4 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Mar, 2026

Iran, Trump guarda al Kurdistan per aprire un nuovo fronte

Curdi

Con parte degli obiettivi non ancora raggiunti in Iran e con scorte che rischiano di finire, Trump e guarda ora alle milizie del Kurdistan iraniano


Donald Trump ha promesso una guerra che durerà «quattro o cinque settimane», e i nuovi spostamenti di aerei cisterna e caccia militari verso la regione mediorientale sembrano confermare tale previsione. Questa guerra non durerà pochi giorni. Dal monitoraggio di strumenti di controllo aereo come FlightRadar24 si evince infatti che negli ultimi due giorni gli Stati Uniti abbiano spostato 12 caccia F-35 dalla base aerea di Lakenheath, nel Regno Unito, verso il Medio Oriente. Questo movimento è stato accompagnato dall’invio di almeno 20 aerei cisterna. Mezzi utili per il rifornimento aereo dei caccia e indispensabili per operare dai cieli di Israele e della Giordania fino all’Iran (e ritorno).

Nel complesso, la forza ammassata in Medio Oriente dagli Usa comprende ora poco più di 200 caccia tra F-15 (tre dei quali abbattuti in Kuwait), F-16, F-35 e F-22. A questi si devono aggiungere 96 tra F/A-18 ed F-35 imbarcati nelle due portaerei Abraham Lincoln e Gerald Ford. Dispiegate rispettivamente nel Mar Arabico e nel Mediterraneo orientale assieme alle loro navi di accompagnamento. A questa forza si aggiungono i circa 200 caccia dell’aviazione israeliani attualmente operativi. È senza ombra di dubbio il più grande assembramento di uomini e mezzi dai tempi della seconda guerra del Golfo.

Obiettivi non dichiarati e reazione iraniana

L’amministrazione Usa non ha specificato gli obiettivi ultimi di questo dispiegamento di forze. L’attentato di decapitazione al vertice, con l’uccisione di Khamenei, non ha prodotto il caos nella catena di comando che si aspettavano gli Stati Uniti. La furiosa reazione dei pasdaran, specialmente contro i Paesi del Golfo, ha invece colto di sorpresa l’amministrazione, come confermato dallo stesso Trump.

Se i piani americani non sono quindi ben definiti, dagli attacchi si può evincere che lo scopo sia quello di indebolire la presa del governo. Almeno questo sembrano indicare i bombardamenti contro i centri di potere e le stazioni della polizia nelle varie città iraniane. Non hanno raggiunto i risultati

D’altra parte sia Trump che il segretario alla Guerra Pete Hegseth non hanno escluso l’invio di truppe di terra in Iran. Il che vorrebbe dire intraprendere la più grande invasione dai tempi della seconda guerra mondiale. Si perché se la seconda guerra del Golfo contro l’Iraq ha visto 590mila soldati americani invadere un Paese di 25 milioni di abitanti, la conquista dell’Iran, che di abitanti ne ha 90 milioni ed è quasi quattro volte più grande, richiederà per forza di cose un numero molto superiore di soldati. In altre parole sarebbe una follia strategica.

La carta curda

Il Wall Street Journal, riportando i colloqui telefonici tra Trump e i due principali leader curdi dell’Iraq, Masoud Barzani e Bafel Talabani, ha anticipato una nuova (in realtà vecchia) strategia. Il giornale sostiene che il Presidente americano sia propenso a sostenere l’insurrezione armata dei curdi iraniani. Secondo quanto riferito da Axios, Trump avrebbe parlato con i vertici dei due principali partiti curdi iracheni il giorno successivo all’avvio dei bombardamenti. Colloqui definiti dalle fonti come «sensibili».

Le telefonate sarebbero state il culmine di mesi di pressioni sotterranee esercitate dal premier israeliano Netanyahu, convinto che i curdi «usciranno allo scoperto» e «insorgeranno». L’obiettivo appare chiaro: aprire un fronte di insurrezione armata nel Kurdistan iraniano, sfruttando le decine di migliaia di peshmerga iracheni. Non a caso, nella notte tra il 2 e il 3 marzo, la sede del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (Pdki) a Erbil è stata colpita da un attacco iraniano, quasi una risposta diretta di Teheran ai contatti tra Trump e i leader curdi.

Si tratta, in realtà, di una strategia già sperimentata (e fallita) in passato. Durante la guerra Iran-Iraq degli anni Ottanta, Saddam Hussein tentò di destabilizzare la Repubblica Islamica appoggiandosi ai Mojaheddin del Popolo (Mek) e ad alcune fazioni curde iraniane, senza mai riuscire ad innescare una vera rivolta interna. Le insurrezioni curde nel Kurdistan iraniano erano già state soffocate nel sangue nei primissimi anni dopo la rivoluzione khomeinista del 1979. E i Pasdaran hanno da allora sviluppato una capillare capacità di controllo di quelle regioni di frontiera.

Un contesto ancora più rischioso

La scommessa di Washington appare però tanto più rischiosa se si considera il contesto attuale. Tralasciando come giusto un paio di mesi fa i curdi siriani delle Syrian Democratic Forces siano stati essenzialmente abbandonati a loro stessi dagli americani e sconfitti dalle truppe governative di Damasco, da sabato le milizie sciite irachene filo-iraniane stanno già colpendo con droni e razzi le basi dei partiti separatisti curdi iraniani presenti nel Kurdistan iracheno. Rendendo sempre più difficile il coordinamento di un’eventuale insurrezione, proprio mentre Trump chiede ai leader di Erbil di esporsi militarmente.

LEGGI Iran, gli Usa chiudono due ambasciate nel Golfo. Teheran all’Europa: “Non siate complici”

A ciò si aggiunge un dato economico importantissimo: le compagnie petrolifere Dno e Dana Gas hanno sospeso la produzione nei loro giacimenti curdi il 28 febbraio, come misura precauzionale a seguito degli attacchi americani e israeliani sull’Iran. Privando il Governo Regionale del Kurdistan della sua principale fonte di finanziamento propria. Chiedere ai curdi iracheni di rischiare una guerra per procura contro i pasdaran e le forze armate iraniane mentre le milizie irachene li bombardano alle spalle e il petrolio è fermo, appare più che altro una missione suicida.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA