L’Iran non ha però rivendicato direttamente di averle colpite. Hormuz resta il principale terreno di scontro tra Washington e Teheran.
Rubio ha chiesto agli alleati di assumersi una parte maggiore dell’onere della sicurezza marittima.
«Non può essere per sempre compito degli Stati Uniti proteggere le rotte commerciali di tutto il mondo», ha detto, invitando gli altri Paesi a contribuire con mezzi militari o risorse economiche.
Raid Usa e vittime americane
Il Pentagono ha confermato ieri che un terzo militare americano è morto durante le operazioni in Iraq, mentre partecipava alla neutralizzazione di un drone iraniano abbattuto. Sale così a 17 il numero dei militari statunitensi uccisi dall’inizio della guerra.
Il Comando centrale americano ha confermato che l’ultima ondata di bombardamenti ha preso di mira centri di comando militari, sistemi di difesa aerea, postazioni di sorveglianza costiera, siti di lancio di droni e reti di comunicazione utilizzate dalle forze iraniane. Donald Trump ha rivendicato l’operazione parlando con i giornalisti al ritorno a Washington.
«Abbiamo colpito duramente l’Iran in onore dei nostri soldati caduti».
L’impatto sui mercati
L’escalation continua a riflettersi sui mercati energetici. Il gas europeo ha raggiunto i livelli più alti dallo scorso marzo: ad Amsterdam il Ttf è salito fino a 60 euro al megawattora, con un rialzo superiore al 4%. Lunedì il prezzo medio alla pompa negli Stati Uniti ha raggiunto i 4 dollari al gallone, secondo i dati dell’Automobile Association (AAA), mentre la guerra con l’Iran è riesplosa. Il prezzo è aumentato di 13 centesimi rispetto a una settimana fa, tornando ai livelli elevati registrati la scorsa primavera.































