L’Unione delle Camere penali contesta la stretta del governo sulla giustizia minorile: «Dubbi di costituzionalità sul ddl». Critico anche il cappellano del Beccaria: «Un passo indietro»
L’Unione delle Camere penali italiane boccia il disegno di legge del governo sull’imputabilità dei minorenni, parlando di «forti dubbi di compatibilità costituzionale» e di una «preoccupante regressione culturale». Nel mirino dei penalisti la riforma che interviene sulla giustizia minorile nell’ambito della stretta contro le baby gang e i cosiddetti «maranza».
Le critiche al ddl del governo
«Si tratta di una modifica che incide in modo radicale sul fondamento stesso della giustizia minorile», si legge nella nota della Giunta dell’Unione delle Camere penali.
Secondo i penalisti, il provvedimento rappresenta «un ulteriore tassello della strategia repressiva adottata nei confronti dei minori», iniziata con il decreto Caivano e proseguita con la prospettata estensione del fermo di prevenzione anche ai minorenni. Per l’associazione forense, la cosiddetta «stretta anti-maranza» non solo solleva «forti dubbi di compatibilità costituzionale», ma è anche «il sintomo di una preoccupante regressione culturale».
«L’adolescenza non è l’età adulta»
Le Camere penali ricordano che l’attuale sistema della giustizia minorile si fonda sul principio secondo cui l’adolescenza è una fase di sviluppo della personalità e della maturazione. «Per questa ragione il codice penale del 1930 e, ancor più, il processo penale minorile del 1988 richiedono un accertamento concreto della maturità del minore e della sua effettiva capacità di comprendere il significato delle proprie azioni», si legge nella nota.
Secondo i penalisti, «un ordinamento liberal-democratico maturo dovrebbe abbandonare le illusioni securitarie e le pulsioni emotive che spesso accompagnano il dibattito pubblico sulla devianza minorile», privilegiando invece scelte coerenti con i principi costituzionali e fondate «sulla scienza e sui dati empirici».
L’associazione teme che il disegno di legge possa essere «il primo passo» verso una progressiva riduzione dell’età dell’imputabilità.
Don Burgio: «È un passo indietro»
Critiche arrivano anche da don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile Beccaria di Milano. Intervistato da Radio Vaticana, il sacerdote ha definito la riforma «un passo indietro», sottolineando che molti ragazzi di 14, 15 o 16 anni «sono profondamente immaturi» e spesso non hanno ricevuto un’adeguata educazione ai valori.
«Parlare di maranza o di baby gang significa semplificare un fenomeno di disagio molto profondo», ha aggiunto. «Gli slogan e le etichette impediscono di guardare in profondità e di prendere decisioni davvero lungimiranti».




























