8 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

8 Mag, 2026

Le carte contro Sempio: dal sangue allo scontrino di Vigevano

Andrea Sempio

All’indomani della chiusura delle indagini su Andrea Sempio, tutti i documenti dell’accusa contro il 38enne nell’informativa dei Carabinieri


Gli appunti nella Moleskine dell’indagato. Le intercettazioni del padre sullo scontrino. Gli orari e le modalità del delitto. Soliloqui e sogni di Andrea Sempio. All’indomani della chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, emergono gli elementi dell’accusa contenuti nell’informativa dei carabinieri.

Sempio intercettato: «Chiara non doveva attaccare»

Nell’informativa dei carabinieri, Andrea Sempio, accusato dalla Procura di Pavia di essere l’autore dell’omicidio di Chiara Poggi, nel corso di una intercettazione ambientale del 14 aprile 2025 non avrebbe nascosto il disappunto per la reazione di Chiara a una sua telefonata nell’agosto del 2007, in cui la ragazza si sarebbe rifiutata di parlare con lui riattaccando il telefono.

«Lui stesso commenta: “cioè è stata bella stronza… giù il telefono”», scrivono gli investigatori nell’atto di oltre 300 pagine. «Quando sono andato io… il sangue c’era», afferma invece Sempio in un’intercettazione ambientale del 12 maggio 2025 in relazione a cosa fece e dove si trovava la mattina del 13 agosto 2007.

Nel soliloquio, l’indagato dice anche: «Quando sono andato io… (compatibile con “quando sono andato via”) il sangue c’era… e allora debitamente inconsapevole, cioè lui (Stasi) non se ne è reso conto ma… senza accorgersene ha evitato le macchie… e allora… del tutto inconsapevole». E ancora: «Gli hanno detto “no stronzata… era d’estate ma era secco”… vabbè questo ci può stare… e da lì stanno cavalcando l’idea che il sangue fosse secco».

Carabinieri, ‘soliloqui sempio quando ascoltava podcast su omicidio

Un podcast in cui si parla dell’omicidio di Chiara Poggi. E’ questo il sottofondo che accompagna il soliloquio intercettato nell’auto Sempio. Lo mettono nero su bianco i carabinieri. Una precisazione che spiega il senso delle frasi circolate nei giorni scorsi e lette come una confessione del delitto del 13 agosto 2007. L’indagato parla delle tre telefonate fatte una settimana prima della morte di Chiara, scimmiotta una voce femminile, esplicita la paura di essere intercettato, come già successo nell’inchiesta precedente poi archiviata. Ed e sempre in ascolto del podcast quando fa un monologo sui video intimi di Chiara Poggi e del fidanzato Alberto Stasi.

Gli appunti: «Mamma in panico per la cosa di Stasi»

«Molta ansia – 2 archiviazioni», «Stasi ha chiesto la riapertura», «mamma in panico per la cosa di Stasi», «Stasi ricorso in Cassazione». Sono alcuni degli appunti estratti dalle Moleskine di Sempio.

Le frasi riportate si riferiscono agli anni 2019, 2020 e 2021. «Nei suoi appunti – si osserva – fa trasparire anche un certo interesse all’iter processuale che riguarda» Stasi.

Effettivamente Alberto Stasi, tramite i suoi legali, nel giugno 2020 aveva depositato una formale richiesta di revisione della sentenza di condanna portando all’attenzione nuovi elementi, tra cui nuove analisi sulle impronte e sul Dna, indicando come responsabile Sempio.

Quest’ultimo scriveva: «pare punti sui capelli …(inc) vabbè dovrebbe …(inc)… lontano da noi». E nell’ottobre successivo annotava: «Archiviato ancora», seguito qualche giorno dopo da «Stasi ricorso in Cassazione» e infine «Stasi no cassazione».

Sempre sulla stessa Moleskine scrive dei suoi sogni «e in alcuni si descrive come un protagonista violento». Negli atti si legge che «sogna che accoltella delle persone» oppure «sogna una bionda che usa il taser su di lui, ma lui le salta addosso e le apre la faccia».

Vengono inoltre citate ricerche web e fotografie a sfondo sessuale legate ad amiche. «Numerose – si legge nell’informativa – sono le navigazioni internet (…) che palesano il suo interesse per il satanismo, gli omicidi, gli assassini, i predatori sessuali, la violenza sulle donne, i cadaveri e la decapitazione, l’esame autoptico e i fenomeni cadaverici».

In un’agenda marrone Sempio scriveva: «Ne ho passate tante… decisamente… cose che altri non hanno mai vissuto né mai vivranno». E ancora: «Nato in una famiglia medio-povera. Pochi amici e difficoltà ad integrarsi. Insicurezza, autolesionismo, commesso cose brutte. Paura, poca esperienza sessuale. Dolore».

