L’ex generale Roberto Vannacci attacca FdI e accusa la maggioranza di voler cambiare le regole per arginare Futuro Nazionale. Ma il secondo turno divide il centrodestra e la Lega frena
È per paura di perdere a destra che FdI vuole reintrodurre il secondo turno nella legge elettorale? L’eurodeputato Roberto Vannacci, il cui partito Futuro Nazionale è dato all’8% negli ultimi sondaggi, lancia l’affondo contro la maggioranza e dice che il ballottaggio è «la mossa della paura».
Poi l’ex generale infila il dito nella piaga e argomenta di sé in terza persona: «Per mesi Vannacci e Fn dovevano essere irrilevanti, una parentesi, uno zero virgola destinato a scomparire. Ma con i sondaggi improvvisamente cambia tutto. Si parla di ballottaggio, di nuove formule elettorali, di meccanismi capaci di mettere al riparo il centrodestra dal rischio rappresentato da Vannacci. Una cosa mi sembra chiara: la legge elettorale non viene pensata per garantire agli italiani una migliore governabilità. Viene pensata per cercare di neutralizzare un avversario che si sta consolidando nel panorama politico. Per qualcuno il problema sono gli italiani che hanno deciso di votare Vannacci.
Quando la politica comincia a studiare regole non per governare meglio, ma per difendersi dal consenso degli elettori, significa che la paura è entrata nei Palazzi. E così spunta il ballottaggio anti-Vannacci» scrive sui social l’ex generale, impegnato nella sua scalata destrutturatrice.
Vannacci: «È il ballottaggio anti-Vannacci»
Al reinserimento del ballottaggio hanno aperto FdI e FI, mentre la Lega finora è apparsa fortemente contraria, nella convinzione che l’elettorato di destra sia troppo pigro per farlo tornare alla urne un’altra volta dopo il primo turno.
Qualche perplessità emerge anche da parte del presidente del Senato, Ignazio La Russa (FdI), che dichiara: «Sono favorevole al doppio turno, ma rivoluzionare tutto adesso è difficile», sebbene sia proprio il senatore di FdI Marcello Pera (ex omologo di La Russa in passato) l’estensore dell’emendamento presentato sul ballottaggio.
Il ballottaggio divide il centrodestra
L’opposizione dal canto suo fa muro sull’ipotesi del secondo turno, ma a priori si prepara a dar battaglia in aula all’intero impianto dello Stabilicum.
Si pone un bel dilemma: alle origini della “paura”, da parte dell’attuale coalizione di centrodestra, c’è il dubbio di non raggiungere al primo turno la soglia del 42% per aggiudicarsi il premio di maggioranza, un tesoretto che vale ben 70 deputati e 35 senatori in più. Per contro, il ballottaggio fa “paura” ai partiti minori perché fa svanire l’occasione di fare da ago della bilancia. «Cose così neanche nel terzo mondo. La maggioranza è nel panico a causa di Vannacci» commenta Carlo Calenda, ma da fonti interne al suo partito gli viene fatto notare che se passasse il ballottaggio «ad Azione converrebbe allearsi col centrosinistra». Il centrodestra è al bivio, chiosa Osvaldo Napoli della direzione nazionale di Azione.
Il premio di maggioranza e la soglia del 42%
Proprio oggi a mezzogiorno suonerà il gong per depositare in Commissione Affari Costituzionali del Senato gli emendamenti al testo dello Stabilicum. Già approvato alla Camera a metà luglio con 217 sì, 152 no e 2 astenuti. Gli sherpa dei partiti della coalizione di maggioranza, che hanno lavorato agli ultimissimi ritocchi sulle proposte di modifica, avevano come obiettivo quello di sciogliere i nodi più difficili, che essenzialmente sono due. La reintroduzione del ballottaggio e le preferenze (col capolista bloccato, ma sciogliendo anche la questione dell’alternanza di genere nelle liste).
Occorre ricordare che per un solo voto di scarto il 14 luglio a Montecitorio l’emendamento sulle preferenze, votato a scrutinio segreto su richiesta delle opposizioni, fu respinto con 187 voti a favore e 188 contrari.
Questo nonostante il fatto che il governo e la Commissione avessero dato parere favorevole. Un altro scivolone anche al Senato, sebbene lì non siano previsti scrutini segreti. E la riforma del sistema elettorale fortemente voluta da Giorgia Meloni andrebbe a farsi benedire.
Lo Stabilicum
Un ulteriore emendamento che verrà depositato questa mattina riguarda l’esclusione dal calcolo della percentuale di quei partiti che nell’ambito di una determinata coalizione non dovessero riuscire a raggiungere la soglia minima del 3%. Eccezion fatta però del salvataggio del più grande tra i “cespugli”.
Sullo Stabilicum, come si dice in politica, la premier «ci ha messo la faccia», tant’è vero che c’è chi lo ha ribattezzato Melonellum.
Lo Stabilicum alla prova degli emendamenti
Dopo che in Commissione saranno discussi e votati gli emendamenti, il provvedimento così modificato approderà in aula al Senato il 9 settembre. Per essere votato in via definitiva il 15 del mese corrente, ma se dovesse accadere che arrivasse in aula senza relatore, si tornerebbe indietro al testo base (quello già approvato alla Camera). L’effetto sarebbe quello di “un gatto che si mangia la coda”, perché si dovrebbe ricominciare dagli emendamenti un’altra volta. Gli esperti dicono che, tutto sommato, se così fosse, la maggioranza guadagnerebbe un’altra settimanella di tempo in più per trovare un’intesa definitiva al proprio interno. Allo stato dell’arte sembra essere questa l’impresa più difficile.





























