25 Aprile 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

25 Apr, 2026

Europa, Fabbrini: «L’Ue marginalizzata, si riparta dalla Ced»

Il professore Federico Fabbrini affronta con l’Altravoce il tema di un Europa sempre più marginalizzata, che deve ripartire dall’impianto di difesa comune della Ced


«Nella guerra in Iran l’Europa è stata marginalizzata: prima non è stata consultata, oggi è fuori dai negoziati che si svolgono in Pakistan, paese dotato di arma nucleare e quinto al mondo per popolazione». Parole severe quelle di Federico Fabbrini, professore ordinario di diritto europeo alla Dublin City University e Fulbright Schuman Fellow in sicurezza internazionale a Harvard. Autore de “L’esercito europeo. Difesa e pace nell’era Trump”, da poco pubblicato dall’editore Il Mulino, Fabbrini denuncia l’irrilevanza dell’Europa: «Per agire come una potenza devi avere capabilities and resolve, ovvero capacità militari e risolutezza. Ma i soldati europei non combattono guerre da tempo, al massimo sono impiegati in operazioni di peace keeping. In più il nostro assetto non ci consente di decidere sull’uso della forza. Il patetico tentativo dei “volenterosi” su Hormuz lo dimostra: nel giorno in cui l’Iran lo riapriva loro neanche lo sapevano. E comunque sarebbero intervenuti solo una volta cessate le ostilità. Posizione ridicola».

Superato il blocco dell’Ungheria, l’Ue ha approvato il prestito da 90 miliardi all’Ucraina…

«L’Ungheria ha bloccato il finanziamento per quattro mesi. Lo stesso aveva fatto nel 2022 e nel 2023. La decisione all’unanimità su politica fiscale e politica estera ci paralizza. Non ci sarà mai “risolutezza” finché non cambieremo: lo stesso potrebbe capitare con Radev, Fico o Babic, ovvero ciascun piccolo premier autoritario dell’Europa dell’est. Bisogna pensare nuove soluzioni».

Al vertice di Nicosia il premier polacco Donald Tusk e il presidente cipriota Nikos Christodoulidīs hanno chiesto di rafforzare l’articolo 42.7 del Trattato europeo. È la soluzione?

«L’articolo 42.7 contiene una clausola di difesa modellata sull’articolo 5 della Nato. Crea perfino un obbligo più vincolante di intervenire laddove un paese europeo sia attaccato da un paese terzo. Ma l’effettività di queste disposizioni dipende sempre dal binomio tra capacità e risolutezza. Nel caso della Nato c’è la capacità degli Usa (l’arma nucleare e l’esercito più forte del mondo) e, prima dell’arrivo di Trump, c’era la risolutezza. Nel caso dell’Ue non ci sono armi sufficienti né un sistema di comando unitario. È illusorio pensare l’articolo 42 come strumento di deterrenza».

Intanto, anche grazie alle risorse europee, l’Ucraina ha messo in piedi l’unico vero esercito europeo che difende i nostri confini dalla Russia…

«Condivido questa lettura. Ancora una volta l’Europa rischia l’outsourcing: prima abbiamo delegato la nostra sicurezza agli Usa, adesso sosteniamo l’Ucraina perché si armi e ci difenda dalla Russia. Alla lunga può diventare un problema perché si crea una nuova dipendenza. Come nel caso del gas russo».

Nel suo nuovo libro ricorda che il tema della sicurezza è stato centrale fin dall’inizio nella costruzione dell’Europa.

«La Ced, la Comunità europea della difesa, fu il tentativo – non riuscito – di creare un esercito europeo integrato nella Nato con tre obiettivi: contrastare la minaccia dell’Urss, supplire al disimpegno degli Usa impegnati in Asia, gestire il riarmo tedesco in un quadro europeo. Oggi tutti e tre questi problemi tornano di attualità: Mosca è di nuovo una minaccia, l’America di Trump è impegnata altrove, la Germania ha investito mille miliardi per il riarmo. Ecco perché bisognerebbe riesumare la Ced».

Lei dice che la Ced in realtà non è mai morta?

«Il trattato fu concluso dai sei paesi fondatori della comunità europea, ma solo quattro lo ratificarono: mancano all’appello Francia e Italia. Oggi Italia Viva ha proposto due disegni di legge per la ratifica sia alla camera che al senato. C’è il sostegno di Forza Italia e di settori del Pd. Approvarli sarebbe una mossa fondamentale per fare avanzare una dibattito sulla difesa europea. L’Italia avrebbe tutto l’interesse alla ratifica perché non ha le risorse economiche della Germania né il seggio all’Onu e l’arma nucleare della Francia. Alcide De Gasperi lo aveva capito».

Ma la Ced è ancora attuale? La ratifica di Francia e Italia basterebbe per far decollare la difesa europea?

«Sì. È un trattato di grande modernità, il più completo e onnicomprensivo, pensato da statisti lungimiranti come Schuman, Monnet, Adenauer e De Gasperi, e istituisce un vero e proprio governo europeo della difesa con un parlamento bicamerale – il consiglio degli stati più l’assemblea parlamentare eletta dai cittadini – e un esecutivo composto da sette membri con l’autorità di decidere a maggioranza. Insomma, un governo efficace e democraticamente legittimato con meccanismi di raccolta delle risorse più semplici. Inoltre la Ced esprime un’autorità nel campo dell’industria della difesa: essenziale perché abbiamo un problema enorme di frammentazione che si risolve solo se c’è un monopolio centrale della produzione».

Ma il trattato sarebbe valido solo per i sei sottoscrittori…

«Il trattato prevede che nuovi membri possano aderire, ma la storia dell’Europa è piena di esperimenti simili: pensiamo a Schengen, al Mes, all’Euro. Sono tutte forme di cooperazione rafforzata. La Ced sarebbe in linea con i precedenti europei».

Che relazione esisterebbe tra la Ced e la Nato? Meloni al vertice di Cipro ha detto: «bisogna lavorare per rafforzare la Nato e per rafforzare la colonna europea dell’Alleanza».

«Meloni fa un gioco di sponda con gli Usa e usa una narrativa coerente con la posizione nazionalista che vede in Trump il pilastro: resta il problema di che cosa devono fare gli europei per aumentare il loro ruolo. La Ced era pensata come il pilastro europeo della Nato, quindi ha un’attualità straordinaria nel momento in cui dobbiamo spendere di più mentre gli Usa si disimpegnano».

Ieri Trump ha perfino chiesto la sospensione della Spagna dall’Alleanza.

«C’è tanto fumo attorno a questi dibattiti. Non esiste un meccanismo nella Nato per sospendere un paese membro. L’idea di Trump non ha fondamento giuridico: è solo retorica politica».

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Mentre gli autocrati alzano la testa, l’Europa può ambire a diventare una potenza globale?

«La popolazione e la ricchezza europee diminuiscono, i paesi europei diventano piccoli: unirsi o scomparire è il dilemma dell’Europa. Le federazioni nascono proprio in questi momenti storici: i paesi si mettono insieme per proteggersi. L’esercito europeo è una necessità ineluttabile se l’Europa vuole sopravvivere in questo mondo».

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