Lo scontrino di Vigevano e la frase del padre

«Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!». È quanto avrebbe detto Giuseppe Sempio, padre di Andrea, alla moglie Daniela Ferrari in una intercettazione ambientale del 22 ottobre scorso.

Il riferimento è allo scontrino del parcheggio di Vigevano del 13 agosto 2007, documento che secondo la versione fornita da Andrea Sempio dimostrerebbe che quella mattina non si trovava a Garlasco ma a Vigevano. La frase emerge dall’informativa finale dei carabinieri sulla nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.

Le due finestre temporali dell’omicidio

Le «conclusioni» della relazione medico-legale di Cristina Cattaneo «forniscono una finestra temporale» per la morte di Chiara Poggi «tra le 7 e le 12.30» del 13 agosto 2007, sulla base delle «evidenze scientifiche più solide».

Secondo gli investigatori, parametrando il dato con il disinserimento dell’allarme da parte della vittima alle 9.12, vengono individuate due «fasce orarie» in cui Sempio potrebbe aver commesso l’omicidio: tra le 9.12 e le 9.58 e tra le 9.58 e le 11.25.

I carabinieri scrivono che Sempio «ha avuto il modo ed il tempo di commettere l’omicidio» dopo le 9.12 e fino alle 9.58, quando tentò di chiamare «l’amico Capra». Allo stesso modo, «secondo la ricostruzione medico legale», avrebbe avuto «il tempo e il modo» di compiere il delitto anche tra le 9.58 e le 11.25, quando venne chiamato dai genitori.

Entrambe «le fasce orarie», si legge ancora, «si collocano perfettamente nella forchetta temporale riguardante la digestione del contenuto gastrico della vittima».

I dubbi dei carabinieri sulla condanna di Stasi

Nell’informativa i carabinieri mettono in discussione diversi elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi.

«Appare francamente difficile percorrere con logica il filo di una suggestione creata in fase processuale e cavalcata mediaticamente in 18 anni», scrivono gli investigatori del Nucleo investigativo di Milano. Secondo i militari, molti elementi dell’inchiesta risultano «incomprensibili» o «paradossali».

Viene citata in particolare la vicenda della bicicletta nera. Gli investigatori si chiedono perché uno «Stasi freddo e calcolatore» non avrebbe fatto sparire completamente la bici Holland, limitandosi invece a smontare e rimontare i pedali. Per i carabinieri esisterebbe inoltre «un’unica testimone totalmente attendibile», la donna che aveva descritto una bicicletta «totalmente diversa» da quella poi sequestrata nel 2014.

Le accuse sui documenti usciti illecitamente

I carabinieri sostengono inoltre che gli ex legali di Sempio avrebbero ottenuto «illecitamente» documenti dell’inchiesta Stasi.

Nell’informativa si legge che sarebbe emerso «senza ombra di dubbio» che i legali dell’epoca «fossero venuti in possesso illecitamente della documentazione». Gli investigatori parlano anche di «grande superficialità» nelle indagini bresciane e di contatti «assolutamente ingiustificati» tra Sempio e l’ex carabiniere Sapone.

Nel telefono dell’ex comandante Maurizio Pappalardo sarebbero state trovate fotografie di atti del fascicolo Sempio scattate prima della sua visita in Procura a Pavia nel dicembre 2016.

La rabbia della famiglia Poggi

Durissima la reazione della famiglia Poggi. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna parlano di attività investigative «gravemente condizionate da contesti poco trasparenti e da impropri collegamenti con specifici ambienti giornalistici». I legali contestano inoltre le intercettazioni ai familiari della vittima e denunciano «continue aggressioni» subite nell’ultimo anno.

«Giuseppe, Rita e Marco intendono continuare a mantenere un atteggiamento rispettoso», scrivono gli avvocati, ribadendo la fiducia negli accertamenti processuali.

A Garlasco resta la stanchezza

A Garlasco, intanto, prevale soprattutto la stanchezza. «La gente sembra essersi abituata a questo flusso continuo di informazioni», racconta don Mauro Bertoglio, parroco del paese. «Chi abita a Garlasco ormai non ci fa neanche più caso. Sembrano molto più interessati alla vicenda i giornalisti».

Anche al Bar Gobbi, nel centro del paese, il sentimento prevalente è quello dell’esasperazione. «Vogliamo solo che Chiara possa riposare in pace», dicono i clienti del locale. «Siamo stanchi di convivere da quasi vent’anni con questa storia», racconta la titolare. «Speriamo solo che si arrivi presto alla verità».

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