15 Ott, 2026

Chia, ora il Pd vuole sfrattare l’abusivo Pasolini

Gabriele Gallinari ha acquistato e restaurato la torre di Chia, dove Pasolini cercò rifugio, ma la Regione Lazio gli ha intimato di lasciare l’immobile. Al centro della controversia gli usi civici, una compravendita contestata e il mancato intervento delle istituzioni. La battaglia giudiziaria proseguirà fino all’appello previsto nel 2028.


C’è una torre medievale, nei boschi della Tuscia, dove Pier Paolo Pasolini cercò riparo dal mondo. Nel 1970 la comprò e lì trovò ispirazione. Mezzo secolo dopo, il poeta è protagonista di una commedia di Ionesco: per alcuni è un abusivo, per altri un monumento nazionale. E per difenderne la memoria c’è chi vorrebbe cacciare chi quella casa l’ha acquistata e rimessa in piedi: Gabriele Gallinari, 47 anni, attore, che la comprò dagli eredi nel 2021. Per pagarla vendette il suo appartamento di Roma. Il rogito fu stipulato davanti a un notaio; il Comune di Soriano nel Cimino aveva certificato che i terreni non risultavano gravati da usi civici. Il ministero della Cultura rinunciò alla prelazione, spiegando in Parlamento di non avere risorse per acquistare tutti i beni culturali in vendita.

La compravendita contestata e l’ordine di lasciare la torre

Nel 2022 l’Università Agraria di Chia, ente privato – 120 iscritti – che gestisce il bosco demaniale circostante, contestò la compravendita: secondo l’ente, il complesso appartiene alle terre collettive e non poteva essere venduto. Il commissario per gli usi civici ha accolto questa tesi in primo grado, aprendo un contenzioso che non è ancora arrivato alla parola definitiva. La Regione Lazio ha intimato a Gallinari di lasciare l’immobile entro il 7 ottobre. La scadenza è passata, la battaglia giudiziaria prosegue: l’udienza in Corte d’appello è prevista per il 2028. L’esecuzione è arrivata prima della conclusione della vicenda. Una singolare idea di prudenza amministrativa.

«Vorrebbe dire togliermi la prima casa senza risarcimento, dopo averla acquistata regolarmente e aver venduto la mia abitazione per pagarla», dice a noi Gallinari. «Ho comprato un bene che non voleva nessuno. Nel 2019 servivano altri lavori e la famiglia non poteva più sostenerli. Mi sono affidato agli atti del Comune, al notaio e alla rinuncia dello Stato alla prelazione. Ora mi si dice che l’acquisto è stato incauto». La torre era un rudere: dentro, alzando lo sguardo, si vedeva il cielo.

Il Pd e la rivendicazione dell’Università Agraria

Il copione diventa surreale con il Pd. A Soriano il sindaco è di centrodestra e il Pd si è schierato contro di lui, sostenendo la rivendicazione dell’Università Agraria di Chia. Il partito, si legge in un volantino, vuole «tutelare il patrimonio collettivo e la legalità». Ma la proprietà era stata venduta da Graziella Chiarcossi, cugina ed erede di Pasolini, dopo vani tentativi di trovare una soluzione pubblica. Chiarcossi ha raccontato di essersi rivolta al ministero e al Comune, proponendo l’acquisto pubblico della Torre prima di accettare l’offerta di Gallinari per impedirne la rovina.

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Non è una ricostruzione di parte soltanto. È la storia di un luogo che le istituzioni non hanno acquistato quando ne avevano la possibilità e che un privato ha deciso di salvare. Dacia Maraini sul Corriere della Sera si è schierata con Gallinari, riconoscendogli il merito di aver recuperato una struttura che cadeva a pezzi e di averla restituita alla poesia. Gallinari ha restaurato gli ambienti, ripulito il terreno, sistemato l’orto e gli spazi verdi. Con il Comune ha firmato una convenzione per aprire la casa ai visitatori. Il biglietto costa 15 euro, parcheggio, navetta e guide comprese; alla proprietà resta un piccolo rimborso che, racconta, copre appena le pulizie straordinarie.. Ci sono aperture gratuite con le Dimore Storiche, visite scolastiche e appuntamenti culturali.

La petizione e l’appello a Elly Schlein

«Ho lanciato una petizione su Change,org per chiedere alle Istituzioni di sospendere l’esproprio in attesa di una sentenza certa e – in caso di sentenza sfavorevole – che mi venga riconosciuto l’indennizzo di quanto speso in buona fede». «Ho scritto di mio pugno a Elly Schlein», racconta Gallinari. «Le ho spiegato che cosa sta succedendo e le ho chiesto di ascoltare anche l’altra parte. Non ho ricevuto risposta». Il silenzio politico, in una vicenda tanto intricata, finisce per pesare quanto le carte giudiziarie.

C’è poi il bosco, altro capitolo di questa storia. L’Università Agraria è un ente privato che amministra terre di uso civico, non un’università nel senso corrente. Ha realizzato un parco turistico a pagamento dedicato a Pasolini, la cui situazione urbanistica è oggetto di contestazioni e procedimenti ancora aperti. Si parla di 28 manufatti per i quali sono state sollevate questioni di regolarità edilizia, con provvedimenti e ricorsi che vanno ricostruiti alla luce degli atti e del loro effettivo stato senza anticipare verdetti. Ma il punto politico resta: si rivendica il carattere collettivo della Torre mentre la gestione commerciale del parco nel bosco circostante solleva a sua volta interrogativi sulla tutela del paesaggio e sulla destinazione di quei terreni. Due questioni giuridicamente distinte.

Il nome di Pasolini tra memoria e promozione turistica

Chiarcossi ha denunciato anche l’uso del nome e dell’immagine di Pasolini nella promozione del parco, tra richiami alla «Torre di Pasolini» e progetti di statue nel bosco. Il punto è evitare che la memoria diventi un marchio da esibire. La questione urbanistica resta aperta e dovrà essere chiarita nelle sedi competenti.

Gli altri beni pasoliniani dimostrano che una strada pubblica era possibile. L’appartamento romano di via Eufrate è stato acquistato dal produttore Pietro Valsecchi e donato allo Stato. Manoscritti, lettere e documenti sono stati affidati o donati a istituzioni culturali, tra cui il Gabinetto Vieusseux di Firenze e la Cineteca di Bologna.

Ecco il paradosso finale. Pasolini, dannato in vita, è stato accolto nel pantheon della sinistra e poi arruolato, con qualche acrobazia, anche in quello della destra. Ora, nel nome della sua memoria, una parte della sinistra sembra pronta a considerarlo un abusivo nella casa che lui stesso acquistò nel 1970. Sarà la giustizia a decidere la controversia. Alla politica spetta però un’altra responsabilità: spiegare perché la tutela del patrimonio collettivo venga invocata contro chi ha salvato e aperto un luogo della memoria.

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