In Ucraina i militari di Kiev denunciano interruzioni dei terminali Starlink, con possibili ripercussioni sulle operazioni dei droni. Intanto resta incerto il futuro della condivisione d’intelligence americana, mentre gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine riaccendono lo scontro sulla tregua.
Neanche il tempo di smentire le voci di un’interruzione da parte americana della condivisione d’intelligence con l’Ucraina che ecco spuntare una nuova mela della discordia. Da ieri mattina, infatti, le Forze armate di Kiev hanno segnalato gravi e persistenti interruzioni di segnale nei terminali Starlink impiegati al fronte. L’azienda di Elon svolge infatti un ruolo cruciale per molte attività dell’esercito ucraino, fornendo connessione satellitare veloce per le comunicazioni militari e per la guida dei droni a corto e medio raggio, senza dimenticare l’apporto a numerosissime attività civili.
Starlink, limitazioni ai terminali in movimento
Ebbene, dalla mattina di mercoledì diversi comandanti e blogger ucraini, tra cui Serhiy “Flash” Beskrestnov, consulente tecnologico del presidente ucraino, hanno lamentato l’introduzione da parte di SpaceX di una limitazione su alcuni servizi Starlink: «SpaceX ha imposto una limitazione di velocità ai terminali Starlink in movimento. Le nostre forze di difesa non sono state informate di questa restrizione, il che ha causato l’interruzione di diverse missioni». Secondo Beskrestnov «evidente che questa misura non può essere una coincidenza ed è legata all’attuale situazione politica». La conclusione è amara: «Con le loro decisioni, i nostri partner ci privano di una delle poche possibilità che abbiamo di difendere il paese dai droni a reazione Shahed».
Qualche ora dopo, i blogger militari ucraini riportavano che in tutte le zone del fronte i terminali Starlink cessavano di funzionare a una velocità superiore ai 60 km/h, una cifra non scelta a caso, perché molti dei droni a medio raggio utilizzati per colpire le retrovie russe nei territori occupati viaggiano a velocità di molto superiori. Senza guida satellitare, però, questi droni non potranno più raggiungere i loro obiettivi, proprio come i droni intercettori utilizzati per tentare di abbattere quelli russi.
Il possibile messaggio di Washington a Zelensky
Nonostante ciò, non si può parlare di un blocco totale di Starlink (che avrebbe conseguenze quasi catastrofiche), ma solo dell’introduzione di alcune limitazioni dall’azienda madre, quasi certamente su imbeccata della Casa Bianca. Un messaggio a Kiev e al Presidente Zelensky, ieri in visita a Londra, sull’importanza cruciale che gli Stati Uniti e la tecnologia da essi offerta continuano ad avere per le sorti dell’Ucraina. Mentre un altro messaggio è stato dato dall’arrivo a Mosca del direttore dell’Fbi, Kash patel, come riportato dall’emittente americana MsNow, nonostante l’obiettivo sconosciuto della visita.
Nella giornata di ieri sia il Ministro degli Esteri tedesco Johann Wadepuhl che il segretario generale della Nato Mark Rutte hanno invece ribadito che la condivisione d’intelligence da parte degli Stati Uniti all’Ucraina continua; tuttavia, secondo quanto riferito da un funzionario dell’amministrazione statunitense al giornale online statunitense Semafor, «Trump è piuttosto arrabbiato. Potrebbe dare l’ordine» di interrompere la condivisione, anche se la stessa fonte ha precisato che all’interno della Casa Bianca è in corso un acceso dibattito sulla questione e non sarebbe stata ancora presa una decisione, con il direttore della Cia, John Ratcliffe, che avrebbe manifestato la sua contrarietà.
Merz difende gli aiuti europei a Kiev
Nel Vecchio Continente invece il sostegno a Kiev rimane inflessibile, ieri il Cancelliere Friedrich Merz ha respinto con fermezza le accuse dell’estrema destra (AfD) e dell’estrema sinistra (Linke) contro gli aiuti a Kiev, asserendo che «non manca un solo euro alla spesa sociale», mentre i fondi destinati alla difesa e al supporto di Kiev sono finanziati tramite linee di credito aggiuntive permesse dalle deroghe costituzionali sui limiti al debito.
Ma anche in Europa il consenso sugli aiuti è un tema profondamente divisivo. Ieri Marine Le Pen, candidata alle presidenziali francesi del prossimo aprile e al momento grande favorita per la vittoria finale, ha dichiarato che la Francia «non può fare di più» per Kiev: «La cosa più onesta da fare con il presidente Zelensky è dirglielo, anzi avvertirlo: ascolta, non possiamo fare di più. Abbiamo già fornito prestiti per un totale di 90 miliardi di euro a livello UE, di cui 18 miliardi sono la quota della Francia. È una somma enorme».
Kiev al buio dopo gli attacchi russi alle centrali
Nel frattempo, il cessate il fuoco annunciato unilateralmente da Donald Trump sembra essere già morto e sepolto. Ieri le tre principali centrali termiche di Kiev per la produzione di elettricità sono state colpite ripetutamente dai missili balistici russi, lasciando oltre 600.000 abitanti senza luce e acqua corrente per diverse ore. Zelensky, nel suo resoconto mattutino, ha ovviamente sottolineato come l’attacco sia «di portata dimostrativa: la Russia non aveva mai manifestato prima d’ora una mancanza di rispetto così sfacciata nei confronti degli Stati Uniti. La Russia non ritiene che le dichiarazioni del presidente americano siano incisive».
Per Mosca, tuttavia, anche Kiev avrebbe violato la tregua imposta da Trump (mai formalmente accettata dalla Russia); il vice primo ministro russo Alexander Novak ha infatti reso noto che mercoledì l’Ucraina ha attaccato due raffinerie di petrolio, nelle regioni di Saratov e Ryazan, «non vediamo alcun segnale che la parte ucraina si stia muovendo verso una tregua energetica», ha chiosato Novak. Affermazioni negate da Kiev ma che non cambiano la sostanza dei fatti: non c’è alcuna tregua energetica in vigore.































