1 Settembre 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

31 Ago, 2026

Franceschini: «Ho il Parkinson dal 2020, ma non mollo»

Dario Franceschini

Il senatore Pd racconta la diagnosi ricevuta nel novembre 2020 e la scelta di rendere pubblica la malattia: «Non isolatevi, continuate a vivere». Poi l’appello per cure accessibili a tutti e maggiori investimenti nella ricerca


Dario Franceschini ha rivelato di convivere con il Parkinson dal novembre 2020. Il senatore del Partito democratico, 67 anni, ha scelto di parlare pubblicamente della malattia per invitare le persone che vivono la stessa condizione a non isolarsi: «Io non mollo, io continuo a vivere, a esserci».

L’annuncio arriva da uno dei protagonisti più longevi e influenti del centrosinistra italiano: ex segretario del Pd, più volte ministro della Cultura e per oltre vent’anni parlamentare, Franceschini ha attraversato le trasformazioni della politica italiana dalla Democrazia cristiana all’Ulivo, fino alla nascita del Partito democratico.

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La diagnosi e l’appello

Franceschini ha raccontato che i primi segnali erano stati notati da un amico e poi dal senatore Graziano Delrio, medico, che gli consigliò una visita dopo aver osservato alcune difficoltà nei movimenti. La diagnosi di Parkinson arrivò nel novembre 2020. «È stata una botta tremenda», ha detto nell’intervista al Corriere della Sera.

L’ex ministro ha spiegato di avere inizialmente cercato di non rendere nota la malattia, anche per l’imbarazzo che può accompagnare sintomi come tremore, difficoltà nel linguaggio e nella deambulazione. Negli ultimi tempi, ha aggiunto, al Parkinson si è affiancata una forma di parkinsonismo atipico, che incide soprattutto sull’equilibrio e sulla parola.

La scelta di esporsi nasce dall’intenzione di rivolgersi alle altre persone malate. «Non isolatevi, continuate a vivere», è il messaggio affidato da Franceschini all’intervista. Il senatore ha sottolineato che, accanto alle terapie farmacologiche, contano l’attività quotidiana, il supporto psicologico, la fisioterapia e la logopedia. Ha inoltre richiamato la necessità di garantire cure e assistenza senza disparità territoriali o economiche e di rafforzare gli investimenti nella ricerca.

Dalla Dc all’Ulivo

Nato a Ferrara il 19 ottobre 1958, avvocato e scrittore, Franceschini si avvicinò alla politica fin da ragazzo. Negli anni Settanta, quando frequentava il liceo scientifico Roiti, fondò un’associazione studentesca democratica. La sua prima formazione politica fu nella Democrazia cristiana, di cui divenne esponente nell’area ferrarese e nazionale.

Dopo la fine della Dc, partecipò al percorso che condusse prima al Partito popolare italiano e poi alla Margherita. Sono gli anni dell’Ulivo, della coalizione costruita attorno al centrosinistra riformista e alla successiva esperienza de L’Unione. In questa fase Franceschini consolida il proprio ruolo come dirigente di partito e parlamentare: è eletto alla Camera nel 2001 e vi resterà fino al 2022.

Il Pd e la segreteria

Quando nel 2007 nasce il Partito democratico dalla fusione tra Democratici di sinistra e Margherita, Walter Veltroni sceglie Franceschini come vicesegretario. Dopo le dimissioni di Veltroni, nel febbraio 2009, Franceschini assume la guida del partito e ne diventa segretario. Rimane in carica fino al novembre dello stesso anno, quando alle primarie viene superato da Pier Luigi Bersani.

I ministeri e la Cultura

Nel governo guidato da Enrico Letta, tra il 2013 e il 2014, Franceschini è ministro per i Rapporti con il Parlamento. Con l’arrivo di Matteo Renzi a Palazzo Chigi passa al ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, incarico che conserverà anche nei governi Gentiloni, Conte II e Draghi. In totale è stato ministro della Cultura per quattro volte; l’ultimo mandato si è concluso nel 2022.

Durante gli anni al dicastero della Cultura il suo nome è stato legato, tra gli altri interventi, al rilancio del sito archeologico di Pompei e alla promozione dell’Art Bonus, il credito d’imposta volto a incentivare le erogazioni liberali a favore del patrimonio culturale.

Dopo l’elezione al Senato, Franceschini continua l’attività parlamentare nelle file del Pd, pur con ritmi diversi rispetto al passato. «Il Parkinson colpisce il corpo, non le capacità cognitive», ha osservato, spiegando di avere adattato il lavoro alle nuove esigenze.

I messaggi politici

Dopo l’intervista sono arrivati messaggi di vicinanza da esponenti di diverse aree politiche. Goffredo Bettini ha definito la scelta di Franceschini un «atto di onestà e di coraggio», mentre Sandro Ruotolo ha parlato di una lezione di vita e di politica, sottolineando il valore della decisione di non nascondere la fragilità.

Anche il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte ha ringraziato l’ex ministro per quella che ha definito una lezione di «coraggio, dignità e forza». Un riconoscimento che va oltre le appartenenze e accompagna un messaggio preciso: continuare a lavorare, a partecipare e a chiedere una sanità pubblica capace di garantire a tutti l’accesso alle cure.

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