9 Ott, 2026

Calcio, fuori i campioncini: torna il campionato dell’usato-usurato

Pio Esposito, Pisilli, Liberali, Cissé e gli altri talenti azzurri del calcio rischiano di trovare poco spazio nelle grandi squadre, mentre i calendari si infittiscono e il calcio rincorre risultati e giocatori stranieri


Il pulcino Pio se ne torna forse in pulcinaia, che nel caso è la panchina che oltre tutto più panchina non è ma una schiera di poltroncine come se fosse una sala dei cinema multisala: c’è più gente che davanti a un televisore nel quale un talkshow suoni la grancassa o un “trash” proponga realtà estreme. Rischiano di finire lì quasi tutti i giovani che Roberto Mancini e Silvio Baldini hanno messo in campo, mentre altrove si preferisce l’usato (usurato?) sicuro, magari dal nome straniero. E intanto si mettono “tetti” agli stranieri in classe, anche quando sono nati in Italia. Oggi il calcio riprende il suo cammino ordinario, tra campionato e coppe, con calendari sempre più fitti e giovani talenti italiani che chiedono spazio. Se credessimo in loro, forse le cose andrebbero meglio, nel calcio e anche altrove.

Oggi il calcio riprende il suo cammino ordinario, con il campionato che una giornata dura tre o quattro giorni, con le “squadre larghe” che non sono più da tempo l’undici da mandare a memoria (Sarti, Burgnich, Facchetti eccetera eccetera) ma si gioca in sedici e si va in panchina ancora più numerosi. Il che, fra l’altro, porta a dire quanto siano bravi gli allenatori che fanno i cambi giusti e magari trascurare che siano stati un po’ meno bravi nello schierare la formazione “pseudotitolare”. D’altra parte i giudizi non tengono conto di 100 “expected goals” ma del solo “casual goal” che determina il “corto muso”, “short neck” per continuare con l’inglese che ci fa “confidents”.

Pio Esposito e i giovani talenti in attesa

Così, al ritorno della Serie A (tranquilli: non sono riusciti a rovesciare Malagò nonostante i molti maldestri, mal Destri, tentativi) Pio Esposito, il pulcino Pio, che Bobo Vieri, uno che di gol s’intende, ha pronosticato futuro primo bomber azzurro che scavalcherà “Giggiriva”, è probabile che cominci dalla panchina nell’Inter-Parma di oggi, stretto nella morsa Lautaro-Thuram. E la stessa sorte potrebbe toccare al romanista Pisilli e al comense-comasco Liberali (Como-Roma è la pastarella del pranzo della domenica), e al milanista Cissé.

Quelli che invece “militano” nelle squadre meno di vertice, il cagliaritano Romano, il sassolese Esposito (fratello di Pio, e ce n’è pure un terzo) e il fiorentino Ndour, quello che ha fatto il gol da una settantina di metri che nei racconti che sempre esagerano ad ogni ripetizione d’aneddoto sono diventati ottanta e un metro per volta finirà per aver tirato dalla curva, troveranno subito posto (abbiamo citato quelli che hanno colpito l’immaginario di più: il napoletano Vergara no, ma solo perché s’è infortunato). Come Doumbia o Kayode, sempre citando alla rinfusa, che, giocando all’estero probabilmente saranno in campo dal fischio d’inizio.

I Kimi del pallone e il ruolo di Mancini e Baldini

Chissà, magari sono loro i Kimi del pallone. E Mancini e Baldini nel ruolo di Toto Wolff. Torneranno a novembre, al tempo della Nations League. Per il momento teniamoci questo mese a partita continua, tra campionato e coppe europee in agguato. Un mese che avrà bisogno di tutti, vecchi e giovani, visto che non è in arrivo né un Giulio Cesare né un Papa Gregorio XIII che ridisegnino il calendario e dunque offrano maggiori possibilità di organizzare partite, trofei, impegni a ritmo sempre maggiore che renda sempre più difficile preparare le partite e allenare i calciatori, come se non bastassero le difficoltà attuali.

Altri sport già stanno pagando il prezzo della superfetazione: guardate il tennis, Alcaraz e Sinner, il polso e il ginocchio, ma anche quelli che prendono a pallate o a racchettate il pubblico, sintomi di una esasperazione che mette in dubbio la “salute mentale” del campione. Però, in fondo, chissenefrega: basta che vinca… la squadra mettetecela voi, a vostro gusto. Intanto il “gusto” di tutti è per questa Italia multiruolo e multietnica qual è l’Italia dei giovani. Se credessimo in loro? Forse le cose andrebbero meglio, nel calcio e anche altrove.

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