15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Mag, 2026

Maldive, l’ipotesi dei gas nelle bombole: «A 50 metri basta un errore»

Le ricerche dei cinque italiani morti durante un’immersione alle Maldive proseguono tra maltempo, forti correnti e immersioni ad alto rischio nella grotta a 62 metri di profondità. Identificato il primo corpo recuperato, la Procura di Roma apre un fascicolo


Tra le ipotesi al vaglio dopo la morte dei cinque sub italiani alle Maldive c’è anche un possibile problema legato ai gas contenuti nelle bombole utilizzate durante l’immersione.

Secondo Gerardo Bosco, ordinario di Fisiologia dello sport all’Università di Chieti e direttore del master in Medicina subacquea e iperbarica, a profondità elevate anche gas normalmente utilizzati nelle immersioni possono diventare pericolosi. Per questo, spiega l’esperto, sarà decisivo recuperare le bombole e analizzarne il contenuto, insieme ai computer subacquei indossati dalle vittime e ai risultati delle autopsie.

L’avvocato Antonello Riccio, che assiste la famiglia di Federico Gualtieri, una delle 5 vittime, ha parlato della possibilità di «una problematica con le bombole», pur precisando che al momento si tratta soltanto di una congettura. A perdere la vita in quello che da sempre è considerato un paradiso, sono stati anche Monica Montefalcone, la figlia Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Gianluca Benedetti.

«A 50 metri non è più immersione ricreativa»

L’immersione effettuata nell’atollo di Vaavu sarebbe avvenuta a circa 50 metri di profondità, un livello che supera i limiti della normale attività ricreativa, fissato, alle Maldive, a 30 metri. «Si entra in un ambito tecnico», osserva Bosco.

In questi casi le miscele respiratorie devono essere preparate con estrema precisione direttamente a bordo e concordate con i sub. Di norma vengono utilizzati ossigeno e azoto, ma nelle immersioni profonde parte dei gas può essere sostituita con elio, che riduce alcuni rischi fisiologici legati alla pressione.

I rischi dell’ossigeno e dell’azoto

Durante la discesa sott’acqua la pressione aumenta rapidamente: ogni 10 metri cresce di un’atmosfera. Questo modifica anche la pressione parziale dei gas respirati. Se la miscela non è calibrata correttamente, l’ossigeno può diventare tossico provocando nausea, vertigini, convulsioni, alterazioni neurologiche e perdita di coscienza.

Anche l’azoto può essere pericoloso: a elevate pressioni può causare una sorta di narcosi, simile a un’intossicazione da alcol, con alterazione delle capacità cognitive e perdita del controllo neuromuscolare. Tra le ipotesi c’è anche un possibile accumulo di anidride carbonica dovuto a uno sforzo fisico anomalo durante l’immersione.

Il sospetto di contaminazione

Gli investigatori non escludono neppure la presenza di gas non fisiologici, come il monossido di carbonio. Secondo Bosco, una contaminazione potrebbe avvenire durante il caricamento delle bombole, ad esempio se la presa d’aria si trova troppo vicino agli scarichi del motore oppure in caso di malfunzionamento del compressore. In questi casi i sintomi possono includere nausea, debolezza, alterazioni mentali, convulsioni e svenimenti improvvisi.

I computer subacquei come “scatole nere”

Fondamentale sarà anche il recupero dei computer subacquei indossati al polso dalle vittime. Questi dispositivi registrano profondità, tempi, velocità di risalita e altri parametri tecnici dell’immersione. «Non sono vere scatole nere, ma contengono dati preziosi per ricostruire quanto accaduto», spiega Bosco.

Le ricerche nella grotta a 62 metri

Secondo fonti locali a Malé, il primo corpo recuperato sarebbe quello di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo e operation manager dell’agenzia specializzata in crociere scientifiche Albatros Top Boat.

L’ambasciatore italiano a Colombo Damiano Francovigh ha spiegato che la grotta dove si trovano gli altri dispersi raggiunge circa 62 metri di profondità ed è composta da tre segmenti comunicanti. I sommozzatori maldiviani sono riusciti a esplorare soltanto le prime due sezioni prima di dover interrompere l’immersione per rispettare i tempi di decompressione.

«Condizioni climatiche molto difficili»

Le ricerche sono state sospese più volte per le condizioni meteo estreme. Forti piogge, raffiche di vento e mare mosso stanno rendendo particolarmente rischiose le operazioni. La Maldives National Defense Force ha confermato che i quattro corpi mancanti si troverebbero probabilmente nella stessa grotta dove è stato recuperato il primo sub. Sul posto sono impegnate unità specializzate della Guardia Costiera, supporto aereo e squadre di immersione tecnica.

Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato lo stop temporaneo alle ricerche: «Faremo tutto il possibile per recuperare le salme dei nostri concittadini».

Assistenza ai 20 italiani a bordo

La Farnesina ha reso noto che l’Ambasciata italiana sta seguendo anche i circa venti italiani presenti sullo yacht Duke of York al momento dell’incidente. È stato attivato un supporto psicologico attraverso la Mezzaluna Rossa, pronta a inviare volontari specializzati nel primo soccorso psicologico. Il maltempo potrebbe impedire di raggiungere rapidamente l’imbarcazione, che nel frattempo si è spostata verso un approdo più sicuro. L’ambasciata resta in contatto con le famiglie delle vittime per l’assistenza consolare e il possibile rimpatrio delle salme.

La Procura di Roma apre un fascicolo

Sulla tragedia indaga anche la Procura di Roma, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi. I magistrati attendono gli atti ufficiali dal consolato italiano per valutare eventuali ipotesi di reato e possibili responsabilità legate all’organizzazione dell’immersione e alle autorizzazioni ottenute.


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