Le truppe d’Israele tornano a occupare la storica fortezza crociata di Beaufort, nel Libano meridionale, dopo settimane di esclation violenta contro Hezbollah
Una domenica all’insegna dell’escalation nel quadrante mediorientale, con il Libano che si incendia a colpi di droni di Hezbollah, bombardamenti e operazioni su larga scala annunciate da Tel Aviv. L’azione più importante e al tempo stesso simbolica è la conquista da parte dell’IDF del castello medievale di Beaufort, zona sud del Libano oggetto di contesa tra vari attori da 9 secoli: i militari israeliani ne hanno preso possesso ieri e vi hanno issato la bandiera con la stella, ammainando quella del Partito di Dio. Accanto alla singola conquista, la visione strategica di Israele nel paese dei cedri si allarga.
È la stessa IDF che rivendica un imponente dispiegamento di truppe nel governatorato di Nabatieh: la Brigata Golani, la settima Brigata, la Givati, la Brigata Artiglieria e l’unità multidimensionale, sotto il comando della 36ª Divisione e con l’orientamento informativo dell’Aman. Un’operazione avviata «alcuni giorni fa» — spiega l’esercito — incentrata sull’instaurazione del controllo operativo del territorio rialzato e strategico di Beaufort e del Wadi al-Saluki, con l’obiettivo di smantellare le infrastrutture terroristiche, eliminare i miliziani e rimuovere le minacce dirette alla popolazione civile israeliana.
Il messaggio di Tel Aviv
Dalla cresta di Beaufort, sostiene Tel Aviv, Hezbollah gestiva attività di combattimento e da lì aveva sferrato numerosi attacchi. Il ministro della Difesa Israel Katz ha sentenziato orgoglioso: «Le IDF hanno ampliato la manovra in Libano, attraversato il fiume Litani e conquistato la cresta di Beaufort, uno dei punti strategici più importanti per la difesa delle comunità galileiane. Questo è un messaggio chiaro ai nostri nemici: coloro che minacciano i cittadini di Israele perderanno uno a uno i loro beni strategici. La campagna non è ancora finita».
L’IDF inoltre ha ordinato l’evacuazione verso nord di tutti i civili a sud del fiume Zahrani, estendendo l’area di sgombero. Un superamento della linea Litani che non ha precedenti nel recente passato. E non è finita: secondo Channel 14, Netanyahu e Katz propenderebbero per significativi attacchi su tutta la superficie libanese entro 24 ore, con avvisi di evacuazione per centinaia di migliaia di civili e in coordinamento con gli Stati Uniti.
Il bilancio delle vittime e i raid nel sud del Libano
Il conflitto che fagocita il cessate il fuoco intanto aggiorna la sua contabilità. Il ministero della Salute libanese parla di 3.412 morti e 10.269 feriti tra il 2 marzo e il 31 maggio. Solo oggi i raid hanno colpito Deir Kifa, nel distretto di Bint Jbeil, e Seddiqine, in quello di Tiro; un drone ha centrato una motocicletta a Haris, mentre due incursioni aeree consecutive si sono abbattute su Dbayn, nel Marjayoun. Su Tiro gli aerei compiono finte incursioni a bassa quota, circolando a mezz’aria e lasciando scie di fumo bianco.
Hezbollah, dal canto suo, sembra essersi tolto i guanti: non vuole più né nascondersi né arretrare. I lanci di droni e razzi non si fermano e sono la ragione dichiarata dell’allargamento degli ordini di evacuazione. A Beit Hillel, nel nord di Israele, un drone del Partito di Dio ha ferito quattro persone — condizioni tra lievi e moderate — appiccando un incendio in un’area aperta, secondo l’emittente N12. L’esercito israeliano per ora non commenta.
E nel Golfo Persico? A Hormuz va in scena la shadow war. La portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajerani avverte che «l’ombra della guerra esiste ancora e le nostre forze armate sono ancora sul grilletto», bolla come «pirateria» il blocco navale statunitense e definisce il popolo «il carburante dei missili iraniani». Sul fronte negoziale il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf chiude a ogni intesa che ponga fine al conflitto con Washington senza la certezza che siano garantiti i diritti del popolo iraniano.
Teheran riparte mentre Israele guarda alla Siria
Teheran intanto prova a rialzarsi. In questi giorni è stata ripristinata la produzione di gas in tre piattaforme offshore del giacimento di South Pars. E mentre la Repubblica islamica conta i danni e negozia con Mr Trump, Israele approfitta della pausa per allargare le sue operazioni anche nel sud della Siria. Nuove incursioni hanno interessato le province di Quneitra e Deraa, l’angolo sud-occidentale del Paese stretto tra il Golan occupato da Israele e il confine giordano: checkpoint temporanei, perquisizioni di civili e veicoli, poi il ritiro, riferisce l’agenzia siriana SANA.
LEGGI Iran, stallo nei negoziati mentre sale la tensione a Hormuz
Di fronte a tutto questo, in Europa è la Francia a provare a far sentire la sua voce: il ministro degli Esteri di Parigi ha chiesto una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dopo l’espansione delle operazioni di terra e la presa di Beaufort. Intanto Katz fa sapere che le truppe non si spostano e resteranno stanziate sul castello. Un bagno di sangue, quello libanese, lontano dal concludersi: la campagna «non è ancora finita», per ammissione israeliana. E il Litani sembra già il passato. Il fiume Zahrani la linea presente.






























