7 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

2 Feb, 2026

Askatasuna, la sinistra e il vizio di accarezzare i cattivi compagni

I fatti di Torino riportano agli anni Sessanta e Settanta, quando molti esponenti del Partito comunista alimentavano l’estremismo


Novantasei poliziotti feriti. Uno, soltanto uno, per un soffio non ci ha rimesso la vita. Come Raciti, come gli anni che credevamo sepolti. Torino è esplosa di rabbia, di molotov e di slogan che odorano di muffa ideologica. Nel cuore della città che ha inventato il lavoro operaio, il corteo pro Askatasuna è diventato la riedizione farsesca, e insieme tragica, di un film in bianco e nero: caschi, scudi, pietre.

Oggi Piantedosi in aula

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, oggi salirà in Aula per riferire, ma la sceneggiatura è già scritta: destra che accusa la sinistra di contiguità, sinistra che replica parlando di repressione. Nel mezzo, un Paese che osserva stanco l’eterno talk show della politica sulla pelle di chi indossa una divisa.

Parla Petruccioli

Claudio Petruccioli, classe 1941, segretario della Fgci nei tardi anni Sessanta – quando la politica si faceva con la passione e con i pugni – ha le idee chiare anche oggi. Era direttore dell’Unità quando scoprì, a sue spese, cosa significa pagare il prezzo di una notizia «troppo vera per essere falsa». «Mi sono sempre battuto contro l’estremismo, provi a chiedere a tutti quelli che ho mandato a quel Paese e chieda cosa pensano di me. Contro l’estremismo di sinistra mi sono sempre battuto».

La necessità di denunciare

«Le diranno che sono un fascista, certo. Lo dicevano ieri e lo diranno anche oggi. All’epoca se venivo a sapere che qualcuno stava progettando qualcosa, chessò l’assalto a una caserma, li avvisavo prima: guardate che vi denuncio». A Torino sabato scorso tutti sapevano come sarebbe finita ma nessuno li ha denunciati. Perché la sinistra continua a tollerare certe presenze nelle manifestazioni? «Diciamo pure che una Questura che funziona bene questi personaggi li conosce da 30 anni: sono sempre gli stessi. C’è dunque anche un problema di gestione dell’ordine pubblico, gli interventi ex post servono a poco. Ci sono organizzazioni che esistono da tempo, e questo non riguarda solo questo governo e solo questo ministro dell’Interno. Di queste organizzazioni si sa tutto, come si sa tutto di CasaPound. Se stanno ancora in piedi è perché qualcuno vuole che ci siano e restino in piedi».

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Una sfida culturale

«La sinistra deve combatterli sul piano culturale e poi, se occorre, denunciarli, cosa che purtroppo a sinistra spesso non viene fatta. Basta denunciarne uno e poi il resto viene da solo, come un rosario, uno dopo l’altro». I cosiddetti “provocatori” ci sono sempre stati: «Guardi, io ho conosciuto Piperno, Scalzone, Capanna – continua Petruccioli – Quando nel ‘68/’69 sapevano che avrei partecipato come segretario della Fgci alle assemblee del movimento, facevano casino ma non osavano impedirmelo, eppure nuotavo nello stesso brodo in cui nuotavano questi primi prototipi dell’estremismo». Per Petruccioli la sinistra deve smettere di accarezzare i cattivi compagni come si fa con un vecchio errore di gioventù.

La parola a Salvi

Più cauto, ma con punte di un sarcasmo tagliente, Cesare Salvi, ex ministro del Lavoro ed ex vicepresidente del Senato. Uno che di sinistra se ne intende, e che oggi sembra parlare come da un pianeta disabitato. «La sinistra difende i violenti? Non mi risulta. Qui stiamo parlando di una violenza intollerabile di un gruppo che si è staccato e ha fatto quello che ha fatto. È vero che un tempo i partiti erano più strutturati e certe cose bruttissime, come quelle accadute a Torino, non si verificavano. Ma non mi sembra ci sia stato un consenso da parte dei manifestanti. Piuttosto vedo un problema di polizia e di ordine pubblico».

La sinistra che non c’è più

Pausa, poi Salvi riprende: «Certo è curioso che ancora ci sia qualcuno che se la prenda dando sempre colpa alla sinistra. E poi quale sinistra? La sinistra non esiste più». Una stoccata, più crudele del necessario, ma sincera. Una sinistra scomparsa nel riflesso di se stessa, ostaggio dei fantasmi dell’antagonismo e di un moralismo che non sa tradursi in responsabilità.

Le esternazioni di Lepore

Sinistra di ieri, sinistra di oggi. Da Bologna, il sindaco Matteo Lepore alza la testa e prova a spostare l’asse del discorso. Per lui il problema non è la tolleranza, ma la gestione del dissenso e le continue «invenzioni» governative sull’onda emotiva dei fatti di cronaca. «Mi sorprende che il governo ogni giorno guardi i fatti di cronaca e si inventi un decreto nuovo. Siamo partiti dal decreto rave e siamo al terzo pacchetto sulla sicurezza. Io continuo a pensare che per dare maggiore sicurezza ai cittadini servono risorse per le forze dell’ordine, nuove assunzioni, e serve collaborare coi sindaci nelle città. C’erano migliaia di persone che hanno manifestato pacificamente: non credo che si possa pensare che improvvisamente in Italia il governo spinga l’interruttore e nessuno più manifesti o critichi il governo. Credo che il punto sia la violenza. La politica con la violenza non deve c’entrare assolutamente nulla».

La strategia di Nordio

Lepore fa il sindaco, non il tribuno. Eppure il suo affondo è chiaro: la sicurezza non si fa a colpi di decreto. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, invece, la mette sul piano tecnico, da vecchio magistrato che ha memoria lunga. «Prevedere un arresto che poi si risolve in una pena sospesa, o erogare una sanzione amministrativa anche pesante, magari ai genitori dei minori violenti, potrebbe essere più efficace. Io ricordo il nome di un agente, Annarumma, ucciso durante una di queste manifestazioni. Da lì cominciò tutta una legislazione repressiva, tardiva però, perché dopo poco esplosero le Brigate Rosse. Con equilibrio e proporzione, questa necessità oggi è imposta dalla natura delle cose». Nordio evoca gli anni di piombo. Un richiamo che suona familiare: la storia non insegna niente a chi non vuole ricordarla.

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