13 Ott, 2026

La doppia ritirata che l’Europa non può permettersi

Aggredita militarmente dalla Russia e commercialmente dalla Cina, l’Europa è anche lasciata sola dagli Stati Uniti. Quale dovrebbe essere la risposta? Non il pacifismo né il sovranismo, ma uno “sforzo creativo” per difendere libertà e democrazia


Molti si erano entusiasmati nell’ascoltare le parole pronunciate da Marco Rubio sulla collina della Pnice. Il segretario di Stato americano citava la storia ateniese, ricordava le guerre persiane e il sacrificio degli spartani alle Termopili, riconosceva il debito degli Stati Uniti verso l’antica Grecia e Roma per sostenere la necessità di un Occidente più forte. Il suo discorso era sembrato talmente in antitesi rispetto alle mortificazioni inflitte dal presidente Donald Trump all’Europa e allo stesso Occidente che alcuni – incluso Fabrizio Coscia in un magistrale intervento su questo giornale – si erano chiesti se quella di Rubio fosse una sorta di resipiscenza del movimento Maga o basso tatticismo in vista della successione alla guida dei Repubblicani e della Casa Bianca.

Le mosse di Trump

Ci ha pensato Trump in persona a fugare ogni dubbio, demolendo quel che resta dell’Occidente basato sulla condivisione degli ideali di libertà, democrazia e autodeterminazione dei popoli da una parte e dall’altra dell’Atlantico. È questo il primo effetto dell’accordo per le forniture di gasolio dalla Russia e delle parole con cui il Tycoon ha scaricato in un solo colpo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e l’Unione europea, ormai sola nella difesa di Kiev. Ora è proprio l’Europa a dover replicare a Trump, Putin e agli altri autocrati che vorrebbero spartirsi il mondo facendo strame dei principi posti a tutela della pacifica convivenza tra i popoli. Ma quale dev’essere questa risposta?

La minaccia russa

Qui è indispensabile avere ben chiaro il contesto in cui l’Unione europea è costretta a muoversi al giorno d’oggi. La prima minaccia è rappresentata dalla Russia ed è di tipo sia militare sia politico. Putin provoca o aggredisce apertamente servendosidi carri armati, missili e droni, ma anche infiltrando il tessuto politico e l’opinione pubblica del Vecchio Continente. Da anni lo Zar instilla nella popolazione europea l’idea che l’Unione sia una sorta di un Moloch inconcludente se non addirittura dannoso, a differenza di una Russia che nell’uomo forte ha trovato la scorciatoia per tornare a essere una superpotenza politica, militare ed economica. E, in questo disegno, Putin può contare sulla sponda offerta dai vari Conte, Salvini e Vannacci, disposti a dargli in pasto uno Stato libero e sovrano come l’Ucraina pur di lucrare qualche voto in più.

La politica commerciale cinese e la dottrina Trump

Poi c’è la Cina la cui aggressività nei confronti dell’Unione europea, fino a questo momento, si è manifestata in una dimensione esclusivamente commerciale. Pechino inonda il Vecchio Continente di prodotti molto competitivi non solo perché finanziati da aiuti pubblici in aperto contrasto con gli obblighi sanciti dal Wto, ma anche perché realizzati da manodopera pagata pochissimo e costretta a lavorare in un contesto di diritti e tutele ridotti. A Cina e Russia si sono ormai aggiunti gli Stati Uniti che usano i dazi come arma di ricatto nei confronti dell’Europa, oltre a lasciarla sola nel difendere se stessa e l’Ucraina da un aggressore sanguinario. È la dottrina Trump: Ue, Nato e Onu non sono più soggetti con i quali condividere gli imprescindibili valori di libertà e democrazia, ma soltanto un fardello o un intralcio verso il conseguimento degli obiettivi americani.

L’inutilità del pacifismo

Se questo è lo scenario, la risposta dell’Europa non può essere quella del pacifismo che equivarrebbe a una resa incondizionata a quanti non si riconoscono nei valori dell’Occidente libero e democratico. In questo senso la storia dovrebbe essere maestra. Negli anni Ottanta, i governi europei presero una decisione tanto difficile quanto saggia: acconsentire all’instal lazione sui rispettivi territori dei missili americani Cruise e Pershing, in risposta agli SS-20 a testata multipla che l’Unione sovietica aveva puntato contro Roma, Parigi, Londra, Bonn e Bruxelles. Già a quei tempi la minaccia russa era rivolta non solo alle città e alle comunità europee, ma al modello di vita che caratterizzava quei contesti.

La lezione del passato

Che cosa sarebbe successo se l’Europa avesse continuato a battere in ritirata dal punto di vista politico, militare e soprattutto psicologico? Quale sarebbe stato il destino di un Continente vile e inerme? Come sarebbe andata a finire se le istituzioni si fossero piegate a chi scendeva in piazza al grido di «meglio rosso che morto»? Quegli anni di terrore dovrebbero ricordare ai pacifisti di oggi come la libertà e la democrazia siano non un dono del cielo, ma valori supremi da difendere all’occorrenza anche con le armi, soprattutto in una fase in cui l’Europa non può più fare affidamento sul suo storico e principale alleato.

La miopia del sovranismo

Ma se è vero che il pacifismo non può essere la risposta a certe minacce, ciò vale altrettanto per il sovranismo. Nell’epoca in cui tre superpotenze vogliono spartirsi il mondo, la libertà e la democrazia possono essere protette soltanto con un rinnovato protagonismo dell’Europa e di chi, come il Canada, dimostri di riconoscersi in quegli stessi valori. Il che, in concreto, significa innanzitutto superare quella regola del voto all’unanimità che puntualmente paralizza l’Unione europea nella definizione della propria linea politica e che la premier italiana Giorgia Meloni si ostina a difendere in nome dell’interesse nazionale. Perché, al giorno d’oggi, la vera sfida è pensare la politica in uno spazio che travalica i confini di ciascuno Stato.

Un “demos europeo”

Ma una simile azione ne presuppone una culturale, finalizzata a favorire la nascita di quel «demos europeo» che, secondo Maurice Duverger, è e resta la condizione indispensabile perché le istituzioni del Vecchio Continente siano forti e coese. Su questi due fronti – difesa comune e integrazione – si registrano ancora troppi ostacoli e contraddizioni che, tra l’altro, potrebbero aumentare se a vincere le prossime elezioni in Paesi come Francia, Spagna e Italia fossero forze populiste ed euroscettiche. Ma quella doppia sfida va necessariamente raccolta e vinta, soprattutto dopo le recenti mosse di Trump. Perché, come Robert Schuman ebbe a dire, la libertà, la democrazia e anche la pace si salvaguardano solo «con sforzi proporzionali ai pericoli che le minacciano»: una lezione che l’Europa di oggi deve riscoprire e attuare.

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