Immaginiamo un futuro in cui il Ponte sullo Stretto viene realizzato sul modello del Mose: un’opera ingegneristica all’avanguardia e imitata
Il giorno 5 aprile del 2041, da circa otto anni è aperto al transito il Ponte sullo Stretto di Messina. Sul quotidiano “Il Corriere della Sera” è comparso un articolo in cui si precisano i vantaggi accumulati negli ultimi sette anni dalla costruzione del Ponte. In particolare si elencano i vantaggi creati alla economia siciliana ed all’intero Paese. Sono vantaggi e successi che erano stati previsti negli anni passati, sì prima della scelta di realizzare l’opera anche ricorrendo ad un atto in deroga ad una Delibera del Cipess.
Sempre durante la fase di approvazione del progetto da parte del Cipess, si precisa nell’articolo, erano stati esposti i dati sui danni creati dal ritardo nella realizzazione dell’opera. Addirittura la stima del danno, accumulato negli ultimi anni antecedenti alla realizzazione dell’opera, aveva superato il valore di 50 miliardi di euro. Oggi a sette anni dall’apertura al transito possiamo già stimare un vantaggio alla economia della Regione Sicilia pari a circa 48 miliardi di euro nella crescita del PIL regionale (sempre nei sette anni). Per la economia italiana la stima dei vantaggi, soprattutto nel comparto della logistica, supera i 26 miliardi di euro. L’elemento che colpisce di più è quello legato alla crescita della stima nei confronti dell’Italia da parte del sistema economico mondiale.
L’opposizione di alcuni
È apparso anche in diversi giornali non italiani un interrogativo sistematico: «Come mai alcuni schieramenti politici avevano osteggiato per tanti anni la realizzazione dell’opera e come mai dopo l’oggettivo successo non hanno ammesso le loro responsabilità?». Senza dubbio un simile interrogativo è fatto da gente che non conosce cosa sia stato e cosa sia nel nostro Paese il “riformismo e la coscienza di Stato”.
Caratteristiche che non albergano nella cultura di alcuni schieramenti politici come il Partito Democratico (nell’articolo non compare il Movimento 5 Stelle perché nel 2041 tale schieramento è confluito nel Partito Democratico).
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Ebbene questo articolo, secondo un mio approccio immaginario, è apparso, come detto prima, nel 2041. Molti diranno che trattasi di pura fantasia. Dopo l’articolo di Luciano Ferraro sul “Corriere della Sera” del 5 aprile scorso, penso che la mia fantasia ha buone speranze per essere una testimonianza di ciò che viene definito “ottimismo della ragione”. Questa carica di ottimismo nasce proprio dall’articolo di Ferraro dal titolo: “Venezia, così il Mose ha evitato danni per oltre 3 miliardi di euro”. Nell’articolo, quello vero comparso il 5 aprile, il nuovo presidente dell’Autorità per la laguna di Venezia, Roberto Rossetto, precisa.
«Dall’ottobre del 2020 ci sono state 154 alzate ma per una serie di condizioni meteo quest’anno le 78 paratoie sono state azionate già 30 volte. Il Mose – continua Rossetto – è costato 5,5 miliardi di euro e in meno di sei anni ha evitato danni per 3,3 miliardi di euro.
L’avanguardia
Gli ingegneri del Tamigi e gli studiosi di Rotterdam vengono sistematicamente e dicono che noi siamo l’avanguardia del mondo. In città è cambiato tutto. Sono finiti giorni e notti con gli stivali a portata di mano, le fughe dai piani terra e le settimane passate a riparare i guasti dovuti all’acqua alta. Un’intera categoria di case, quelle ai piani terra è tornata abitabile. La Banca d’Italia ha stimato in 450 milioni di euro la rivalutazione del patrimonio immobiliare grazie al Mose. Rossetto conclude ricordando un dato riconosciuto da tutti: «È la più importante opera al mondo di adattamento ai cambiamenti climatici».
Ebbene questa opera voluta, sostenuta e difesa con azioni ed approfondimenti encomiabili da Gianni De Michelis e attuata grazie alla Legge Obiettivo durante il governo Berlusconi e con il ministro Pietro Lunardi, è stata osteggiata da vari schieramenti politici. L’ex sindaco Massimo Cacciari del Partito Democratico la ritenne in più occasioni «opera inutile e costosa». Stesso atteggiamento critico sin dall’inizio fu quello del mondo ambientalista.
Due paradigmi
Il Ponte e il Mo.S.E. due esempi del nostro scarso senso di “coscienza di Stato”, di poca volontà nella ricerca del bene comune. Di assenza di un convinto apprezzamento trasversale per scelte che non rispondono a schieramenti di parte. Concludo chiedendomi se questa mia previsione fantasiosa, questa utopica pubblicazione di un articolo del “Corriere della Sera” del 2041 possa essere solo un atto gratuito?
Comincio a nutrire qualche speranza. Da responsabile della Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ho seguito direttamente la fase più difficile sia del processo autorizzativo che di quello realizzativo del Mo.S.E. E più volte ho temuto che non saremmo stati capaci di portare a compimento un’opera che ha salvato un patrimonio dell’umanità. E questa mia preoccupazione era legata proprio alla opposizione di un vasto schieramento politico.
Oggi con l’articolo di Ferraro sul “Corriere della Sera” mi sento di nuovo invaso da un rinnovato ottimismo della ragione. E penso che sarà possibile anche per il Ponte sullo stretto di Messina leggere un articolo simile a quello apparso lo scorso 5 aprile.



















