Lo scatto di Dino Pedriali nella Torre di Chia del 1975 rappresenta una delle immagini più celebri al mondo di Pasolini
Quando Pasolini scoprì la Torre di Chia, nel Viterbese, se ne innamorò. Intorno a quella costruzione del 1200 – senza deturparla, ma esaltandone invece forma e posizione – costruì una piccola casa di vetro, pietra e legno. Quasi una protezione, per sé, certo, ma anche per il suo lavoro destinato da lì a breve a essere drammaticamente interrotto. E a diventare quello che il mondo intero, prima e meglio dell’Italia, considerò la produzione del più grande intellettuale del Novecento.
Le immagini per “Petrolio”
In quella costruzione perfettamente integrata nel paesaggio, trasparente e nello stesso tempo nascosta, il Poeta scrisse “Lettere luterane”. E mise mano a “Petrolio”, il romanzo incompiuto sul quale lavorò fino al suo assassinio. Di cui restano 522 pagine e che venne pubblicato postumo da Einaudi solo nel 1992.
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C’è un di più che lega “Petrolio” a Chia. E sono le foto che Dino Pedriali, all’epoca appassionato e già affermato fotografo venticinquenne di Man Ray ed Andy Warhol, fu chiamato a realizzare dallo stesso Pasolini in quella nuova casa a pochi chilometri da Roma. Immagini che avrebbero dovuto illustrare, tra corpo e natura, la sua ultima opera e che furono invece gli ultimi scatti prima della drammatica istantanea dell’Idroscalo. «Non c’è più posto per me in questo mondo», confessò Pasolini a Pedriali durante quei giorni, il fotografo lo racconterà molti anni dopo in un testo intitolato “Seconda settimana d’ottobre 1975”. Fu l’inizio di una collaborazione, forse di un’amicizia. Ma anche la vigilia dell’assassinio del Poeta sulla spiaggia di Ostia.
Il difetto che portò fortuna
A Chia, però, grazie a quella fusione di umano, poesia, natura e solitudine, fece in tempo ad arrivare “lo scatto”. È nella Torre che Dino Pedriali realizzò forse la più celebre fotografia di Pier Paolo Pasolini, quella utilizzata anche per la copertina della biografia “Vita di Pasolini” scritta da Enzo Siciliano, nella sua storica prima edizione Rizzoli del 1978. Un’immagine che avrebbe fatto il giro del mondo, “rovinata” – raccontava lo stesso autore – dalla caduta accidentale di una pinzetta sulla foto durante la lavorazione in camera oscura. «Ti porterà fortuna», gli disse per consolarlo il suo stampatore di fiducia a Torino, «è caduta all’altezza della fronte di Pasolini, è una piccola ruga, vedrai, farà la differenza».
Pedriali recuperò il suo lavoro e ripartì velocemente per Roma, senza riposare. Era il 2 novembre. Doveva incontrare Pier Paolo e mostrargli il “loro” lavoro. Da una radio, in un autogrill a metà strada da cui era stato tentato solo per un caffè, ascoltò la fine di tutto.
































