3 Ott, 2026

Patrimoniale ai ricchi, la trappola di Robin Hood che divide la sinistra: chi pagherebbe

Bonelli e Fratoianni

Bonelli e Fratoianni propongono meno Irpef per il 98% dei contribuenti e una tassa sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni. Una misura destinata allo 0,1% più ricco che rischia però di offrire al centrodestra un argomento per la prossima campagna elettorale


Non bastassero le guerre, l’inflazione, le bollette e i cambiamenti climatici, ecco l’operazione Robin Hood. Poveri contro ricchi, ricchi contro poveri. Una favola sempreverde che torna buona quando la politica ha bisogno di un nemico facilmente riconoscibile.

Solo che questa volta Robin Hood non vive nella foresta di Sherwood, ma in Parlamento, non usa l’arco e le frecce ma una proposta di legge e punta direttamente al patrimonio dei ricchi.

A leggere la sinossi dell’operazione di Alleanza Verdi e Sinistra viene il sospetto che quelli di Avs – non ce ne vogliano – non abbiano la lucidità necessaria. La sostanza è una riforma fiscale con meno Irpef per il 98% dei contribuenti e una patrimoniale sui patrimoni netti superiori a 5,4 milioni di euro. Una misura che, secondo i promotori, riguarderebbe circa 50 mila contribuenti, lo 0,1% più ricco. Per tutti gli altri, il 99,9%, ci sarebbero solo vantaggi.

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L’ossessione della patrimoniale

Eppure il messaggio che rischia di restare è una parola sola: patrimoniale. Qui entra in scena l’ossessione. Da decenni una parte della sinistra sembra non riuscire a liberarsi dall’idea che, davanti a ogni problema distributivo, prima o poi debba comparire una patrimoniale. Cambiano aliquote e soglie, ma l’ossessione resta. E quando ritorna, si porta dietro una vecchia retorica: quella della ricchezza da «restituire», del ceto da colpire e della classe da redimere.

Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni – che ieri hanno presentato la loro proposta alla Camera – la chiamano «restituzione fiscale» e chiedono a Elly Schlein e Giuseppe Conte il «coraggio» di sostenerla. Sotto i 90 mila euro di reddito, spiegano, le tasse diminuirebbero; tra 20 e 40 mila euro il taglio medio sarebbe di circa 1.200 euro l’anno. La nuova imposta partirebbe sopra i 5,4 milioni di patrimonio netto, con aliquote progressive e un gettito stimato in 15,9 miliardi, quasi tutti concentrati sui patrimoni oltre i 10 milioni.

Il meccanismo è chiaro. Ma la politica non vive soltanto di meccanismi. Vive di parole. E «restituzione» è una parola insidiosa. Restituzione a chi? Di che cosa? Come se dietro ogni grande patrimonio ci fosse necessariamente qualcosa che qualcun altro ha perso. Una grammatica che rischia di riportare il dibattito ai tempi di Carlo Marx, tempi in cui «la proprietà privata era un furto».

Un assist al centrodestra

Si può discutere seriamente di progressività fiscale, rendite, patrimoni e diversa tassazione del lavoro e del capitale senza trasformare la questione in una lotta di classe. Anche perché il terreno scelto da Avs è quello sul quale il centrodestra aspetta da sempre di giocare la propria partita. Basterà dire: vogliono la patrimoniale. E il gioco è fatto. Non serviranno molte altre spiegazioni. Non servirà ricordare che riguarda lo 0,1%. Non servirà citare i 41,5 milioni di contribuenti che, secondo Avs, pagherebbero meno Irpef. In campagna elettorale la sintesi vince sulla complessità. E la destra avrà trovato un argomento formidabile per raccontare la sinistra come il partito che mette le mani nelle tasche degli italiani.

È questo il paradosso. Avs propone una misura destinata a pochissimi e rischia di regalare al centrodestra un messaggio destinato a tutti.

Il dilemma per Schlein e Conte

«È giunto il momento del coraggio», dicono Bonelli e Fratoianni. Ma coraggio di che cosa? Di intestarsi una battaglia che potrebbe diventare il manifesto elettorale dell’avversario? Di mettere il centrosinistra davanti a un aut-aut sulla patrimoniale? Se Schlein e Conte dicono sì, il centrodestra avrà una clava. Se dicono no, Avs potrà accusarli di timidezza e moderatismo. In entrambi i casi, il campo largo si ritrova a discutere di ciò che divide invece di ciò che dovrebbe unire.

E torna la vecchia ossessione: trovare qualcuno da tassare per dimostrare che la sinistra esiste. Come se la politica fiscale potesse essere ridotta a una fotografia di classe.

L’operazione Robin Hood

C’è poi una suggestione ancora più scomoda. Evocare Robin Hood, la sceriffa di Nottingham (cioè Giorgia Meloni) e la «restituzione» significa alimentare una narrazione nella quale una classe deve riappropriarsi di ciò che un’altra possiede. Una versione parlamentare delle vecchie «riappropriazioni proletarie» degli anni di piombo. Il risultato, però, rischia di essere chiarissimo: mettere in difficoltà Schlein e Conte offrendo contemporaneamente alla destra un bersaglio.

A questo punto la domanda viene spontanea: ha fatto più danni Roberto Vannacci al centrodestra o Bonelli e Fratoianni al centrosinistra? Presto per dirlo. Ma se volevano regalare alla prossima campagna elettorale un tormentone, hanno scelto la parola giusta. Patrimoniale.

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