L’intervista a Pierfrancesco Maran (Pd) capogruppo commissione Ambiente al Parlamento Ue. «Energia e Difesa sono i pilastri della sicurezza europea. La flessibilità da usare per interventi strutturali verso l’elettrificazione. Bene anche il nucleare»
«Serve trasparenza e chiarezza sul tipo di investimenti che andremo a fare altrimenti rischiamo di buttare anche questi soldi che, è bene ricordarlo, non ci vengono dati a gratis ma aumentano il nostro debito. Guai, insomma, se prendessimo decisioni tipo quella del bollo auto che costerà molto e ci lascerà poco».
Pierfrancesco Maran è l’eurodeputato Pd che guida la Commissione ambiente e clima (Envi) del Parlamento europeo. In questo dibattito a volte assai criptico tra flessibilità, energia, difesa, rinnovabili, pil e deficit, Europa avara ed Europa burocratica, ha pensato che fosse utile organizzare una «Guida alla nuova flessibilità europea per l’energia», una dozzina di pagine in cui si cerca di fissare alcuni punti utilissimi al dibattito di queste ore che s’incrocia con quello sulla manovra per la legge di bilancio ’26-27 e con la disinformatja tipica di ogni campagna elettorale. Tutti fattori di contesto nemici della chiarezza e della buona gestione delle risorse.
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Maran, cominciamo dai fondamentali: di cosa parliamo quando si parla di flessibilità europea?
«L’Europa ha introdotto margini di flessibilità di bilancio per ciascuno dei 27 paesi membri fino all’1,5% del pil di ciascuno e per ciascun anno fino al 2028 compreso. Non sono nuovi soldi, non è debito comune bensì possiamo usare la Clausola di salvaguardia prevista dal Patto di stabilità per la Difesa».
Questa flessibilità europea era stata pensata per la Difesa europea. Adesso c’è l’energia.
«È un passaggio molto importante perché cambia il concetto di sicurezza europea. Difendere l’Europa significa anche aumentare l’autonomia energetica e ridurre la nostra dipendenza da altri paesi. Difesa e sicurezza energetica sono i “pilastri della sicurezza europea”».
Va dato atto al governo Meloni di aver messo sul tavolo la richiesta.
«Il governo ha fatto bene a chiedere di allargare la flessibilità. È lo stesso spirito con cui la segretaria del Pd Elly Schlein ha scritto alla premier le cinque proposte su come utilizzare quei soldi».
Quale “spirito”?
«I soldi sembrano tanti ma sono pochi: 7 miliardi l’anno che diventano 14 in due anni. Si tratta più o meno della cifra spesa per tagliare – inutilmente – le accise da aprile in poi. Attenzione quindi ad usare con giudizio e visione questi soldi. Anche se siamo in un anno elettorale, servono scelte strategiche, oltre il presente e con lo sguardo lungo».
Ripasso di numeri: il governo nella legge di bilancio chiederà 28 miliardi di flessibilità – 14 in difesa e altrettanti in energia – da consumare entro il 2028. Proposte?
«Innanzitutto la Commissione ha indicato 22 esempi: migliorare l’approvvigionamento energetico per famiglie ed edifici pubblici; decarbonizzare le imprese; infrastrutture di ricarica e stoccaggio. La sicurezza energetica riguarda come produciamo, trasportiamo, conserviamo, proteggiamo e consumiamo energia».
Ok, e le vostre proposte? Per dare sollievo alle nostre tasche alla fine di ogni mese quando arrivano le bollette.
«Prioritaria sarebbe una grande infrastruttura per gli accumuli, un “luogo” dove custodire e conservare l’energia rinnovabile in eccesso come quella solare per poi poterla usare quando serve».
Incide sulle bollette?
«Nel medio periodo sì, va a calmierare i prezzi. È vero che il prezzo lo fa il gas ma se usiamo maggiormente le rinnovabili anche in altri orari grazie agli accumuli, siamo meno dipendenti e il prezzo diminuisce».
Altre proposte?
«Abbiamo detto delle scorte di energia solare. Poi l’ammodernamento ed efficientamento della stessa rete al nord dove c’è meno sole; la riqualificazione energetica di scuole e uffici pubblici».
Un vasto programma, con sette miliardi.
«Intanto cominciamo con idee ed obiettivi chiari per evitare ulteriori sprechi».
È possibile usare questi soldi per tagliare gli oneri di sistema dalle nostre bollette?
«Non sarebbe la priorità, equivale ad un taglio delle accise che per altro è espressamente vietato dalla Commissione. Il punto è che poi le voci in bolletta tornano se non intervieni a monte, in modo strutturale. Con la Polonia e Germania, l’Italia è tra i paesi più esposti in Europa al fossile che significa fornitori e prezzi fortemente instabili. La priorità per noi è più rinnovabili, più efficienza di rete e tra dieci anni anche il nucleare».
Stiamo parlando di investimenti e progetti che hanno un problema autorizzativo enorme. In Italia ci sono circa 4000 autorizzazioni ferme per lo più per colpa di Regioni e Sovrintendenze.
«Tutto vero, purtroppo. Però, se l’energia è un elemento strategico come dice l’Europa e come diciamo anche noi tutti, a destra e a sinistra, allora regioni e sovrintendenze devono essere coordinate per lavorare in tempi certi. Non si dice che quelle 4000 pratiche meritino una risposta positiva ma devono avere una risposta in tempi certi. In pochi mesi».
Sappiamo cosa e come il governo italiano ha chiesto di usare i soldi della flessibilità?
«Purtroppo no. Sappiamo che nella lettera a Bruxelles c’è una lista di cui però non sappiamo nulla. E invece servirebbe da subito trasparenza e condivisione perché queste devono essere scelte di lungo periodo».
I soldi che ci darà Bruxelles, come valgono? Un prestito con interessi? Nuovo debito?
«È debito nazionale. Proprio per questo non va usato per le mance di oggi ma per investimenti che diano vantaggi domani. Ciò detto è chiaro che io e tanti altri avremmo preferito che questo fosse debito europeo e non dei singoli stati».
La premier ha chiesto una nuova flessibilità per l’impatto devastante dell’inflazione. Ci sarà concesso qualcosa?
«Sarà molto difficile. L’aumento dei prezzi sta avendo un chiaro impatto su aziende e famiglie ma le flessibilità vanno usate per situazioni straordinarie e per cercare di fare investimenti sul futuro come quelli sull’energia. Il tema è che il governo proprio essendo così vicino al 3% doveva presidiare con più attenzione il raggiungimento dell’obiettivo. Non lo ha fatto e ora restiamo vincolati alla procedura d’infrazione».
































