La marina americana ha intercettato decine di navi dirette verso l’Asia. Ma parte del greggio iraniano continua a raggiungere la Cina grazie a rotte alternative, transponder spenti e trasferimenti clandestini in mare aperto
Dietro il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping si muove anche un’altra partita, meno visibile ma decisiva: quella del petrolio iraniano diretto verso la Cina.
Washington sta cercando di strangolare economicamente Teheran bloccando le esportazioni energetiche che finanziano il regime iraniano. Pechino però continua a rappresentare il principale acquirente mondiale del greggio iraniano e, nonostante il blocco navale americano nel Golfo di Oman, una parte delle spedizioni riesce ancora ad arrivare in Asia.
Secondo un’analisi del New York Times basata su immagini satellitari e dati marittimi, diverse petroliere partite dall’Iran nelle ultime settimane stanno ancora navigando verso la Cina utilizzando tecniche di occultamento sempre più sofisticate.
Le navi fantasma e i transponder spenti
Molte petroliere iraniane viaggiano spegnendo i transponder, i dispositivi che permettono di tracciarne la posizione. Altre falsificano i dati di navigazione oppure cambiano bandiera e nome durante il viaggio.
Tra il 19 aprile e il 3 maggio, secondo la società di intelligence marittima Windward, le attività considerate “deceptive”, cioè ingannevoli, sono aumentate del 600%.
Una delle navi monitorate, la Huge, avrebbe caricato circa due milioni di barili di greggio all’isola iraniana di Kharg, principale terminal petrolifero del Paese, prima di attraversare lo stretto di Hormuz e sparire dai radar. La petroliera sarebbe poi ricomparsa nel Sud-Est asiatico, vicino al Vietnam, probabilmente diretta verso la Cina.
Il sistema dei trasferimenti in mare
Un altro metodo usato per aggirare il blocco consiste nei trasferimenti di petrolio da una nave all’altra in mare aperto.
Le grandi petroliere iraniane cedono il carico a imbarcazioni più piccole nel Golfo di Oman o vicino alla Malesia, rendendo più difficile identificare l’origine del greggio. Secondo gli analisti, navi come la Salute Legend avrebbero effettuato proprio questo tipo di operazioni prima di attraccare nei porti cinesi.
Washington sostiene che il blocco stia comunque funzionando: la marina americana avrebbe già intercettato oltre 70 imbarcazioni sospette. Ma i dati mostrano che una parte delle esportazioni iraniane continua a fluire verso la Cina.
Il nodo Cina-Iran nel summit Trump-Xi
La questione energetica è stata uno dei temi centrali del summit di Pechino. Gli Stati Uniti accusano apertamente la Cina di finanziare indirettamente Teheran acquistando petrolio iraniano. Il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha parlato di un sistema che permette all’Iran di continuare a sostenere le proprie attività militari e strategiche nella regione.
Nel frattempo il blocco dello stretto di Hormuz, iniziato dopo la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, continua a mettere sotto pressione il mercato energetico mondiale.
Il petrolio iraniano continua a circolare
Nonostante il rafforzamento dei controlli navali, il petrolio iraniano non si è fermato del tutto. Secondo la società Kpler, i volumi di greggio iraniano stoccati sulle petroliere al largo della Malesia sono però diminuiti sensibilmente: da 85 milioni di barili a febbraio a circa 51 milioni oggi. Un segnale che la pressione americana sta avendo effetti concreti, ma non sufficienti a interrompere completamente il flusso energetico verso la Cina.



















