4 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

3 Feb, 2026

Scontri di Torino e reti transnazionali: l’ombra terrorismo in Europa

Il ricordo delle vittime 10 anni dopo l'attacco al Bataclan, a Parigi il 13 nov 2015

Dagli scontri di Torino alle reti transnazionali, tra memoria del terrorismo politico e nuove minacce ibride: perché l’allerta sulla sicurezza pubblica resta alta in Italia e in Europa


I recenti fatti di Torino hanno riacceso l’attenzione sull’ordine pubblico non solo a livello nazionale, con il dibattito sul nuovo decreto sicurezza, ma anche anche europeo. Le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto («Questi si comportano da nemici, da terroristi, da guerriglieri, […] E allora vanno trattati per quello che sono» e «devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse») hanno infatti rievocato una stagione buia del Vecchio Continente, quella degli Anni Settanta, quando un’internazionale sovversiva transnazionale seminò morte e terrore in tutta Europa.

Le Br in Italia, la Rote Armee Fraktion in Germania, l’Irish Republican Army in Irlanda e Gran Bretagna, … gruppi armati accomunati dalla medesima strategia sovversiva che si spalleggiavano fornendosi assistenza, armi, contatti, rifugi e finanziamenti. Per non parlare della vasta e variegata galassia del terrorismo nero di matrice neofascista.

Il paragone con gli Anni di Piombo

Sia ben chiaro: l’attuale situazione europea non è, al momento, paragonabile a quella degli Anni di Piombo con attentati terroristi quasi quotidiani e diretti da ideologie cieche contro la popolazione civile. Tuttavia, anche sulla scorta di quell’esperienza, la preoccupazione che da quel terreno fertile possano germogliare elementi di pericolo per la sicurezza pubblica c’è ed è innegabile.

Reti transnazionali e mobilitazione violenta

Nei giorni precedenti agli scontri torinesi, le forze dell’ordine hanno controllato e identificato 772 individui tra cui 54 stranieri, per la maggior parte francesi. Segno evidente di una rete diffusa formata da individui disposti a mobilitarsi anche violentemente in segno di solidarietà rispetto ai propri alleati stranieri. L’arrivo, in particolare, di agitatori da Oltralpe non è un caso.

Il caso francese e la crisi dell’ordine pubblico

La Francia è infatti da tempo uno dei Paesi che più accusa problemi di ordine pubblico, dal terrorismo alla crescente instabilità politica interna fino agli atti di sabotaggio. Già nel 2005 la rivolta delle banlieu parigine costrinse il governo dell’allora presidente Jacques Chirac a dichiarare lo stato di emergenza. Già in quel frangente la commistione tra centri sociali di inclinazione politica anti-istituzionale, frange violente riconducibili alle minoranze etniche meno abbienti e influenze religiose di stampo islamista aveva borderline

Dallo stato di emergenza agli attentati infrastrutturali

Il 13 novembre 2015, poche ore dopo l’attacco terroristico contro il Bataclan che costò la vita a circa 130 persone, il governo di Francois Holland fu costretto a dichiarare nuovamente lo stato di emergenza che, con ripetute estensioni, sarebbe rimasto in vigore due anni. Si è trattato del più lungo periodo di stato emergenziale dai tumulti politici degli Anni Sessanta e si è concluso solo dopo che il governo di Emmanuel Macron ha varato nuove leggi anti-terrorismo che in larga parte hanno recepito nella legislazione ordinaria le provvisioni dello stato di emergenza.

Una Francia ancora esposta

Nonostante le misure adottate (tra cui l’espansione del diritto della polizia di perquisire le abitazioni sospette senza mandato e un maggior margine per quanto riguarda la sorveglianza elettronica di massa) tuttavia, la Francia è rimasta seriamente esposta. Il 26 luglio 2024, il giorno di apertura delle Olimpiadi di Parigi, una serie di attentati mise infatti fuori uso la rete ferroviaria ad alta velocità francese, lasciando circa 800.000 passeggeri bloccati e i trasporti d’Oltralpe nel caos.

Sabotaggi mirati e autori ignoti

Nel maggio 2025 una nuova serie di attentati colpì le centrali elettriche di Nizza e Cannes, lasciando le due città parzialmente al buio e ostacolando l’apertura del vicino festival cinematrografico. Attacchi chiaramente studiati a tavolino e portati avanti con professionalità, i cui autori restano a piede libero. Le forze di polizia d’Oltralpe hanno sospettato gruppi di estrema sinistra e anarco-insurrezzionalisti o agenti provocatori mossi dalla Russia o una combinazione delle due teorie, ma per il momento non si hanno risultati certi.

IL VIDEO COMMENTO di A. BARBANO Torino, contro la violenza meno spot più riforme

Una minaccia che attraversa l’Europa

La Francia non è tuttavia l’unico Paese preso di mira. Solo il 3 gennaio scorso, una serie di attentati di matrice sconosciuta ha messo fuori uso le linee elettriche di Berlino, lasciando parte della città senza corrente per quattro giorni. Questi eventi, pur nella loro assenza di vittime dirette, mostrano i rischi di una situazione dell’ordine pubblico largamente deteriorata.

Il fronte italiano e il rischio escalation

Esattamente quello che si vuole evitare in Italia, dove le forze di polizia dispongono solo in parte delle capacità di garantire la sicurezza delle infrastrutture nazionali. Una eventuale escalation che punti a destabilizzare le piazze italiane, a colpire obiettivi sensibili – come la rete ferroviaria o quella elettrica – o a ripetere azioni violente come la gambizzazione del dirigente di Ansaldo, Roberto Adinolfi, o il fallito attentato alla scuola allievi Carabinieri di Fossano da parte dell’anarchico Alfredo Cospito rappresenta una deriva che le autorità italiane intendono evitare a ogni costo.

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Guerra ibrida e allerta permanente

Minaccia che si incrocia con quella, già a più riprese evocata in Francia e in Germania, della guerra ibrida, della rete eversiva che – con il giusto incoraggiamento – potrebbe saldarsi (consapevolmente o meno) con gli obiettivi di attori stranieri, dalla Russia all’islamismo radicale. Anche per questo, il livello di allerta resta alto.

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