Un drone colpisce la base italiana a Erbil nel 13° giorno di guerra: distrutto un mezzo militare ma nessun ferito tra i soldati italiani, che al momento dell’esplosione erano nei bunker. Ferma condanna di Crosetto e Tajani
Nel 13° giorno di guerra, un drone contro la base italiana a Erbil ha colpito l’area militare nel Kurdistan iracheno distruggendo un mezzo. Non ci sono feriti tra i militari italiani, che al momento dell’esplosione si trovavano nei bunker seguendo le procedure di sicurezza previste in caso di minaccia aerea.
Secondo le prime ricostruzioni, contro la base italiana a Erbil non sarebbe stato lanciato un missile ma un drone, probabilmente di tipo Shahed. Il velivolo potrebbe non essere stato diretto all’interno della base e avrebbe perso quota prima di impattare contro un mezzo militare presente nell’area.
L’esplosione ha distrutto il veicolo ma non ha provocato feriti tra i militari italiani presenti nella base.
Militari italiani nei bunker
Al momento dell’esplosione il contingente italiano era già stato messo al riparo. L’allarme è scattato intorno alle 20,30, quando è stata segnalata una possibile minaccia aerea.
Seguendo le procedure di sicurezza, i militari si sono immediatamente spostati nei bunker assegnati. L’esplosione è avvenuta poco prima dell’una di notte, ora locale.
«Il personale sta bene, era protetto all’interno del bunker quando è avvenuta l’esplosione», ha spiegato a Sky Tg24 il comandante della base di Erbil, Stefano Pizzotti.
Area messa in sicurezza
Dopo l’impatto sono entrati in azione gli artificieri della Coalizione internazionale, che stanno lavorando per mettere in sicurezza la zona e verificare eventuali residui dell’ordigno.
L’allarme è stato dichiarato concluso, ma le operazioni di controllo dell’area sono proseguite per diverse ore.
La condanna del governo italiano
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato che non ci sono feriti tra i militari italiani, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso una ferma condanna dell’attacco.
Raid su Beirut e Teheran, la guerra si allarga
Nuove ondate di bombardamenti hanno scosso Beirut e Teheran tra mercoledì e giovedì, mentre il conflitto in Medio Oriente continua ad allargarsi senza segnali di tregua. Israele ha colpito oltre due dozzine di obiettivi in Libano, mentre nella capitale iraniana si sono moltiplicati gli attacchi con droni contro posti di blocco e installazioni delle milizie Basij. Il bilancio umano continua a crescere su più fronti.
Secondo fonti militari israeliane, nella notte tra mercoledì e giovedì sono stati colpiti più di venti obiettivi in Libano. Le autorità libanesi parlano di almeno sette morti a Beirut e di decine di feriti, soprattutto nei quartieri meridionali della capitale, roccaforte di Hezbollah. Da quando il movimento sciita ha lanciato razzi contro Israele in sostegno all’Iran, oltre 600 persone sono state uccise e più di 800 mila sono state costrette a fuggire dalle proprie case.
Il costo della guerra per gli Stati Uniti
Il conflitto ha già un prezzo altissimo anche per Washington. In un briefing riservato al Congresso, funzionari del Pentagono hanno stimato che nei primi sei giorni di guerra gli Stati Uniti hanno speso oltre 11,3 miliardi di dollari. La cifra non include molte voci operative e logistiche, quindi il costo reale per i contribuenti americani è destinato a salire significativamente con il proseguire delle operazioni militari.
Il petrolio supera i 100 dollari
L’escalation militare ha avuto effetti immediati sui mercati energetici. Il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile, alimentato dal timore che la guerra possa interrompere le forniture globali. L’Iran ha minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale.
Riserve strategiche per calmare i mercati
Per contenere la tensione sui prezzi dell’energia, gli Stati Uniti hanno annunciato il rilascio di 172 milioni di barili dalle riserve strategiche nell’arco di quattro mesi. L’operazione rientra in un piano coordinato dell’Agenzia internazionale dell’energia, che coinvolge 32 Paesi e prevede la liberazione complessiva di 400 milioni di barili di petrolio. Nonostante questo intervento, il prezzo della benzina negli Stati Uniti è salito per undici giorni consecutivi.
Le vittime della guerra
Il numero delle vittime resta incerto. L’ambasciatore iraniano all’Onu ha dichiarato al Consiglio di Sicurezza che oltre 1.348 civili iraniani sarebbero stati uccisi dall’inizio degli attacchi. Decine di persone sono morte anche nei raid con droni e missili contro Israele e diversi Paesi del Golfo.
LEGGI Il limite dello “Shock & Awe”: perché la strategia Usa non piega l’Iran
Navi colpite nello Stretto di Hormuz
La tensione si estende anche alle rotte marittime. Tre navi cargo sono state attaccate nello Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il commercio energetico globale. L’Iran ha rivendicato uno degli attacchi e ha dichiarato che nessuna nave potrà attraversare il Golfo Persico senza il suo permesso.
Trump: “L’Iran è quasi distrutto”
Il presidente americano Donald Trump ha sostenuto che la vittoria sarebbe ormai vicina, affermando in un discorso economico in Kentucky che in undici giorni le forze statunitensi avrebbero «virtualmente distrutto l’Iran». Allo stesso tempo ha ribadito che la guerra finirà solo con la resa incondizionata di Teheran, mentre l’Iran continua a mostrare segnali di resistenza.
Banche internazionali nel mirino
Il conflitto sta coinvolgendo anche il sistema finanziario. Grandi istituzioni come Citi e HSBC hanno temporaneamente chiuso alcuni uffici nel Golfo dopo che l’Iran ha minacciato di colpire banche statunitensi e israeliane nella regione. La minaccia è arrivata dopo un attacco aereo contro un edificio di Teheran collegato alla Bank Sepah, la prima banca moderna iraniana fondata nel 1922.
Il nuovo leader iraniano sparito dalla scena
Il nuovo leader supremo iraniano Mojtaba Khamenei, succeduto al padre ucciso negli attacchi iniziali, non è più apparso in pubblico né ha diffuso messaggi ufficiali. Secondo funzionari iraniani, una delle ragioni sarebbe il timore che qualsiasi comunicazione possa rivelare la sua posizione. Un’altra ipotesi è che sia rimasto ferito nei primi giorni dei bombardamenti americano-israeliani.
La guerra giorno per giorno
- Sabato, l’attacco del 28 febbraio: primo giorno
- Domenica 1 marzo – Secondo giorno
- Lunedì 2 marzo – Terzo giorno
- Martedì 3 marzo – Quarto giorno
- Mercoledì 4 marzo – Quinto giorno
- Giovedì 5 marzo – Sesto giorno
- Venerdi 6 marzo- Settimo giorno
- SECONDA SETTIMANA
- Sabato 7 marzo – 8° giorno
- Domenica 8 marzo – 9° giorno
- Lunedì 9 marzo – 10° giorno
- Martedì 10 marzo – 11° giorno
- Mercoledì 11 marzo – 12° giorno




















